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Io, lei, l’altra: ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste

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Fino al 26 giugno il Magazzino delle Idee di Trieste ospita la mostra “Io, lei, l’altra. Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste”.

Gillian Wearing Me as Eva Hesse 2019, Inghilterra
Gillian Wearing Me as Eva Hesse 2019, Inghilterra © Gillian Wearing Collezione Ettore Molinario

La mostra

L’esposizione fotografica, prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – è a cura dello storico dell’arte Guido Comis e con la co-curatela di Simona Cossu e Alessandra Paulitti.

L’allestimento prevede 90 opere fotografiche che raccontano l’immaginario visivo femminile degli ultimi cento anni. Un punto di vista contemporaneo costruito da una incredibile sequenza di fermi immagine che vanno da Wanda Wulz a Cindy Sherman, da Florence Henri a Nan Goldin.

Veno Pilon Leonor Fini 1935 ca.
Veno Pilon Leonor Fini 1935 ca. Stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta © Primoz Brecelj Pilonova Galerija Ajdovscina – Galleria Pillon, Ajdovscina/Aidussina

Il ritratto e l’autoritratto

La scelta curatoriale specifica nell’ambito del ritratto e autoritratto è un’eccezionale documentazione del complicato progresso della dichiarazione di sé stessi e del’affermazione di un riscontro sociale inedito da parte delle autrici visive perlopiù del XX secolo e qualcuna anche dei primi anni del secolo Duemila. 

Reputati sia luoghi di comparazione che di divergenza espressiva identitaria, i ritratti e gli autoritratti possono essere antitesi nella rappresentazione visiva. Un nuovo linguaggio espressivo delle autrici coglie al centro la propria individualità, i ruoli radicati dell’immagine della donna, le reiterate pose dai ritratti tradizionali proposti fin dal ritratto rinascimentale.

Da presenza in posa al servizio di un artista la donna diviene anch’essa, finalmente, protagonista abile al mestiere e propositiva nell’ambito visivo. L’esposizione, infatti, offre a confronto da un lato ritratti realizzati da uomini noti fotografi come Man Ray, Edward Weston, Henry Cartier-Bresson e Robert Mapplethorpe e dall’altro ritratti e autoritratti di donne artiste e fotografe, tra cui Wanda Wulz, Inge Morath, Vivian Maier, Nan Goldin, Cindy Sherman e Marina Abramović.

Marina Abramović Nude with Cut Star, 2005
Marina Abramović Nude with Cut Star, 2005 C-print 95×69 cm © Marina Abramović Courtesy of the Marina Abramović Archives Courtesy Galleria Lia Rumma Milano/Napoli

L’opportunità di interpretazione da parte dell’osservatore è arricchente favorita dalla relazione tra soggetto e autore che si è instaurata nel momento perfetto. Significati che, singolarmente, si sovrappongono alla concezione generale di mostra. Inoltre, sebbene l’istinto ci porti a convinzione che le auto-rappresentazioni offrano un’immagine dell’artista più vera rispetto ai ritratti eseguiti da altri, le opere esposte narrano una verità opposta.

Le donne, infatti, manifestano di sapersi imporre con il proprio temperamento al proprio interlocutore dall’altra parte dell’obiettivo. Nel contempo i fotografi rivelano una straordinaria capacità di intercettare la personalità di chi sta loro di fronte. 

Leonor Fini, la marchesa Luisa Casati, Meret Oppenheim sfruttano l’obiettivo dei colleghi uomini per testimoniare tutta la loro seduzione e forza femminile. Florence Henri, Francesca Woodman e Nan Goldin all’opposto, rivolgono su di sé l’obiettivo dell’apparecchio fotografico per confidare a loro stesse e ai loro spettatori prospettive celate del proprio carattere, realizzando scenari, in alcuni casi, con le proprie fragilità.  

Mari Katayama You’re mine #002 2014
Mari Katayama You’re mine #002 2014 Stampa cromogenetica (C-print), cornice con conchiglie, perline e Swarovski © Mari Katayama Collezione privata, Roma

Le sezioni e i loro significati

L’esposizione è divisa in sezioni, ognuna delle quali propone un senso estetico rappresentativo diverso dai ruoli che le donne interpretano nelle immagini. La sezione “Artiste e modelle” è un omaggio alle donne che sono state artefici e allo stesso tempo muse per opere altrui. I casi sono quelli di Meret Oppenheim, Tina Modotti e Dora Maar.

La sezione intitolata “Il corpo in frammenti” colleziona gli autoritratti di immagini di corpi parziali, riflessi in specchi crepati, con la pelle segnata da linee che ne sospendono l’integrità, come se ci fosse una percezione di disagio nel rappresentarsi.

I ritratti degli anni Settanta che hanno per protagoniste Valie Export, Jo Spence e Renate Bertlmann, simulano con ironia la visione abituale della donna come madre, casalinga o oggetto sessuale. “Una, nessuna e centomila” mette insieme gli autoritratti delle artiste che, da Claude Cahun a Cindy Sherman, hanno fatto del proprio corpo un medium per rappresentare identità falsate o stereotipi diversi.

Un’ulteriore sezione indaga l’argomento degli stereotipi nella raffigurazione dalle identità culturali e sessuali. Infine, vi è un capitolo dedicato a quelli nella definizione dei paradigmi di bellezza mentre alcune fotografie consacrano artiste accanto alle proprie creazioni come il famoso ritratto di Louise Bourgeois realizzato da Robert Mapplethorpe.