Week end fotografico a Valmontone

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Vincenzo Metodo, 3 The Soul Gear

VALMONTONE (ROMA)Un weekend all’insegna della fotografia contemporanea si svolgerà il 16 e 17 dicembre a Valmontone. In tutto saranno sei gli autori in mostra nella cornice storica del Palazzo Doria Pamphilj e, oltre alle mostre, anche presentazioni e laboratori. 

 

MOSTRE

 

Andrea Foligno, Carbonato Apuano
Andrea Foligno, Carbonato Apuano

 

Andrea Foligni // Carbonato apuano

Alpi Apuane, Toscana, Italia. Un ambiente unico al mondo per le sue peculiarità idrogeologiche, botaniche e paesaggistiche. Cave di marmo, Carrara e dintorni. Ogni anno da qui partono cinque milioni di tonnellate di montagna e solo in minima parte destinati all’uso lapideo, ornamentale o statuario.

Circa tre quarti del materiale estratto sono infatti costituiti da scaglie e detriti, in larga parte impiegati nella produzione di carbonato di calcio, che per le sue particolari proprietà ha un utilizzo industriale vastissimo come componente: dall’edilizia allo sbiancamento della carta, nell’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare, dentifrici, vernici, colle, detersivi, plastica, gomma, vetro, ceramica, solo per fare qualche esempio. Un lungo elenco di prodotti che tutti usiamo quotidianamente. Ed ogni giorno aumenta l’impatto ambientale e il paesaggio subisce trasformazioni irreversibili. L’ennesimo scempio, emblema delle criticità ambientali del nostro Paese, destinato a finire – se non si avranno visioni più ampie che permettano di cambiare rotta – solo quando la montagna sarà esaurita.

 

Francesca Corriga, Cosmogonia
Francesca Corriga, Cosmogonia

 

Francesca Corriga // Cosmogonia

Accumulati nel tempo, lasciati a prendere polvere, qualche volta acqua, inchiostro, caffè. Ricordi entropici che desiderano essere evocati. Miniature, più precisamente scarti. Una serie di provini, in bianco e nero, e gli uccelli migratori ad accompagnare questo viaggio personale, dal caos al cosmo. Una collezione di piccole parti, che per lungo tempo non sono riuscite a trovare la giusta collocazione. Ora appaiono come i frammenti di un universo che piano si genera.

 

Graziano Panfili, Di padre in figlio
Graziano Panfili, Di padre in figlio

 

Graziano Panfili // Di padre in figlio

Un lavoro, quello realizzato da Graziano Panfili, che può contribuire a motivare gli uomini a essere più coinvolti nella relazione e nella gestione dei propri figli fin da piccoli e a portare all’attenzione dell’opinione pubblica un problema sociale sempre più sentito: quello del rapporto padri-figli a seguito della separazione dei coniugi e delle conseguenze nella gestione quotidiana delle relazioni familiari e affettive.

«Dal punto di vista personale – spiega Panfili – realizzare questi scatti ha messo in atto un processo di conoscenza su ciò che sono stato in passato e su ciò che sono oggi, il padre che sono diventato e i miei vissuti emozionali. Lavorare sul rapporto con mio figlio mi ha fatto vedere cose che al di fuori di una fotografia non avevo visto, non avevo sentito. È stato un processo maturato nel tempo ed emozionante che si è evoluto con la crescita di mio figlio e del nostro rapporto. La relazione stessa può quindi diventare veicolo del cambiamento: quando un contenuto arriva alla consapevolezza, poi, non puoi più far finta di niente».

 

Giuditta Martinicche, PalmMute
Giuditta Martinicche, PalmMute

 

