Un ultimo saluto a Sergio Scabar

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E’ scomparso oggi, a 73 anni, il fotografo Sergio Scabar.

Nato in provincia di Gorizia, nel 46, è sempre stato riconosciuto come un artista che ha fatto dello scatto un vero strumento di riflessione e di indagine.

Autodidatta, Scabar è divenuto noto per l’originalità de Il teatro delle cose del 1999, lavoro che ha segnato la sua svolta stilistica votata a una ricerca poetica incentrata sull’essenzialità degli oggetti e delle loro forme. E attualmente è aperta al pubblico una mostra antologica dedicata a lui, a Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia.

La notizia della sua scomparsa è stata condivisa subito sui social con ringraziamenti a Scabar, per tutta la sua attività.

“La mia, è una fotografia di oggetti del quotidiano: ciotole, bottiglie, conchiglie, bicchieri…, composti, in posa. Il punto di vista centrale, una luce velata di silenzio su una gamma scura, gli oggetti che cercano la luce. Una stampa creata in camera oscura, un momento vissuto nella nascita di qualcosa di miracoloso. Il fascino della carta baritata impregnata di gelatina al bromuro d’argento, che, dopo essere impressionata dal negativo, si immerge nella bacinella con un’alchimia di acidi, dove avviene la nascita dell’immagine, che si rivela ai miei occhi lentamente. E a ogni stampa si rinnova la gioia e lo stupore di questo rito, il cui risultato è una fotografia in un unico esemplare. Importante è la cornice, realizzata, in modo diverso per ogni stampa, diventa parte integrante dell’opera. Amo la vita delle cose e mi affascina il mondo silenzioso di Morandi”.