REGGIO EMILIA. Dal 5 maggio al 9 luglio 2017, a Reggio Emilia tornerà il festival di “Fotografia Europea” con mostre, conferenze, spettacoli, educational e grandi eventi, ospitati nelle principali istituzioni culturali e sedi espositive della città.

 

Jessica Dimmock/courtesy Fabrica
Jessica Dimmock/courtesy Fabrica

 

Curata da un comitato scientifico composto da Diane Dufour (direttrice Le Bal, Parigi), Elio Grazioli (Università degli studi di Bergamo), Walter Guadagnini (direttore Camera, Torino), Fotografia Europea 2017 ruoterà attorno al tema “Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro” e sarà dedicato all’archivio, ovvero come gli artisti si sono confrontati con esso nel corso degli ultimi anni.

Lo hanno fatto utilizzando una modalità che è sicuramente diversa da quella degli storici e degli archivisti, cioè più critica e creativa piuttosto che strettamente documentaria. Sono quindi messi in discussione, con i mezzi e i modi dell’arte, l’idea di storia, di memoria e anche, di conseguenza, di visione del presente e del futuro. Si pensi a quello che è considerato l’archivio per eccellenza a disposizione di tutti, internet, ma anche ai nuovi sistemi – lo “spettacolo”, i “metadata”, la “post-verità” – di manipolazione e ibridazione del documento. La fotografia, da sempre legata alla registrazione e considerata documento del passato diventa qui una “mappa del tempo” più complessa e variegata, un modo di viaggiare tra le diverse dimensioni temporali, di fare mappe multidimensionali.

 

Marjolein Blom, Timetraveler, Spain, 2014, 50x70 cm, archival print on fine art paper, framed. Courtesy: Seelevel Gallery, Copyright: Marjolein Blom
Marjolein Blom, Timetraveler, Spain, 2014, 50×70 cm, archival print on fine art paper, framed. Courtesy: Seelevel Gallery, Copyright: Marjolein Blom

 

 

LE MOSTRE

 

Il percorso prende avvio da Palazzo Magnani con l’esposizione Paul Strand e Cesare Zavattini. Un Paese. La storia e l’eredità presenterà le 88 fotografie originali, ristampe dell’autore e alcuni inediti di Paul Strand, provenienti da prestigiosi musei internazionali (Centre Pompidou, Paris; MAPFRE, Madrid; Center Creative of Photography, Tucson Arizona; Philadelphia Museum of Art; The Aperture Foundation di New York), apparsi nel libro Un Paese, pubblicato nell’edizione originale da Einaudi nel 1955.

Un Paese è uno dei primi fotolibri italiani e risente della cultura del neorealismo italiano e racconta, attraverso le immagini del fotografo statunitense e i testi di Cesare Zavattini, le vite e le storie degli umili di un paese italiano – Luzzara, nella pianura padana– scelto come specchio dello spirito di un popolo e del ritmo universale della vita legata alla terra.

La rassegna illustrerà, inoltre, attraverso gli scatti di Gianni Berengo Gardin, che insieme a Zavattini realizza Un Paese vent’anni dopo nel 1976, Luigi Ghirri, Stephen Shore, Olivo Barbieri fino alla ricerca artistica di Claudio Parmiggiani, come Un Paese sia stato fonte di ispirazione per diversi autori, fotografi, scrittori e artisti e come questi abbiano preso spunto dal volume, divenuto esemplare nella storia della fotografia e nella letteratura per il rapporto tra immagine e scrittura.

 

 

Paul Strand The Post mistress, Luzzara Paul Strand Cesare Zavattini Un paese Einaudi editore, 1955 pag. 97 Colecciones FUNDACIÓN MAPFRE © Fernando Maquieira, 2017 ©Aperture Foundation Inc., Paul Strand
Paul Strand The Post mistress, Luzzara Paul Strand Cesare Zavattini Un paese Einaudi editore, 1955 pag. 97 Colecciones FUNDACIÓN MAPFRE © Fernando Maquieira, 2017 ©Aperture Foundation Inc., Paul Strand

 

 

I Chiostri di San Pietro accoglieranno una serie di mostre dedicate allo studio e archivio di Gianni Berengo Gardin, alle fotografie d’archivio, pubblicazioni e progetti di Fabrica by Benetton Group, al progetto curatoriale Les Nouveaux Encyclopédistes di Joan Fontcuberta, ad un focus storico-fotografico sul Sudafrica, paese ospite di questa edizione e al progetto Speciale Diciottoventicinque.

