CORREGGIO. Trent’anni fa, il 26 aprile del 1986, accadde la catastrofe nucleare di Chernobyl dove, a causa di un esperimento avventato, esplose l’unità numero 4 della centrale. Da allora i rischi del nucleare diventano di colpo una minaccia concreta per centinaia di migliaia di persone in tutta Europa e ancora oggi Chernobyl è un capitolo tutt’altro che chiuso. A partire dai problemi di sicurezza come il sarcofago che copre il reattore 4, costruito per durare non più di 30 anni, per cui una soluzione a lungo termine non è ancora stata trovata.

Il suo stato attuale va peggiorando sempre di più; le misure di stabilizzazione sono andate a rilento e non tutte le parti della struttura attuale sono raggiungibili. Si è visto che il recupero delle masse contenenti il combustibile nucleare del reattore 4 è molto complicato e costoso e per questa ragione è stato eliminato.

Un eventuale collasso della struttura attuale avrebbe come conseguenza un rilascio di radioattività significativo fino a distanze di 50 chilometri e oltre, mentre le conseguenze potrebbero essere gravi in un raggio fino a 20 chilometri.

 

a child is undergoing chemotherapy in the treatment of 'hospital in Kiev © Erik Messori
a child is undergoing chemotherapy in the treatment of ‘hospital in Kiev © Erik Messori

 

Le fotografie di Erik Messori, immagini crude e senza filtri, testimoniano gli effetti sulle persone e sulle cose, cancellando ogni speranza per le generazioni future. I suoi scatti saranno esposti, dal 2 aprile al 1° maggio 2016, alla galleria espositiva del Museo “Il Correggio” (Palazzo dei Principi, C.so Cavour, 7). La mostra ha per titolo “Chernobyl presente” e l’obiettivo è mostrare le conseguenze del più devastante incidente tecnologico della storia dell’umanità che ha provocato non solo inquinamento del territorio danneggiando gravemente l’agricoltura e l’allevamento ma anche gravi malattie.

Il fotografo Erik Messori, co-fondatore del collettivo Capta, con esperienze in diversi teatri di conflitti e disastri naturali, definisce Chernobyl il peggior posto dove ha lavorato, un luogo dove la percezione e la logica perdono il contatto con la realtà, dove gli effetti alteranti sono invasivi per gli uomini e per la natura.

 

 

some objects on the floor of the nursery school of Pripyat © Erik Messori The most terrible technological accident of human history knows: Chernobyl, once an unknown place in the rich land of the Ukraine. Now a single chilling word that still casts a dark shadow of death and contamination. Twenty years after the disaster that struck Europe, the tragedy continues. Many people live in villages close to the nuclear plant in conditions at the edge of human survival. The damage is still very much in evidence. Everywhere, in this area called THE ZONE, there is the burdensome heritage of disaster and everything still remain in total silence. The Chernobyl accident generated unknown victims by effects, it is impossible to know how many people dead for the consequences. The issue of long-term effects of Chernobyl disaster on civilians is controversial. Over 300,000 people were resettled because of the accident; millions lived and continue to live in the contaminated area. On the other hand, most of those affected received relatively low doses of radiation, there is little evidence of increased mortality – cancers or birth defects among them – and, when such evidence is present, existence of a causal link to radioactive contamination is uncertain.
some objects on the floor of the nursery school of Pripyat © Erik Messori

 

Chernobyl presente

Dove: Museo “Il Correggio” c/o Palazzo dei Principi, C.so Cavour 7, Correggio (Reggio Emilia)

Orari: sabato ore 15.30-18.30; domenica 10.00-12.30 e 15.30-18.30. Apertura straordinaria per l’anniversario dell’incidente mercoledì 26 aprile,  orari 10.00-12.30 e 15.30-18.30. Gli altri giorni su appuntamento (tel. 0522 691806).

Ingresso: libero.

Info: tel. 0522 .691806 || www.museoilcorreggio.org