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A Torino una mostra sulla fotografia e l’arte italiana degli anni ’60 e ’70

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Camera Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita una mostra sulla fotografia e l’arte italiana degli anni ’60 e ’70, un periodo straordinariamente ricco di stimoli visivi, intellettuali e sociali.

Due le mostre previste per questo nuovo appuntamento di Camera Doppia: “La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977” e “Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975“, una collettiva e una personale, esposte nella sede di Torino fino al 2 ottobre.

Bruno Manconi Lia Rumma e Bruno Gambone Courtesy Archivio Lia Rumma
Bruno Manconi Lia Rumma e Bruno Gambone Courtesy Archivio Lia Rumma

Il focus verte attorno al clima di quegli anni vissuti tra sperimentazione, ricerca e invenzione di nuove forme artistiche. Protagonisti sono gli artisti, i loro volti e i loro corpi: la fotografia è la testimonianza, ad esempio, della nascita dell’Arte Povera a Torino – uno dei movimenti più importanti della seconda metà del secolo.

È testimone anche delle grandi manifestazioni che trasformano le mostre in eventi imprevedibili che coinvolgono intere comunità, come nel caso della storica mostra tenutasi ad Amalfi nel 1968: anni rivoluzionari in ogni ambito, che la fotografia racconta attraverso scatti divenuti iconici.

La rivoluzione siamo noi

La mostra, curata da Ludovico Pratesi e organizzata e promossa da Archivio Luce Cinecittà, disegna un percorso dell’arte in Italia attraverso gli scatti dei fotografi che in quegli anni hanno documentato eventi cruciali.

Ne sono un esempio le performance nelle gallerie Sperone e Tucci Russo a Torino, L’Attico a Roma e Lucio Amelio e Studio Morra a Napoli, oltre alla grandi e leggendarie mostre internazionali come Arte povera più Azioni povere, Vitalità del Negativo e Contemporanea.

Ketty La Rocca

La personale dedicata a Ketty La Rocca, curata da Raffaella Perna e Monica Poggi, indaga in particolare il rapporto fra fotografia e parola, fra gesto e linguaggio. Attraverso una rielaborazione di immagini iconiche, come quella che ritrae Che Guevara, o le cartoline dell’Archivio Alinari, l’artista reinterpreta con la propria calligrafia la storia della fotografia del Novecento in una chiave personale.

Il mito del viaggio, esploso negli anni Sessanta in seguito al boom economico, viene invece capovolto in chiave ironica con i cartelli stradali della performance Approdo, in una commistione fra arte e vita che caratterizza tutta la produzione di una delle principali figure dell’arte italiana del Novecento.

Due mostre diverse accomunate da un’unica azione, quella del “fotovivere”, neologismo creato da Ketty La Rocca che può estendersi a tutte le manifestazioni artistiche del periodo, rese eterne dalla presenza della fotografia.