ROMA. Sarà la prima tappa europea e l’unica italiana quella che ospiterà a Roma la mostra Magnum Manifesto al Museo dell’Ara Pacis nata per celebrare il 70° anniversario della più grande agenzia fotogiornalistica del mondo, Magnum Photos, creata da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour nell’aprile del 1947.
 
 
 
Eve Arnold: 
Figli di raccoglitori di patate immigrati. Long Island, New York 1951. © Eve Arnold/Magnum Photos/Contrasto
Eve Arnold: 
Figli di raccoglitori di patate immigrati. Long Island, New York 1951.
© Eve Arnold/Magnum Photos/Contrasto
 
Da quel giorno, la Magnum Photos è diventata un riferimento nel tempo sempre più importante per la documentazione e per il fotogiornalismo. Gli autori di Magnum hanno documentato guerre, testimoniato le tensioni sociali, interpretato il nostro tempo, ritratto tanto le persone comuni quanto i grandi della terra, preconizzato i nuovi drammi del futuro.

La mostra raccoglie parte del lavoro realizzato in tutti questi anni e getta uno sguardo nuovo e approfondito sulla storia e sull’archivio dell’Agenzia.

 

Marc Riboud: Jan Rose Kasmir affronta la Guardia nazionale americana davanti al Pentagono durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam, Washington DC, 1967. 
© Marc Riboud/Magnum Photos/Contrasto
Marc Riboud:
Jan Rose Kasmir affronta la Guardia nazionale americana davanti al Pentagono durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam, Washington DC, 1967. 
© Marc Riboud/Magnum Photos/Contrasto

 

Le immagini celebri e i grandi reportage dei suoi autori permettono di comprendere in che modo e per quale motivo Magnum sia diventata diversa, unica e leggendaria. Dal reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di famiglia, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul Funeral Train, il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington, attraversando un’America sconvolta e dolente.

 

Jonas Bendiksen: 
Abitanti di un paese nel Territorio dell’Altaj raccolgono i rottami di una navicella spaziale precipitata, circondati da migliaia di farfalle. Russia, 2000.
© Jonas Bendiksen/Magnum Photos/Contrasto
Jonas Bendiksen: 
Abitanti di un paese nel Territorio dell’Altaj raccolgono i rottami di una navicella spaziale precipitata, circondati da migliaia di farfalle. Russia, 2000.
© Jonas Bendiksen/Magnum Photos/Contrasto

 

E ancora, le serie più recenti dei nuovi autori di Magnum: dalla Spagna Occulta di Cristina Garcia Rodero, alle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr; dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini, fino al Mar Mediterraneo, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin.

 

Susan Meiselas: Shortie, Barton, Vermont, 1974
© Susan Meiselas / Magnum Photos/Contrasto
Susan Meiselas:
Shortie, Barton, Vermont, 1974
© Susan Meiselas / Magnum Photos/Contrasto

 

Il curatore, Clément Chéroux – direttore della fotografia al MoMA di San Francisco e già curatore della grande retrospettiva dedicata a Cartier-Bresson realizzata dal Centre Pompidou e ospitata a Roma proprio al Museo dell’Ara Pacis – ha selezionato una serie di documenti rari e inediti, immagini di grande valore storico e nuove realizzazioni, per illustrare come Magnum Photos debba la sua eccellenza alla capacità dei fotografi di fondere arte e giornalismo, creazione personale e testimonianza del reale, verificando come il “fattore Magnum” continui a esistere e a rinnovare continuamente il proprio stile.

 

Paul Fusco: Il “Funeral Train” di RFK. USA, giugno 1968.
© Paul Fusco/Magnum Photos/Contrasto
Paul Fusco:
Il “Funeral Train” di RFK. USA, giugno 1968.
© Paul Fusco/Magnum Photos/Contrasto

 

Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni: la prima scruta l’archivio di Magnum attraverso una lente umanista e si concentra sugli ideali di libertà, uguaglianza, partecipazione e universalismo che emersero dopo la seconda guerra mondiale; la seconda mostra la frammentazione del mondo tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, con uno sguardo particolare rivolto alle minoranze e agli esclusi; la terza, infine, segue le diverse forme espressive grazie alle quali i fotografi Magnum hanno colto i mutamenti del mondo e i pericoli che lo minacciano.

 

Martin Parr: L’Avana, Cuba, 2000 © Martin Parr/ Magnum Photos/Contrasto
Martin Parr:
L’Avana, Cuba, 2000
© Martin Parr/ Magnum Photos/Contrasto

 

Oltre a raccogliere i progetti individuali e collettivi realizzati nel corso degli anni, la mostra presenta anche proiezioni, copertine di riviste, articoli di giornali, libri realizzati nel corso del tempo, mostrando il contesto originale in cui molte delle fotografie sono state concepite.

 

Werner Bischof:
Fotografi della stampa internazionale durante la Guerra di Corea. Kaesong, Corea del Sud, 1952.
© Werner Bischof /Magnum Photos/Contrasto
Werner Bischof:
Fotografi della stampa internazionale durante la Guerra di Corea. Kaesong, Corea del Sud, 1952.
© Werner Bischof /Magnum Photos/Contrasto

 

 

Magnum Manifesto

DoveMuseo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma

Quando7 febbraio – 3 giugno 2018

Orari: tutti i giorni ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). 

Ingresso: biglietto solo mostra: 11€ intero; 9€ ridotto + prevendita € 1. Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Info:  www.arapacis.it      

 

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