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Helmut Newton. Una libertà fotografica

Lo stile di Helmut Newton in mostra a Venezia
Helmut Newton Saddle I from the series Sleepless Nights Paris 1976 © Helmut Newton Estate

Ancora poche settimane e a Casa dei Tre Oci, a Venezia, in collaborazione con Helmut Newton Foundation, si inaugurerà la mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes”, in visione dal 7 aprile al 7 agosto 2016.

Per questa importante occasione, ho cercato di capire meglio il linguaggio fotografico utilizzato da Helmut Newton, particolarmente noto per le sue sofisticate figure di donne affascinanti ed erotiche.

Anticipo che a Newton non piacevano analisi e spiegazioni dei propri scatti: la sua visione del mondo era già nelle sue immagini e lui stesso affermava: “le mie fotografie parlano da sole”. Seppur condivido questo suo pensiero, tuttavia, propongo un interpretazione fotografica per trovare una chiave di lettura che rappresenti appieno l’espressione visiva dell’artista.

L’esposizione presenterà fotografie dalle tre opere più importanti di Newton, tra cui immagini di Sleepless Nights, pubblicazione uscita nel 1978, in cui l’autore celebra le donne nei loro corpi, nudi o vestiti.

Sleepless Nights raccoglie i lavori realizzati dall’autore per diversi magazine, con cui collaborava. Fra tutti Vogue Francia, per cui dal 1961 realizza in piena libertà creativa immagini che lo fanno conoscere al pubblico, non solo come fotografo commerciale, ma soprattutto come innovatore comunicativo che con informale provocazione, ha saputo aggiungere a questo genere fotografico una dirompente innovazione.

 

Helmut Newton
Saddle I
from the series Sleepless Nights
Paris 1976
© Helmut Newton Estate

 

Ora, soffermandoci su questa fotografia, vediamo che il titolo “Saddle/Sella” preannuncia la fantasia nell’intenzione. La posa del soggetto in una camera da letto, rafforza il concetto inseguito da Newton e crea enfasi, per dare accento estetico. Il concetto di potere e sudditanza è dettata dall’anomalia della cavallerizza sellata, dove lo sguardo della donna verso l’ambiguo osservatore, rivela la condivisione di intenti. Il letto diventa un altare di provocazione e nel contempo mitiga elegantemente il concetto espresso, richiamandolo all’interno di un confine erotico non volgare.

 

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