di Marco Longari

Ci sono uomini e donne che vengono dalla Namibia, dal Malawi. Uomini e donne che vengono dallo Zambia e dallo Zimbabwe. Dal Mozambico, Botswana, Lesotho, Swaziland. Da tutti i Paesi dell’interno del Sud e Centro Africa. Repubblica Democratica del Congo, Nigeria. Il cuore spaccato del Continente che sputa fuori i propri figli in onde di migranti; non si fermano, non arretrano. Vanno a Sud. A Sud. “Stimela” è la storia di una polarità inversa: una parte del mondo a cui il nord non interessa, non attira. Il sud, il sud dell’Africa: il Sud Africa. Un nuovo Eldorado.

 

stimela © luca sola
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Uomini in età da lavoro, giovani donne, gente di ogni età che per decenni ha affrontato le rotte verso un lavoro a contratto nelle miniere intorno a Johannesburg. Sedici ore al giorno nel ventre scuro della terra, le luci delle lampade rimbalzate da ognuno dei metalli preziosi che scintillano nel sottosuolo. In cambio di quasi niente.

Mentre tutto questo non è più; mentre anche lo scintillare del metallo prezioso, che non è più abbastanza per tutte le braccia disposte a strapparlo dalla terra, nuove schiavitù e nuove tratte si affollano lungo le rotte che portano i migranti verso l’Africa meridionale.

Le storie che si seminano lungo queste vie restano impigliate in prigioni, campi profughi, township senza alcun servizio né futuro: tutto il campionario dei luoghi e della miseria a cui gli uomini e le donne di questo viaggio devono prestare il fianco: sono luoghi in cui si vive “nonostante”.

 

stimela © luca sola
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Le genti del Sud del mondo fanno paura e non hanno fortuna. Le osserviamo sullo sfondo di una certa idea di Africa, un’idea di cui non chiediamo conto e che di rado ci interessa verificare.

Mentre tutto questo accade, esiste una parte di questo Sud che inverte la rotta e che non viene a bussare alle nostre porte, non richiede il nostro consenso per rendere migliore la propria esistenza.

Cambia la latitudine. Non cambia il destino di transiti, di pasti consumati mischiando miglio e sabbia, di prigioni scure, e di luoghi di passaggio dove smarrire la certezza di averlo voluto davvero un destino migliore.

stimela © luca sola
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Luca Sola è nato a Collestatte Piano, in provincia di Terni, nel 1977. Fotografo documentarista, ha studiato Letteratura Contemporanea presso l’Università di Perugia e ha ottenuto il Master in Fotogiornalismo presso l’ISFCI di Roma. Fotografo professionista dal 2007, i suoi reportage riguardano tematiche sociali, umanitarie e geopolitiche con particolare attenzione al Medio Oriente, Africa ed Italia. Vive attualmente a Johannesburg. I suoi lavori sono stati pubblicati dalle maggiori testate, nazionali e internazionali. Tra i vari riconoscimenti ottenuti, il terzo posto allo Yonhap International Press Photo Awards 2011, nella categoria “Enhancement of International Peace” grazie al suo lavoro sulla rivoluzione in Libia. Il suo primo libro, “Libia/Appunti di Guerra” (2012 Postcart Edizioni), curato da Renata Ferri, è basato sul medesimo progetto. I lavori di Sola sono stati esibiti in mostre personali e collettive a Terni, Roma, New York, Parigi, Edimburgo, San Diego, Seul, Toronto. Per l’archivio editoriale è rappresentato dall’agenzia Contrasto. Per il fine art da Lorenzo Respi (All Around Art).

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