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Carlo Dalla Mura: fotografie dal 1949 al 1962

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Fino al 13 febbraio al Museo Friulano della Fotografia, nel Castello di Udine, si può visitare la mostra fotografica “Carlo Dalla Mura. Fotografie 1949-1962”

Carlo Dalla Mura La venditrice del New York Times Parigi 1961
Carlo Dalla Mura, La venditrice del New York Times, Parigi, 1961

La mostra di Carlo Dalla Mura a Udine: un omaggio al fotografo friulano

L’esposizione dedicata a Carlo Dalla Mura è una mostra antologica omaggio al fotografo friulano, che rientra nel secondo appuntamento della 35esima edizione della rassegna Friuli Venezia Giulia Fotografia a cura del CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo.

Grazie al grande lavoro del personale specializzato dell’Ente regionale, che si è occupato di digitalizzare e catalogare l’archivio di immagini di Dalla Mura da alcuni anni depositate al CRAF, la mostra è anche motivo di divulgazione e riscoperta del fotografo. Una scelta finale che vede nell’allestimento 40 fotografie scattate tra il 1949 ed il 1962: una selezione delle migliori opere. 

La curatela, ideata da Alvise Rampini e Claudio Domini, offre un percorso che vuole inquadrare la selezione di immagini in una cornice di cultura fotografica nazionale, aderente ad un racconto più contemporaneo e corrente. Una scelta intenzionale che spiega anche come, da un punto di vista regionale, questa maniera di fermare l’immagine non fu così presente.

Carlo Dalla Mura Passeggiata a Palazzo Chaillot Parigi 1953-1957
Carlo Dalla Mura, Passeggiata a Palazzo Chaillot, Parigi, 1953-1957

Tra scelta estetica e cronaca

Un racconto fotografico, dunque che vuole identificare la scelta estetica di Dalla Mura, che ebbe modo di evolversi in virtù della collaborazione tra il 1958 ed il 1966 con “Il Mondo”, noto settimanale di politica e cultura fondato e diretto da Mario Pannunzio.

Qui 59 delle fotografie di Carlo Dalla Mura furono pubblicate mentre 39 furono acquistate senza essere divulgate, conseguenza del repentino e definitivo epilogo di chiusura del giornale.

Una fotografia – la sua – che secondo Rampini direttore del CRAF, “è anti-formalista, immediata, arguta e leggera, capace di sintetizzare, più con la sua qualità evocativa che con la sua compiutezza formale, gli articoli a cui veniva associata”.

Benché di professione fosse avvocato, l’autore non preferì mai la via del professionismo. Scelta che non prese nemmeno quando fu coadiuvante del trimestrale “Iulia Gens”.

Autore in questa esperienza editoriale di servizi fotografici più studiati e descrittivi, il suo stile fotografico è da ritenersi vicino agli insegnamenti sia di Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau, che alle prime incredibili testimonianze visive promosse da William Klein, di cui Dalla Mura adorava i celebri fotolibri dedicati a New York e Roma. 

Un disilluso fotografo errante, che in questi pochi anni di incalzante attività visiva, dimostra in questa ricostruzione antologica, il suo essere perfettamente a proprio agio da osservatore del mondo.

Un percorso visivo che offre luoghi da riscoprire in sequenza da Parigi a Tangeri, da Madrid a Lisbona, e ancora Sofia, Atene, Istanbul e allo stesso modo il ritratto del suo Friuli. Libero dal conformismo accademico da circolo fotografico, ci ha lasciato una testimonianza visiva moderna e libera

Carlo Dalla Mura Parigi 1961
Carlo Dalla Mura, Parigi, 1961

Chi è Carlo Dalla Mura?

Nato a Udine nel 1927, Carlo Dalla Mura si laurea in giurisprudenza nel 1949. Dopo gli anni dedicati alla passione per la vela e ad alcuni viaggi “di formazione”, in cui soggiorna lungamente a Parigi, rientra nella sua città natale nel 1957 per intraprendere la professione che avrebbe poi praticato fino alla pensione, quella di avvocato civilista.

Accanto alla vocazione “ufficiale” che l’avrebbe annoverato tra i principali avvocati udinesi, tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta, Dalla Mura coltiva la passione per la fotografia, praticata da autodidatta, sia in patria, sia nei frequenti viaggi all’estero, spesso in compagnia dell’amico Toni Longega, titolare dell’omonima celebre boutique di piazza Libertà, nelle cui soffitte aveva allestito una camera oscura, passo fondamentale per una definitiva autonomia di Dalla Mura nella stampa delle proprie immagini che, a partire dal 1958, inizia a proporre all’attenzione del settimanale di cui è appassionato lettore: “Il Mondo”.

Realizzato da una redazione di intellettuali tra i più noti e qualificati dell’epoca, la rivista rappresentava il tentativo di far crescere nell’Italia del secondo dopoguerra una cultura laica e liberale di stampo anglosassone, ugualmente distante dai due blocchi contrapposti, quello marxista e quello cattolico, che sarebbe sfociato più tardi nella fondazione del Partito Radicale.

Le fotografie di Dalla Mura sul “Il Mondo” verranno pubblicate numerose fino al 1966, così come i suoi tanti servizi sul trimestrale “Iulia Gens”. A quella data, tuttavia, l’avvocato udinese aveva già abbandonato da un paio d’anni la pratica fotografica, complice anche il furto delle sue amate Leica, per dedicarsi interamente alla professione forense, alla famiglia e concedendosi la divagazione sportiva della barca a vela, che lo porterà a vincere un campionato italiano per la classe “Dragone” e a compiere, nel 1983, una traversata dell’Oceano Atlantico.

La sua vicenda di fotografo verrà riscoperta solo nel 2000, anno in cui Udine gli dedica una grande mostra antologica.