Giuditta Martinicchio // Palm mute

Se lanci un sasso nell’acqua, mille anelli prendono il suo posto in una lenta danza verso l’infinito. Oltre il tonfo sordo, solo gli anelli restano a ricordare il gesto. Questo progetto è una ricerca fotografica, e come tale scevra di suono ovattata, lenta ma non statica e piena di vibrazioni. Ogni immagine singolarmente racchiude in sè un punto di domanda nelle sue trame, quasi un sussurro di riflessione. Palm Mute è un progetto sulla sordità, un handicap invisibile a molti, ma non muto dove le immagini regnano la comunicazione. La sordità, nel linguaggio medico più propriamente definita ipoacusia (composto di ipo- e della parola greca ἄκουσις, “ascolto, percezione uditiva”), è la riduzione della capacità uditiva. Essa è dovuta a fattori di natura diversa ‒ congenita, dismetabolica, vascolare, endocrinologica, infettiva e traumatica ‒ che colpiscono la via uditiva in modo selettivo (e cioè interessando una sede specifica) o diffuso. È di fondamentale importanza diagnosticare il più precocemente possibile, con l’ausilio di test specifici, l’eventuale deficit uditivo, in modo da stabilire contestualmente la prognosi e le scelte terapeutiche, che comprendono trattamenti medici, chirurgici o riabilitativi. Viene detta anche «handicap della comunicazione» e «handicap invisibile», in quanto non immediatamente percepibile dall’ambiente esterno.

Serena Vittorini, SineQuaNon
Serena Vittorini, SineQuaNon

 

Serena Vittorini // Sine qua non

La scelta estetica nasce dalla mia visione quotidiana e deriva dal discioglimento del mio rapporto con gli avvenimenti del 2009 nella città di L’aquila. Il bianco mi concede una tregua dall’affanno, così è sempre stato sin da bambina. Il bianco ancora oggi mi pare una via possibile per esorcizzare la realtà della mia città natale. Ma non solo, diventa un segno di una ricostruzione anche mia oltre che sua. Gli oggetti rappresentati sono oggetti presenti in maniera inevitabile e compulsiva nelle strade e nelle piazze della città cantiere e non svincolati da una forte componente simbolica (la livella per l’equilibrio, i mattoncini come componente di un corpus unico e solido, i tubi per lo scarico di materiale di scarto, la pittura per una nuova facciata). Il mio istinto é stato quello di agire sul contesto, rielaborandolo. Intervenendo sulla realtà. Modificando manualmente (nello specifico ridipingendo con dello smalto da muratura) attrezzi di uso comune (usati per costruire, reperiti nei cantieri) e trasformandoli nel bianco che mi è tanto familiare, nel bianco che rende degli oggetti apparentemente poco affascinanti qualcosa di inaspettatamente bello. Decontestualizzandoli dal marasma quotidiano e posizionandoli su un fondale neutro sotto le luci degli stessi lampioni che ogni notte li illumina decido di dargli un’altra vita, una realtà alternativa di bellezza essenziale, “conditio sine qua non” di un processo di resilienza simbolica.

Vincenzo Metodo 3 The Soul Gear
Vincenzo Metodo, 3 The Soul Gear

 

Vincenzo Metodo // 3 The Soul Gear

Roma, 2014-2016. Per tre anni ho preso il tram n.3 tutti i giorni, fotografando con un iphone il fiume umano che mi scorreva sulla pelle. In un flusso transitorio come quello dei trasporti pubblici, non ci sono definizioni, e le categorie sociali si confondono. Tutto scivola via. Tutto diventa rarefatto al punto da lasciare soltanto l’impressione, il volto, che si fa carico di mostrare l’essenziale. Che è tutto quello che serve sapere. Nel tempo, e nelle foto, ho sentito il bisogno di accorciare la distanza tra me e gli altri, in un contesto che non riusciva ad attecchire su di me.

L’utilizzo dell’iphone è stato, in un primo momento, dettato dalla necessità, però presto si è trasformato in una scelta linguistica consapevole. Uno strumento preziosissimo che mi ha concesso una discrezione e una vicinanza ai limiti dell’invisibilità, cosa impossibile per qualunque altra apparecchiatura fotografica. Non sarei mai riuscito a tradurre in immagini i pensieri che hanno alimentato questo progetto per tre anni con uno strumento diverso. Con questo lavoro non pretendo di raccontare una storia. È solo una traccia della quotidianità, delle persone che dimentichiamo tutti i giorni. Una sorta di diario personale che mi ricorda quante volte sono stato nello sguardo di un altro senza che me ne rendessi conto.

 

 

 

VALMONTONE FOTOGRAFIA  

Sabato 16 > 10:30 – 13:00 / 16:30 – 20:00

Domenica 17 > 10:30 – 13:00 / 16:30 – 20:00

INFO: valmontonefotografia@gmail.com

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