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AppuntamentiMonFest, a Casale Monferrato la biennale della fotografia

MonFest, a Casale Monferrato la biennale della fotografia

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Fino al 12 giugno Casale Monferrato, in Piemonte, ospita la prima edizione di MonFest, il festival biennale di fotografia diretto da Mariateresa Cerretelli.

Sono 11 le mostre previste in questa prima edizione che si possono ammirare in diverse sedi cittadine, ovvero al Castello, nel Teatro, nella Cattedrale, nella Sinagoga e a Palazzo Gozzani Treville, dove ha sede l’Accademia Filarmonica.

Silvia Camporesi. Domestica, 2020, courtesy Galleria z2o, Roma
Silvia Camporesi. Domestica, 2020, courtesy Galleria z2o, Roma

Il tempo: il tema di Monfest

Il tema che caratterizza questa prima edizione del festival è “Le forme del tempo. Da Francesco Negri al contemporaneo”.

Il tempo, nella sua natura fatta di sedimentazione e restituzione amplificata, è il protagonista silenzioso degli scatti esposti ma allo stesso tempo è “una espressione ispirata da Italo Calvino che definiva le città la forma del tempo. Ma che noi – afferma Mariateresa Cerretelli – estendiamo ai paesaggi, alle realtà dei ritratti e alle creatività espresse dai fotografi che saranno qui esposti”.

Monfest 2022, tra le mostre da vedere l’omaggio a Negri

Questa prima edizione prende avvio dalla mostra omaggio a Francesco Negri, a cura di Luigi Mantovani ed Elisa Costanzo e che si terrà nella sede del Castello. Avvocato, sindaco di Casale Monferrato dal 1881 al 1888, Francesco Negri fu soprattutto un grande fotografo noto per la sua attività instancabile di sperimentatore.

Con lui ci si immerge pienamente nel mondo scientifico, tecnologico, artistico, culturale, sociale dalla seconda metà dell’Ottocento fino al primo quarto del Novecento. Le microfotografie, le stereoscopie, le tricromie, così come il teleobiettivo da lui brevettato consentono di guardare il mondo del visibile e dell’invisibile in modo, per l’epoca, incredibile e innovativo.

Valentina Vannicola, Living Layers_ 06Italy, November 2012.  Livin
Valentina Vannicola, Living Layers_ 06Italy, November 2012. Livin

Un focus sulle donne fotografe

MonFest avrà una ricca e straordinaria componente femminile, con tre eccellenti fotografe esposte: Lisetta Carmi, Valentina Vannicola e Silvia Camporesi.

Lisetta Carmi sarà protagonista di una mostra molto intensa, Viaggio in Israele e Palestina, a cura di Daria Carmi e Giovanni Battista Martini. Negli spazi senza tempo della splendida Sinagoga, numerosi scatti inediti realizzati in Israele durante i due soggiorni del 1962 e del 1967, in cui Lisetta ha colto la complessa realtà di cui era costituito il nuovo Stato di Israele. Uno Stato dove la convivenza tra le varie componenti del suo popolo, fra immigrati provenienti da paesi lontani con culture e tradizioni diverse, era costantemente messa alla prova.

Completamente diverso è il lavoro di Valentina Vannicola e della sua Living Layers, a cura di Mariateresa Cerretelli e ospitata in Castello. Tra le principali rappresentanti in Italia della staged photography, la fotografia della “messa in scena”, Valentina ha riletto il territorio del VI Municipio di Roma ricorrendo a dei tableaux vivants in cui la città perde i propri riferimenti naturali di spazio e tempo, assumendo una valenza simbolica, quasi onirica.

Silvia Camporesi invece ha realizzato con la sua Domestica un diario umano e personale, un racconto fantastico della quotidianità. A cura di Benedetta Donato, e vincitrice del concorso “Storie di donne” indetto dal Soroptimist, le foto della Camporesi nascono tra le mura domestiche della fotografa nei giorni difficili del lockdown di marzo-aprile 2020. L’esposizione propone una serie di opere in un allestimento che induce in chi guarda le stesse emozioni che l’autrice ha provato nei giorni dell’isolamento.

L’Accademia Filarmonica, a Palazzo Gozzani Treville, sarà la sede che la ospiterà, assieme alla videoproiezione a cura di Stefano Marchino che omaggia le finaliste del concorso “Storie di donne” e alla collettiva a cura di Ilenio Celoria dal titolo Guardarsi per rinascere. Ritratti e autoritratti al femminile.
Protagoniste le studentesse dell’Istituto Leardi e del Liceo Artistico Morbelli che hanno realizzato una serie di autoritratti durante il primo lockdown del 2020.

Gabriele Basilico: Casale, 2006
Gabriele Basilico: Casale, 2006

Maurizio Galimberti e Gabriele Basilico

Sempre a cura di Mariateresa Cerretelli, e con la collaborazione della galleria Dadaeast di Roma, la Cattedrale di Sant’Evasio ospiterà Tributo a Leonardo di Maurizio Galimberti, che reinterpreta il Cenacolo vinciano esponendolo nell’atrio della splendida chiesa. La sacralità e l’intensità sublime del Cenacolo vengono restituiti nella loro pienezza secondo il ritmo e lo stile caratteristico dell’autore, il cui lavoro ha richiesto un processo delicatissimo, mettendo in sinergia Polaroid / Fuji Instax e digitale.

Gabriele Basilico nel Monferrato, a cura di Andrea Elia Zanini, al Castello di Casale, presenta una selezione delle fotografie realizzate nel 2006. Casale, Alessandria, Ovada, Tortona sono le protagoniste di ritratti, che raccontano piazze, architetture e vicoli delle città del Monferrato. Nel 2009 è la volta del delta del Po, ripercorrendo i luoghi già ritratti a partire dagli anni Cinquanta da Pietro Donzelli. Con identico “linguaggio documentario”, che impone il rispetto “oggettivo” dei luoghi fotografati, lo sguardo di Basilico si spinge fino all’Adriatico, fino a quei paesaggi nei quali terre e acque si alternano e si contrappongono, chiudendo idealmente il viaggio iniziato a Casale.

Claudio Sabatino: Pompei 2016. Veduta del Foro
Claudio Sabatino: Pompei 2016. Veduta del Foro

Vittore e Sabatino, tra paesaggi, rovine memoria

L’alessandrino Vittore Fossati proporrà Il Tanaro a Masio, mostra a cura di Giovanna Calvenzi. Corrispondente a due quaderni pubblicati nel 2012 e nel 2018, l’esposizione coglie la bellezza del paesaggio alessandrino nella semplicità voluta di questi scatti racchiudono l’essenziale: gli alberi, i colori del cielo e dell’acqua e un disegno di rami sempre diversi. Per vedere come è possibile racchiudere l’essenza di un luogo senza sovrastrutture o particolari costruzioni tecniche. Anche questa mostra sarà ospitata nel Castello.

Sempre al Castello anche le fotografie di Claudio Sabatino: un racconto dal Piemonte alla Campania, con Fotografare il Tempo, Pompei e dintorni. Città sepolta e dimenticata per oltre 1700 anni, metafora del tempo imponderabile e della vulnerabilità umana, il lavoro di Sabatino è sulle stratificazioni della Storia per riflettere sulla relazione mutevole che il paesaggio intrattiene con il passato e il presente.

Le rovine, magnifiche testimoni della catastrofe e l’insediamento odierno, testimone della selvaggia espansione edilizia, danno vita a una relazione paradossale che ridefinisce in senso sociale il nostro patrimonio e la sua tutela. Questa mostra, a cura di Renata Ferri, sarà accompagnata da un video proiettato acc