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Le foto di Alessandra Calò in mostra alla Maison Laviniaturra di Bologna

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Herbarium. I fiori sono rimasti rosa” è il titolo della nuova mostra dell’artista Alessandra Calò in mostra alla Maison Laviniaturra di Bologna.

Il noto atelier-salotto bolognese di moda, fondato dalla fashion designer Lavinia Turra, prosegue con le mostre di artiste donne: una stagione espositiva che continuerà fino al 2023.

Le fotografie di Alessandra Calò nelle stanze dell’atelier bolognese

Ancora una volta l’arte e la moda si fondono per dare vita ad un progetto espositivo ricco di suggestioni e fascinazioni. Le creazioni stilistiche dell’atelier si intrecciano e mescolano, dunque, alle opere dell’artista Alessandra Calò impregnandosi di un intenso significato sociale e simbolico.

In mostra una serie di diorami fotografici, frutto di un percorso condiviso con alcune persone del progetto sociale “Incontri! Arte e persone” ai Musei Civici di Reggio Emilia.

Herbarium © Alessandra-Calò

Un progetto che parte dagli erbari custoditi nella sala di botanica del Museo reggiano

Incuriosita dalla ricca collezione custodita ed esposta nel museo, il focus è caduto su ciò̀ che non è visibile al pubblico: una serie di erbari custoditi in un vecchio armadio nella Saletta della Botanica” così racconta l’artista.

Nonostante il carattere scientifico che li contraddistingue (famosa è la collezione settecentesca di Filippo Re), ci siamo soffermati sullo sguardo romantico scoperto sfogliando un erbario dell’allora quattordicenne Antonio Casoli Cremona (1885) che catalogava in maniera amatoriale tutte le erbe presenti nel suo giardino e nei dintorni della città”.

Da questa osservazione della natura e della sua imperfezione, la Calò insieme ai partecipanti del laboratorio, ha trasformato le erbe spontanee (le cosiddette “erbacce”) in impronte su carta fotografica grazie alla tecnica del fotogramma, la stessa tecnica usata da molti artisti delle avanguardie del ‘900 come Man Ray.

Alessandra Calò ha poi dato vita a sovrapposizioni di immagini e simboli che rimandano al concetto di fragilità e umanità, unendo alle forme delle erbe quelle delle mani stesse dei partecipanti.

Un nuovo e innovativo modo di concepire l’immagine che racconta il gesto di cura evocato dai protagonisti delle fotografie fino ad arrivare alla simbiosi e al parallelismo con la natura e l’umanità raffigurata.