Il progetto ‘Ciao vita mia‘ di Arianna Arcara e Claudio Majorana ha vinto il Premio Pesaresi 2019.
Il premio, promosso dal Comune di Savignano sul Rubicone in partnership con i Comuni di Forlì, Ravenna e Rimini e in collaborazione con l’associazione “Savignano Immagini”, è giunto alla diciottesima edizione.
Premio Pesaresi 2019 è dedicato al fotografo riminese Marco Pesaresi e premia la promozione di ricerche e produzioni di fotogiornalismo connotate da aspetti di progettualità e di innovazione nell’ambito del linguaggio della fotografia contemporanea e della cultura visiva.
Ciao Vita Mia, il progetto che ha vinto il Premio Pesaresi 2019
“Nella mente di sti bambini, nelle loro opinioni, ci manca qualcosa. Noi siamo
fatti con gli ingredienti dell’universo. Una massaia non può fare i biscotti se
non c’è la sugna, la vaniglia, lo zucchero o le uova. Se tutte ste cose non ci
sono e qualcosa manca non si po fari u biscotto. Senza a sugna appiccicano
tutte cose, se manca la vaniglia non ha l’aroma, se manca lo zucchero non
sono zuccherati, se manca l’uovo non possono unirsi, se manca l’ammoniaca
non alzano.
A sti bambini ci manca tutto. Come vengono sti biscotti?
Non sono nemmeno allo stato selvaggio perché u cavallo allo stato selvaggio
corre sempre, non si ferma.
Sti bambini non corrono, non fanno, non parlano. Ai nostri occhi sembra che
fanno questo e quell’altro. Ma l’uomo è diverso dal cavallo, doveva dare atto
di avere un’intelligenza, di avere gli ingredienti dell’universo.
Loro non ce l’hanno, gli mancano e non si fa niente per donare ste cose.
Voi scommetto che siete venuti qui perché volete recuperare ciò che si è
perso. Ma il colpo sparato dal cacciatore e l’uccello che se n’è scappato non
si possono pigghiari. Sono due cose che non si possono pigghiari cchiù.
Sicuramente ci rincontreremo perché io non penso che gli uomini sono stati
fatti per caso. Ci sarà anche un perché gli uomini si incontrano.
Ma come vi ho detto poco fa, un uomo anche se cammina può essere morto.
Un morto.”
Queste parole ci sono state dette dal signor Giuseppe, abitante di Librino, incontrato dai fotografi in un cantiere nel retro di uno dei tanti palazzi del quartiere.
“Ci ha visto con il nostro banco ottico, mentre fotografavamo dei bambini, si è incuriosito e da lì è iniziata la nostra conversazione“.
Il quartiere di Librino
Librino è un quartiere della periferia sud-ovest di Catania la cui progettazione fu affidata, nel 1970, all’architetto giapponese Kenzō Tange. Consegnato nel ’72 quello che era stato pensato come un quartiere modello divenne negli anni un’area di abitazioni popolari e covo di delinquenza.
Nel corso della sua realizzazione il disegno della moderna new town subì diversi cambiamenti, diventando ad oggi uno tra i progetti di città satellite più fallimentari in Italia, abitato all’incirca da 90.000 persone e ancora in fase di ultimazione.
A Librino noi fotografiamo principalmente bambini. Proviamo a documentare l’innocenza che ancora li pervade prima che passino ad un’adolescenza già segnata dalle dimensioni identitarie di appartenenza a una cultura marginale esposta alla micro/macro criminalità e al degrado delle infrastrutture.
Fin dall’inizio ci siamo impegnati perché la comunità potesse essere resa partecipe nella realizzazione del progetto. La scelta di utilizzare un banco ottico analogico, è legata anche alla possibilità di favorire l’interazione tra fotografo e soggetto. Ci impegniamo a spiegare ai ragazzi l’utilizzo del mezzo e gli lasciamo usare delle nostre macchine per scattarsi delle foto.
Le fotografie vengono donate in più copie a ogni soggetto ritratto. Molti dei bambini hanno i genitori in carcere e le stampe vengono spesso spedite ai familiari, a volte reclusi lontano dalla provincia di Catania.
Al contrario di quel che dice il signor Giuseppe noi vorremmo poter lasciare qualcosa a queste persone, anche solo un ricordo, una foto. Sogniamo una festa nel cortile dei palazzi di Viale Moncada, dove poter restituire il lavoro svolto in quei luoghi.
Entrare in contatto con questa comunità richiede tempo, ogni zona ha le sue regole e persone. Instaurare un rapporto di fiducia è necessario per realizzare il nostro lavoro. Vincere questo concorso ci permetterebbe di investire maggior tempo sul progetto, coprire spese di viaggio, pellicole, sviluppo e stampa.