Una mostra dedicata a Balthasar Burkhard sarà allestita fino al 30 settembre al Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano.

‘Balthasar Burkhard. Dal documento alla fotografia monumentale’ muove dalle immagini giovanili realizzate durante l’apprendistato nel segno della fotografia di reportage e documentaria degli anni Sessanta e ripercorre poi, attraverso un’ampia selezione di scatti, il suo lavoro di cronista della scena artistica internazionale a fianco del celebre curatore Harald Szeemann.

 

Balthasar Burkhard
Balthasar Burkhard
Kamel (Cammello)
1997
Tre elementi, ognuno 250 x 300 cm
Stampe alla gelatina d’argento
Collezione privata
© Estate Balthasar Burkhard, 2018

 

Pur lavorando come fotocronista Burkhard aspira a lasciare il segno come artista. Insieme all’amico e collega Markus Raetz realizza le sue prime fotografie riprodotte in grande formato su tela. I soggetti – un letto coperto da un lenzuolo gualcito, un grande foglio di carta sul pavimento, una finestra coperta da una tenda – creano un’interferenza fra l’immagine e la tela di supporto che non viene tesa, ma ricade in morbide pieghe. Nella scelta insolita della riproduzione in grande formato, così come nell’approccio concettuale, la fotografia dialoga dunque con le altre forme d’arte dell’epoca.

 

Balthasar Burkhard
Balthasar Burkhard
Klöntal
2002
Tre elementi, ognuno 224 x 102,6 cm
Stampe alla gelatina d’argento
Fotomuseum Winterthur

 

Fra la metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Burkhard soggiorna negli Stati Uniti. Rientrato in Svizzera nel 1983 viene invitato a esporre alla Kunsthalle Basel e nel 1984, insieme a Niele Toroni, al Musée Rath di Ginevra. Nascono allestimenti in cui il corpo ingigantito fino ad assumere dimensioni monumentali si trasforma in paesaggio o elemento architettonico.

Al MASI sarà possibile ammirare una serie di gambe, originariamente esposte a Basilea, che percorrono come colonne i tre lati di una sala. Verrà inoltre riproposto l’allestimento concepito per il Musée Rath, in cui l’astrazione di Toroni, caratterizzata dalla ripetizione di impronte di pennello, è messa in relazione con una serie di fotografie di grande formato di Burkhard.

 

Balthasar Burkhard
Balthasar Burkhard – Markus Raetz
Das Bett (Il letto)
1969/70
Fotografia su tela emulsionata
200 x 260 cm
Elizabeth und Jacques Mennel, Zurigo
© Estate Balthasar Burkhard, 2018

 

La fotografia si emancipa dunque dalla dimensione tradizionale, dal formato maneggevole, per divenire installazione spaziale, quasi a mettere alla prova, come altre forme d’arte in quel periodo, i limiti architettonici degli spazi espositivi tradizionali.

Nel corso della propria carriera Burkhard si dedica a più riprese al ritratto. Se negli anni di lavoro come fotocronista l’obiettivo è rivolto agli artisti impegnati nella creazione delle proprie opere, in seguito predilige i soggetti in posa, sia che si tratti di persone, sia che rivolga l’obiettivo agli animali tema, a metà degli anni Novanta, di una straordinaria serie in cui rivive l’approccio catalogatori della fotografia ottocentesca.

 

Balthasar Burkhard
Balthasar Burkhard
Untitled (Richard Serra, Splash Piece)
Allestimento della mostra When Attitudes Become Form
Berna, 1969
© J. Paul Getty Trust. Getty Research Institute,
Los Angeles

 

 

Fra la metà degli anni Novanta e l’inizio nel nuovo millennio Burkhard si cimenta in fotografie di paesaggi urbani e naturali, riprodotti in grande formato e caratterizzati dal bianco e nero vellutato che è la cifra di gran parte della sua opera.

Attraverso le proprie fotografie Burkhard sembra cercare una formula in cui racchiudere tutte le manifestazioni sia umane che naturali: le rocce e le onde assumono connotazioni sensuali, nei deserti si riconoscono regolarità architettoniche; le riprese aeree di megalopoli – Tokyo, Chicago, Città del Messico – conferiscono alle città l’aspetto di organismi che si estendono a perdita d’occhio.

 

Balthasar Burkhard
Balthasar Burkhard
Mexico City (Vulcano)
1999
Stampa alla gelatina d’argento su carta baritata
136,7 x 267,7 cm
Fondation Cartier pour l’Art contemporain, Paris
© Estate Balthasar Burkhard, 2018

 

La dimensione delle immagini ne sottolinea il significato emotivo anziché documentario, mentre il bianco e nero dai toni sfumati dona ad esse carattere quasi tattile. Non siamo dunque di fronte a semplici immagini, ma a una concezione della fotografia totalmente nuova che trova nei grandi e versatili spazi del MASI il proprio contesto ideale.

 

 

 

 

Balthasar Burkhard. Dal documento alla fotografia monumentale

Dove: LAC Lugano Arte e Cultura, Piazza Bernardino Luini 6, Lugano

Orari: Martedì – domenica 10 – 18; giovedì aperto fino alle 20. Lunedì chiuso

Ingresso: intero Chf 15.- ; ridotto Chf 10.- Ingresso gratuito ogni primo giovedì del mese dalle 17 alle 20.

Infowww.masilugano.ch

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