Opificio” (archivio di memoria) è un progetto di Ilaria Abbiento realizzato per la Residenza Artistica di Cosenza 2015 curata da Alberto Dambruoso, direttore artistico de I martedì critici, a cui hanno partecipato quasi 170 artisti.

L’opera entrerà a far parte della collezione del Museo di Arte Contemporanea di Cosenza.

 

Fabbrica, stabilimento industriale.

Cosenza è una città sospesa.
L’Opera realizzata per la residenza artistica nasce dal desiderio di instaurare una relazione con il territorio attraverso il casuale ritrovamento di tracce d’identità lungo le mie passeggiate sulle sponde del fiume Crati i cui suoni ritmici filtrano attraverso il vetro della mia piccola dimora di legno scandendo simultaneamente il mio tempo con quello del luogo che mi ospita. Nella parentesi spazio-temporale della mia presenza disegno una mappa immaginaria giorno per giorno provando a leggere il tessuto della geografia dell’area in cui vivo. Attraverso il ponte di legno che unisce le sponde del fiume, tracciato lungo il quale si è sviluppata la cultura del lavoro, raggiungo una vecchia fabbrica che mi racconta la storia di uno degli opifici un tempo contenitori di attività lavorative pulsanti abbandonati poi sulla scia dell’era post-industriale.

 

 

 

E’ in questo luogo di silenzio che scelgo di rimanere e lavorare, un posto dove posso ascoltare me stessa e congiungermi con ciò che mi circonda. L’affascinante scatola di mattoni e lamiere, svuotata oramai della vita operaia, patrimonio storico della città di Cosenza, conserva con gran fatica simboli ed elementi che provano a raccontare e a ricostruire l’immagine di un periodo storico che svanisce lentamente nella forza di una natura che sembra volersi riappropriare di spazi perduti.
Camminando nelle officine di lavoro incontro possenti macchinari in disuso, grandi lampade che cascano giù come abili acrobati da un tetto rotto che non può più proteggere nulla dalle intemperie, polvere, residui metallici, e poi alcuni ingranaggi arrugginiti che decido di conservare  come fossero parti del meccanismo della memoria che pulsa tra gli organi del cuore e del cervello. Ripristino in questo modo la meravigliosa macchina del ricordo. Raccolgo il flusso del fiume in un ampolla di vetro, olio miracoloso ricco di antichi minerali, prezioso elemento capace di curare le reminiscenze del passato.
La foto dell’opificio, scatola di memorie arrugginite, come la valigia verde, conserva il mio viaggio e quello di tanti migranti venuti a Cosenza per trovare lavoro nelle sue fabbriche.
Un libro di poesie, forse l’unica lettura che può salvare il pensiero universale.
Un percorso contro l’amnesia di un luogo che potrebbe dimenticare le sue radici.

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