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MostreItaliaMirrors: a Prato una mostra tributo a Francesca Woodman

Mirrors: a Prato una mostra tributo a Francesca Woodman

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Dal 3 all’11 settembre, la Sala Campolmi di Prato ospiterà Mirrors, una mostra tributo a Francesca Woodman che raccoglie le riflessioni di 22 artiste italiane e internazionali.

Esposte oltre 100 fotografie su carta fine art che indagano un tema di frequente interesse nella fotografia contemporanea: lo specchio, inteso come metafora del sé.

L’evento, a cura di Alberto Desirò, vede la consulenza artistica di Vittorio D’Onofri, Romina Sangiovanni ed Erika Lacava e la collaborazione di Simone Ridi.

Munuera Gloria Marco, Una stanza tutta per me
Munuera Gloria Marco, Una stanza tutta per me

Lo specchio e la metafora del sé

Nella fotografia contemporanea l’autoscatto è stato spesso utilizzato come strumento di ricerca e di analisi interiore per passare, attraverso il corpo fisico, a un’analisi di sé più profonda. Mezzo privilegiato di indagine, nell’autoritratto il soggetto diventa nello stesso tempo oggetto, in un’identificazione che, attraverso il medium fotografico, diventa ancora più netta. La macchina fotografica, infatti, permette all’artista di auto-ritrarsi assottigliando il confine della mediazione tecnica e temporale, in una visione che appare immediata quanto quella offerta dallo specchio.

Il progetto espositivo Mirrors prevede la partecipazione di artiste che hanno maturato una lunga esperienza nella ricerca fotografica concettuale, qui riproposta attraverso una serie di scatti dal respiro unitario. Attraverso le opere in mostra, si passa da un sé incorporeo, evanescente, alla ricerca di una dissoluzione fisica che metta in mostra il perdurare dell’anima, a un corpo indagato tramite gli oggetti della memoria, dal corpo moltiplicato nei suoi mille doppi a quello corroso, sgretolato dall’azione del tempo.

Gonneli Federica, Niente del prima sarà uguale dopo
Gonneli Federica, Niente del prima sarà uguale dopo

Il corpo e lo spazio

Altro elemento di analisi costante è il rapporto del corpo con lo spazio circostante, che non funge solo da scenografia ma diventa oggetto relazionale con cui le artiste si pongono in dialogo, rendendolo protagonista del racconto e interlocutore attivo.

Dai luoghi abbandonati, a stanze da letto spoglie che mostrano i segni del tempo, a specchi che entrano direttamente in scena presentando un io altro ed emancipato, lo spazio entra nel corpo come il corpo in esso, in un’osmosi fatta di texture, linee e cromie in cui il luogo si fonde e confonde con i corpi ritratti alla ricerca di una nuova dimensione spazio-temporale in cui vivere.

Quaranta Isabella, Beyond reality, Inquietudine
Quaranta Isabella, Beyond reality, Inquietudine

Un tributo a Francesca Woodman

In questo scenario di riflessioni comuni, Mirrors si configura anche come un tributo al lavoro di Francesca Woodman considerata come una tra le fotografe del Novecento che più hanno riflettuto su questo tema, la cui produzione artistica è incentrata sul rapporto tra il corpo, come soggetto e oggetto simultaneamente, e il proprio sguardo.

Nella sua indagine fotografica la Woodman ha sempre prediletto l’autoscatto come strumento di ricerca e narrazione, attraverso un’estetica concentrata sulla fusione tra corpo e spazio, privilegiando spesso i luoghi abbandonati, reinterpretati in una dimensione surrealista e visionaria. Attraverso sperimentazioni come il corpo in movimento, la doppia esposizione o lunghi tempi di esposizione, la Woodman otteneva, negli anni ‘70, volti sfocati al limite della riconoscibilità che denotano una ricerca e un’interrogazione costante sulla propria identità.

Francesca Woodman ha vissuto fra gli Stati Uniti e l’Italia (Firenze, Roma) e ha lasciato, in soli dieci anni, tra i 13 e i 22, oltre 800 fotografie. Il suo linguaggio visivo ha ispirato moltissimi artisti ed è tutt’oggi ancora viva e presente, con mostre dedicate alla sua opera in tutto il mondo.