VENEZIA. “Non poteva mancare a Venezia la mostra di un maestro della fotografia sulle immense navi che violano laguna e città, già aperta a Milano dal Fai a Villa Necchi Campiglio, insieme a Fondazione Forma. Scopo di questa mostra non è alimentare improvvisazioni e polemiche ma aprire, anche con avversari, una fase nuova per Venezia, basata final mente non su chiacchiere, pensieri fissi e studi parziali ma su una ricerca il più possibile condivi sa riguardante il miracoloso, complicato e fragile sistema naturale, sociale e culturale della città lagunare considerata nel suo meraviglioso complesso. Questa ricerca deve servire per delineare finalmente una visione da tradurre poi in un piano strategico decennale e in successivi piani operativi. La carenza di dati certi e imparziali favorisce gli scontri e blocca il fare“. E’ così che Andrea Carandini presidente Fai commenta l’inaugurazione della mostra
Le grandi navi a Venezia” che in pochi mesi ha suscitato fior fiore di polemiche sul tema esplorato dal fotografo Gardin sulle grandi navi ‘parcheggiate’ nel cuore di Venezia, immensi giganti che contrastano con le architetture e la bellezza della città.
Carandini, poi, si rivolge al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini e al
Sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni perché si facciano portatori delle richieste del FAI al Governo, affinché la Repubblica vari il processo conoscitivo necessario a delineare linee guida per un turismo finalmente consapevole: soprattutto a Venezia, ma anche a Firenze e a Roma, colpite dal la stessa minacciosa monocoltura. “Come limitare, diversificare e migliorare la qualità culturale del turismo? Quali le attività produttive compensative, quali servizi e quali studi universitari sviluppare a compenso? Utile è partire da un caso virtuoso: Bologna, città grandee bellissima, vivacissima nel suo civismo, piena di giovani studenti che la rinnovano e la rallegrano, visitata ma non oberata dal turismo. Se non si sceglierà la strada qui richiesta, Venezia e la sua laguna somiglieranno sempre più a una passiva palude, frastornata da mille voci, interessi e frequentazioni, non sempre orientati all’interesse comune e lungimirante della città“.
L’esposizione delle fotografie, anche nelle intenzioni dell’autore, intende documentare il passaggio delle Grandi Navi, senza suggerire alternative. L’implacabile bianco e nero delle fotografie di Gianni Berengo Gardin ha, come sempre nei suoi lavori, lo scopo di portare alla luce con occhio sensibile e critico i contrasti della realtà, della società, del paesaggio, rappresentati senza filtri o attenuazioni, nella loro cruda essenza.
Le Grandi Navi, nell’interpretazione del FAI, non sono l’unico problema di Venezia, ma sono la punta dell’iceberg di un problema più ampio – per la loro smisurata dimensione il più vistoso- che interessa una città così fragile, soggetta da anni a un flusso turistico crescente, insostenibile e ingovernato che, se da un lato costituisce una risorsa economica irrinunciabile per Venezia, dall’altro ne sta evidentemente compromettendo l’integrità e l’identità. Un problema che non può essere ridotto alla contrapposizione semplicistica tra un SI o un NO al loro passaggio, ma che richiede approfondimenti e dati, idee nuove e condivise e la contestualizzazione nel più ampio tema del turismo sostenibile.
Berengo Gardin
Berengo Gardin
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Alcune cose che vorrei dire al sindaco…
Mi dispiace molto quando qualcuno si dà la zappa su i piedi, mi dispiace quindi anche per il sindaco di Venezia. Gli sono anche molto grato, perché bloccando la mia mostra a Palazzo Ducale mi ha fatto un grande favore: tutti i giornali italiani e stranieri (Le Monde, il Guardian, El Pais, il New York Times e molti altri) ne hanno parlato diffusamente. È probabile che, se non ci fosse stata tutta questa attenzione da parte della stampa, la mostra sarebbe stata vista da molte meno persone. Devo essere grato a Celentano e a tutti gli artisti, architetti, uomini di cultura e semplici cittadini che hanno preso le mie difese. Devo inoltre ringraziare Roberto Koch e Alessandra Mauro della Fondazione Forma, curatori della mostra e del libro, senza il cui impegno questa mostra non si sarebbe fatta. E naturalmente il FAI. Sono doppiamente felice che il FAI mi abbia invitato a esporre le mie fotografie nel Negozio Olivetti di Piazza San Marco: ho fotografato diverse opere per l’architetto Carlo Scarpa che ne è stato il progettista e per oltre 15 anni ho lavorato per l’Olivetti.
Il sindaco Brugnaro mi ha insultato più volte: mi ha dato dello “sfigato”, dell’“intellettuale da strapazzo”, del “Solone”. Ha detto che avrei denigrato Venezia, mi ha definito un “intoccabile”–non lo sapevo, lo ringrazio di avermelo fatto sapere – e se l’è presa con me perché ho il doppio cognome. Non voglio mettermi sul suo stesso piano, ma un paio di cose vorrei le sapesse. La mia famiglia è veneziana da cinque generazioni, per tre abbiamo gestito un negozio di artigianato veneziano e perle in Calle Larga San Marco. I Berengo Gardin e il negozio sono citati già nel 1905 dallo scrittore Frederick Rolfe Baron Corvo nel suo libro su Venezia “Il desiderio e la ricerca del tutto”. La casa dei nonni affacciava su Piazzetta dei Leoncini, mio padre è praticamente nato in Piazza San Marco, e io, anche se sono nato per i casi della vita a S. Margherita Ligure, ho
vissuto 30 anni a Venezia. Mia moglie è veneziana e i miei figli sono nati a Venezia. Per questo, il problema del passaggio delle grandi navi mi sta particolarmente a cuore: perché mi sento venezianissimo. Forse il sindaco non sa, inoltre, che a Venezia ho dedicato ben 10 libri, esaltandone in tutti i modi la bellezza, a partire da uno dei miei primi, Venise de Saison pubblicato nel 1965. Per quanto poi riguarda l’accusa di aver usato “chissà quali teleobiettivi” per creare effetti artificiosi, vorrei sottolineare il fatto che ho addirittura dovuto utilizzare dei grandangoli, perché le navi erano così grandi che non entravano nel mirino della macchina. Solo in alcuni casi ho usato un 90 millimetri, che non è teleobiettivo. Per finire, il sindaco Brugnaro dovrebbe conoscere la Costituzione Italiana, che all’art. 21 dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”  Gianni Berengo Gardin

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