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L’intimità del gesto. Scatti di scena di Chiara Ferrin in mostra a Domodossola

Scatti di scena di Chiara Ferrin in mostra a Domodossola
Teatropersona, Aure

DOMODOSSOLA (MODENA). Fino al 30 giugno il Museo Immaginario (via Mellerio, 2) ospita la mostra “L’intimità del gesto‘ con scatti di scena di Chiara Ferrin. Autodidatta, la Ferrin fotografa le interazioni casuali tra persone e ambiente; anche nel teatro. Un luogo che ama e dove lavora a stretto contatto con i registi e le compagnie di teatro.

 

Pippo Delbono, Amore e carne

 

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Una doppia finzione raddoppia la verità? Soltanto a teatro accade la vita: a recitare, davvero, è il pubblico. Addobbati per la messa in scena, gli spettatori si adornano di parole, sguardi, gesti. Fingono la loro vita. Sul palco, invece, poiché tutti pensano che sia una finzione, accade la verità. E la fotografia? Quando questa copia – apparente, appariscente – del vero mette a fuoco, illividisce e incendia il teatro, cosa succede? Un gesto da iconoclasta – guardate, quelli recitano e basta – o un atto sacro – in effetti, la quantità di vero possibile al mortale appare, furtivamente, solo e soltanto su un ring di legno chiamato palco.

L’atto di Chiara Ferrin, che, immagino, adopera la macchina come un incensiere, sta a metà, verticale, tra sacrilegio e ostensione della reliquia, tra bacio e bestemmia.

Da una parte scova i momenti in cui la finzione dubita di sé – e perciò la verità di verbi masticati da millenni svanisce in uno scherzo – dall’altra esplicita la marmorea assolutezza del fatto scenico, rito che non ammette ammende né abiure. Il teatro ‘fotografa’ la realtà e viene fotografato dalla fotografa. In questo groviglio è illecito attuare interpretazioni: la terapia è quella di domandarsi che parte abbiamo noi? No, ci è chiesto di abbandonare la scena. L’atto utile, sempre, è il contemplare; il verbo più adatto il silenzio. Abitare le fotografie della Ferrin perciò è come entrare nel calco di gesso bianco fabbricato per noi da un ignoto ammiratore. Esso giace lì, sul letto, come la carcassa di un delfino dissanguata dal sale. Cerchiamo di far aderire quel viso al nostro: non sappiamo se è stato ricavato dal nostro viso o da quello di chi? In quel calco, in cui ruggiscono echi e dove si potrebbero fabbricare labirinti e poemi, un giorno ci perderemo – senza sapere a chi assomigli, di cosa sia il rispecchiamento. Davide Brullo

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Teatro dei Venti, InCertiCorpi

 

L’intimità del gesto è anche un e-book con una selezione di scatti più ampia rispetto alla mostra e con un testo critico del regista Giulio Costa con cui Chiara Ferrin collabora, scattando dietro le scene, da quattro anni.

 

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