Lo studio di Berengo Gardin, a cura di Alessandra Mauro, Laura Gasparini e Susanna Berengo Gardin, propone di indagare l’archivio come luogo del pensiero e della creazione oltre che di custodia della memoria del proprio lavoro. Verranno esplorate le numerose connessioni tra il processo creativo e gli oggetti di lavoro del fotografo italiano, come le macchine fotografiche, le attrezzature, ma anche i provini a contatto. Protagonista dell’iniziativa è l’archivio stesso, caratterizzato dal personale criterio di ordinamento dei negativi, delle prove di stampa, delle stampe originali, oltre che dei libri, cataloghi e oggetti.

A Short History of South African Photography, a cura di Rory Bester, Thato Mogotsi e Rita Potenza, si compone di due sezioni: la prima racconta la storia del Sudafrica, mentre la seconda descrive il ruolo della fotografia nel cogliere questa storia. Entrambe visualizzano la complessità della vita quotidiana sudafricana nel periodo tra la fine della prima guerra mondiale e i giorni nostri (1918-2017), attraverso una selezione di 100 fotografie, provenienti da archivi, musei e collezioni fotografiche.

La mostra, a cura di Enrico Bossan e Walter Guadagnini, Up to Now. Fabrica Photography dedicata a Fabrica – il centro di ricerca sulla comunicazione fondato a Treviso da Luciano Benetton nel 1994 – intende restituire attraverso immagini, riviste e documenti storici ma anche nuove ricerche fotografiche e sperimentazioni di giovani creativi, l’approccio innovativo e interdisciplinare all’immagine e alla comunicazione sociale che da sempre contraddistingue Benetton Group.

Il progetto curatoriale Les Nouveaux Encyclopédistes di Joan Fontcuberta rielabora i concetti di classificazione, enciclopedia e conoscenza attraverso l’uso della fotografia. È un omaggio a D’Alembert e Diderot, passando attraverso Foucault e Aby Warburg per arrivare a Hans Peter Feldman. In mostra s’incontreranno diversi progetti fotografici che si confrontano con il tema dell’accumulo e della visione: da Joachim Schmid alla suggestiva installazione di Roberto Pellegrinuzzi composta da oltre 250.000 fotografie.

Ai Chiostri di San Pietro ritornerà anche il progetto Speciale Diciottoventicinque che vedrà una ventina di ragazzi tra i diciotto e i venticinque anni, coordinati da Giuseppe De Mattia, lavorare all’archivio privato di Giovanni Marconi (1922).

 

Agnès Geoffray, Incidental Gestures, 2011-2012, Variable sizes, Inkjet print on museum photographic paper Courtesy Frac Auvergne
Agnès Geoffray, Incidental Gestures, 2011-2012, Variable sizes, Inkjet print on museum photographic paper Courtesy Frac Auvergne

 

Ai Chiostri di San Domenico, Tommaso Bonaventura, Jan de Cock, Aleix Plademunt e Moira Ricci sono stati invitati ad affrontare, attraverso le loro opere e il loro modo di approcciarsi al tema, il Paese di Paul Strand e Cesare Zavattini in chiave attuale. Ciascuno di essi ha già lavorato in questo senso: Jan De Cock lo ha fatto riflettendo sul “monumento” come “modo di pensare” che comprende la storia, l’arte, l’esperienza personale e collettiva; Moria Ricci ha raccontato i suoi luoghi di origine, la Maremma toscana, attraverso personaggi inventati, impossibili in realtà – la bambina cinghiale, l’uomo sasso – ma documentati come esistenti e del tutto credibili; Aleix Plademunt analizza i luoghi secondo un principio di approssimazione piuttosto che di documentazione, in cui s’intrecciano il reale e l’immaginario; Tommaso Bonaventura riflette sui luoghi ben al di là del loro significato locale, muovendosi a sua volta dalla drammaticità di alcuni argomenti, come la mafia nella serie Corpi di reato, e il loro risvolto spettacolare, come l’immaginario popolare in If I Were Mao.

 

Olivia Arthur/courtesy Fabrica
Olivia Arthur/courtesy Fabrica

 

Palazzo da Mosto ospiterà i progetti espositivi di Daniel Blaufuks, Alessandro Calabrese, Kurt Caviezel, Edmund Clark e Crofton Black, David Fathi, Agnès Geoffray, Teresa Giannico, ciascuno dei quali restituisce i modi più recenti di utilizzare la modalità “archivio” per raccogliere, indagare, esporre, montare le immagini.

