Fotografia sociale. Un workshop nel quartiere Isola di Milano

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di meo

MILANO. Si intitola “Isola Milano” il workshop di fotografia sociale che Giulio Di Meo condurrà nell’omonimo quartiere milanese, in collaborazione con Witness Journal. Il workshop rientra in un progetto fotografico ben più ampio, avviato ormai da qualche anno, che ha l’obiettivo di raccontare, attraverso il mezzo fotografico, i quartieri di Milano protagonisti nel corso degli ultimi anni di forti trasformazioni territoriali e sociali.

Il corso ha l’obiettivo di guidare i partecipanti nello sviluppo di un progetto fotografico personale ed è rivolto a coloro che vogliono avvicinarsi ad un modo nuovo di intendere e interpretare il “reportage sociale”. Il workshop si svilupperà in due week-end del mese di aprile durante i quali si analizzeranno le diverse fasi necessarie alla realizzazione di un reportage: l’idea, la pianificazione del progetto, il lavoro sul campo, l’editing e la presentazione finale del progetto.

Nelle prime due sessioni di workshop, abbiamo conosciuto il quartiere Isola prima e durante Expo 2015, evento che ha avuto e avrà una forte influenza nella vita dei suoi abitanti; il percorso si concluderà in aprile, a distanza di alcuni mesi dalla chiusura di Expo, documenteremo i cambiamenti che hanno trasformato definitivamente l’Isola milanese.

“Ieri sera, verso le otto, camminavo bicicletta alla mano lungo il cavalcavia Bussa a Milano – una sopraelevata accanto alla stazione Garibaldi, in cui la città si spacca all’improvviso e si apre come le accade rare volte: a destra, dietro la sagoma colorata del vecchio acquedotto, potevi intravedere i nuovi grattacieli attorno a piazza Gae Aulenti; mentre a occidente il sole era quasi del tutto tramontato, e sopra il cratere dei binari e degli ultimi treni in partenza il cielo si era fatto blu acciaio, con un solo frammento più chiaro e una sfumatura di fiamma, come l’angolo bruciato di una fotografia. Era un bel momento, ero quasi felice, anche solo per il fatto di trovarmi lì; mi sono fermato un istante a guardare.”  Giorgio Fontana

 

Il quartiere. Quartiere popolare a nord del centro cittadino, “Isola” deve il suo nome ai cambiamenti urbanistici che, nel corso del tempo, l’hanno separata dal resto della città. Eppure i suoi abitanti, gli isolani, sembrano amare quest’atmosfera di confine, vi si aggirano come dentro un paese a sé, dove la tensione si allenta, i rumori si attutiscono e la gente ancora cammina nelle strade e siede ai bar per incontrarsi. Piccole botteghe artigiane, ferramenta storiche, negozi vintage e locali notturni dall’anima hipster condividono una Milano di vecchie e nuove generazioni di commercianti ed artisti. A partire dal 2007, in vista di Expo 2015, l’Isola è stata  interessata ancora una volta da un importante processo di trasformazione: il progetto Porta Nuova, con un investimento edilizio senza precedenti, ha di fatto ripristinato il legame storico con il cuore cittadino, smussando la cesura provocata dalla costruzione della stazione ferroviaria di Porta Garibaldi. E’ così che la vita popolare di Isola, fatta di mercati di strada, associazionismo e resistenza, si ritrova oggi riconnessa al glamour della scintillante Corso Como, suo naturale proseguimento storico. Ora più che mai, è dunque incerto il futuro aspetto di questo quartiere, che sembra in parte voler preservare un diverso senso d’identità comune. Ne sono prova le associazioni, i comitati, i progetti della cittadinanza come la Nuova Stecca di De Castilla, la ciclofficina e la falegnameria condivise; le librerie indipendenti; il neonato spazio di verde comune Isola Pepe Verde; il caso della recente occupazione artistica autogestita della Torre Galfa di Macao; i graffiti del sottopasso di Stazione Garibaldi; il Milano Clown Festival; il laboratorio Pianoterra; l’Arci Metissage.

 

 

Date del workshop.

Sabato 02 aprile Parte teorica – ore 10:00-13:00   Uscita fotografica – ore 14:00-18:00

Domenica 03 aprile Editing – ore 10:00-13:00   Uscita fotografica – ore 14:00-18:00

Sabato 16 aprile Editing – ore 10:00-13:00   Uscita fotografica – ore 14:00-18:00

Domenica 17 aprile Uscita fotografica – 10:00-14:00   Editing finale – ore 14:00-18:00

Prezzo: 300 €

Prodotti finali: Realizzazione di una mostra e di un multimedia con il lavoro collettivo.

Requisi: Il workshop non richiede conoscenze fotografiche tecniche specifiche o avanzate ma solo che i partecipanti abbiano già fatto, a qualsiasi livello, fotografia.

Sede delle lezioni: Arci Metissage – Via de Castilla di fronte al n.8 – Milano.

Per iscriversi al workshop o avere informazioni: info@giuliodimeo.it

 

 

Giulio Di Meo, nato a Capua (Ce) nel 1976, è un fotografo impegnato nel reportage sociale che porta avanti i propri progetti in modo indipendente. Crede nella fotografia come strumento per informare e denunciare e come mezzo di cambiamento personale, sociale e politico. Da una decina di anni cerca di promuovere, attraverso incontri e workshop, in Italia e all’estero, un nuovo modo di vivere la fotografia, sostenendo un’idea di reporter che non si limiti a informare ma che agisca concretamente e attivamente nelle realtà che documenta. A partire dal 2003 lavora al progetto fotografico Riflessi Antagonisti sulle realtà e lo sfruttamento dei paesi latinoamericani e dal 2006 a Obiettivo Sahrawi sulle condizioni di vita nei campi profughi. Tra i suoi reportage: del 2005 Riflessi Cubani offre stralci di quotidiano sull’isola e del 2006 Tra cielo e terra, sulla vita nelle Favelas di Rio de Janeiro. Nel 2007 realizza, per il cinquantesimo anniversario dell’Arci, il libro Cinquant’anni di sguardi, un viaggio attraverso i circoli in Italia. Del 2008 sono i lavori Casa Luzzi, vive, documentario fotografico dell’occupazione di un ex-ospedale di Firenze da parte di 350 famiglie di immigrati e Fiori di strada sulla vita delle prostitute di Bologna. Nel 2011 torna ad occuparsi del Brasile con i lavori sulla favela Rocinha di Rio de Janeiro e sulla comunità Dandara di Belo Horizonte. Nel gennaio 2013 pubblica il libro Pig Iron, le cui immagini raccontano le gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del Paese. Negli anni, inoltre, ha realizzato mostre, calendari, poster e incontri al fine di raccogliere fondi per i numerosi progetti sociali che si muovono intorno alle realtà di cui si è occupato nei suoi reportage.

 

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