Dai libri alla fotografia, un passaggio quasi inevitabile per chi, come Giampaolo Majonchi,  condivide entrambe le passioni. Ed è così che, dalla fotografia, il viaggio e l’interesse per le diverse culture che animano la terra è nato ‘Belleville Vivante!‘, un progetto fotografico di 10 pannelli che alternano testi letterari e 10 foto. Un progetto che abbiamo visto e selezionato su myphotoportal.com.

Qualche anno prima di realizzare il reportage mi ero imbattuto nello scrittore Daniel Pennac, e nella saga della famiglia Maloussene, incentrata sul povero Benjamin che di mestiere fa il capro espiatorio” racconta Majonchi. “Già dalle prime letture mi ero accorto che l’autore descriveva in modo molto dettagliato e affezionato (anche perché ci abitava) il quartiere di Belleville, a Parigi, inserendolo di prepotenza nel filo narrativo della storia. Un quartiere multietnico dove islam, ebraismo e cattolicesimo si incrociavano in una quasi perfetta armonia e tolleranza“.

Ho ripreso in mano quei libri e mi sono concentrato sulle descrizioni del quartiere, andando ad estrapolare quelle che, per un motivo o per l’altro, mi avevano maggiormente colpito, da li ho creato uno storyboard che successivamente avrebbe guidato la mia ricerca sul campo, non sapendo quanto lo scritto corrispondesse alla verità e quanto alla finzione narrativa, o alle visioni di Pennac“.

Majonchi è così partito per Belleville e ci è rimasto per 11 giorni, camminando ore e ore avanti ed indietro per il quartiere, esplorandolo negli angoli più nascosti, bevendo e mangiando nei ristoranti del posto cercando, tra le frasi scritte, le corrispondenti immagini.

E le ho trovate tutte – racconta – più di quelle che poi hanno costituito il progetto presentato. Ho trovato i luoghi, le persone e le atmosfere. Alcune sono la riproduzione fedele del posto come, per esempio, l’immagine del Passage Julien Lacroix, angolo nascosto tra le viuzze del quartiere, altre sono interpretazioni personali, altre sono state delle vere e proprie apparizioni, come l’immagine del palazzo argentato, scoperto per caso in fondo al Boulevard, a cui ho associato una delle più belle descrizioni dell’autore”. 

Giampaolo Majonchi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dopo essersi comprato, con un po’ di risparmi e parecchie donazioni, una Canon AE1, iniziando da subito anche a sviluppare e a stampare. Ho esplorato la classica fotografia amatoriale da autodidatta, paesaggi, ritratti e le prime foto di viaggio. Molto tempo fa arriva l’incontro con le Toycameras e le Lomo. “Un amore immediato” racconta Majonchi, “come se stessi cercando quel tipo di immagine da anni, quel risultato imperfetto e un po’ laconico che certamente rispecchia il mio carattere e quindi il mio modo di fotografare”. Ancora oggi Majonchi fotografa essenzialmente in analogico, non solo con le Toy. “Non snobbo il digitale, anzi, ne apprezzo molto l’evoluzione e la praticità ma non così tanto da poter pensare di abbandonare le mie scatolette di plastica”. Viaggiatore non professionista, amante della fotografia sociale, del reportage e dell’incontro con culture diverse; quando può, parte e si lascia andare al posto che visita, cercando di coglierne l’essenza.

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