Daniel Blaufuks nel suo progetto Attempting Exhaustion, ispirandosi a Georges Perec, descrive ciò che accade di apparentemente irrilevante nel ritrarre oggetti immobili. Alessandro Calabrese mette in relazione il concetto di autorialità nella fotografia rispetto alla proliferazione di materiale visivo della rete in A Failed Entertainment. Kurt Caviezel con la sua serie Wallpaper raccoglie immagini da tutto il mondo tramite open webcam poste in luoghi pubblici e privati trasformando il suo computer in dispositivo fotografico. In Negative Publicity Edmund Clark e Croton Black assemblano fotografie e documenti che confrontano la natura del conflitto contemporaneo e i meccanismi invisibili del controllo di stato. In Wolfgang, David Fathi ricostruisce il personaggio di Wolfgang Ernst Pauli, tra i fondatori della fisica quantistica, accostando dati reali a elementi fittizi. Agnès Geoffray si riappropria di immagini d’archivio e le manipola per dare loro una diversa natura in Incidental Gestures. Infine Teresa Giannico compie uno studio sugli appartamenti in condivisione oggi a Milano partendo dai veri e propri annunci reperiti online per realizzare il suo progetto Lay Out.

 

Daniel Blaufuks_21 de Setembro de 2015 3:06, from the series Attempting Exhaustion 100 X 150 cm, Inkjet print on paper GALERIA Vera Cortês, LISBOA © DANIEL BLAUFUKS
Daniel Blaufuks_21 de Setembro de 2015 3:06, from the series Attempting Exhaustion 100 X 150 cm, Inkjet print on paper GALERIA Vera Cortês, LISBOA © DANIEL BLAUFUKS

 

Ogni anno Fotografia Europea indice una public call che invita fotografi europei o residenti in Europa a presentare progetti sul tema di questa edizione per entrare a far parte del circuito ufficiale della manifestazione. Questa edizione ha visto un’altissima partecipazione con oltre 600 progetti ricevuti e gli autori selezionati dal comitato scientifico del festival saranno ospitati nella ex sede dell’ACI e nella Galleria Parmeggiani: Marjolein Blom con Double Slit Experiment; Giorgio Di Noto con The Iceberg a cura di Paola Paleari; Eva Pacalova con Hello Grandpa! Visual reaction to the Grandpa´s pragmatic questions about the world; Kukka-Maria Rosenlund con Inner Manual Distortion.

A Palazzo dei Musei si terrà la mostra LOOP – Giovane Fotografia Italiana #05, curata da Daniele De Luigi, collettiva di sette artisti under 35 selezionati attraverso una call aperta fino al 10 marzo. Il progetto sostiene la fotografia italiana emergente ed è promossa dal Comune di Reggio Emilia e da GAI – Associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani, con la collaborazione di BJCEM – Biennale des jeunes créateurs de l’Europe et de la Méditerranée, Circulation(s) Festival de la Jeune Photographie Europeenne di Parigi e Belfast Photo Festival.

 

Marjolein Blom, What Would Wormholes Look Like?#1, Spain, 2014, 66 x100cm, archival print on fine art paper, framed. Courtesy: Seelevel Gallery, Copyright: Marjolein Blom
Marjolein Blom, What Would Wormholes Look Like?#1, Spain, 2014, 66 x100cm, archival print on fine art paper, framed. Courtesy: Seelevel Gallery, Copyright: Marjolein Blom

 

Allo Spazio Gerra, l’esposizione Community Era – Echoes From The Summer Of Love, a cura di ICS – Innovazione Cultura Società, si chiederà, nel cinquantesimo anniversario della Summer of Love, cosa rimanga della comunità hippie e soprattutto cosa si riverberi di quell’esperienza nel nostro presente. La collettiva raccoglierà le immagini di celebri fotografi statunitensi, diretti protagonistidella rivoluzione culturale che dalla California della seconda metà degli anni Sessanta si è diffusa in tutto il mondo occidentale.

Al Museo di Storia della Psichiatria, Christian Fogarolli, invitato a realizzare una produzione originale sulle collezioni e l’archivio del Museo di Storia della Psichiatria, presenterà la sua ricerca, sviluppata sul rapporto fra le discipline scientifiche come la medicina, la psichiatria, l’antropologia e l’archeologia e il mezzo creativo ed artistico.

Nell’esposizione Satelliti, lo studio del materiale fotografico raccolto all’interno di spazi di ex istituzioni manicomiali e musei della medicina ha evidenziato caratteri e valori estetici più vicini all’arte che alla scienza psichiatrica, facendo risaltare forti analogie verso la pratica segnaletica, giudiziaria e la fotografia criminale.

Alla Biblioteca Panizzi, l’esposizione Foto graphia. Tra immagine e parola, a cura di Laura Gasparini, Giulia Lambertini e Monica Leoni proporrà esemplari storici dal dagherrotipo, alle carte salate, alle albumine alla fotografia digitale concepite e realizzate non solamente come immagini, ma come oggetti quali particolari montaggi, album, menabò, libri d’artista e edizioni a stampa. Un percorso didattico nelle collezioni pubbliche.

 

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