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A Liège la Biennale Internazionale di Fotografia e Arti Visive

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LIÈGE. Vedere e credere saranno le due parole chiave per BIP2014 la Biennale Internazionale di Fotografia e Arti Visive che, alla sua nona edizione, esplorerà il rapporto tra immagine e credenze. Le immagini sono sempre una fonte ambigua di promesse, mentono e raccontano la verità allo stesso tempo e il loro fascino è capace di suscitare fanatismi. E’ questo collegamento incrollabile che BIP2014 proverà ad esplorare attraverso una selezione di artisti eclettici dove la mistificazione e il sacro sono in gioco, essendo spesso legati insieme.Il tema 2014, infatti, ruoterà attorno a “Pixel of Paradise” con una serie di mostre che rimarranno aperte al pubblico fino al 25 maggio.

 

ph Philippe Cancel
ph Philippe Cancel

 

IDOLES. La Cité Miroir sarà uno dei fari BIP2014. Qui, infatti, verrà ospitata una mostra collettiva che mette in discussione l’immagine di potere e di autorità con lavori di Oliver Hartung, Robert Boyd,Cyril Porchet, Philippe Chancel, Christopher Morris, Christian Lutz, Eric Baudelaire e Branislav Kropilak. Tra democrazia e dittatura, fervore religioso e venerazione per il marketing, le masse e funzionari eletti a tutti i livelli, interrogano i vari aspetti della devozione, rivelando la forza idolatrice di un essere vivente che è diventato una immagine, o di un’immagine che ha preso vita, in grado di catturare bene o male migliaia di occhi. Sedie vuote pronte ad accogliere centinaia di azionisti di grandi multinazionali, file uniformi di fronte a un discorso di Barack Obama, il culto della personalità in Siria, le disumane celebrazioni del 1° maggio in Corea del Nord, fanatismo e stregoneria in una comunità religiosa, simboli pubblicitari totalitari, la caduta dei regimi e la copertura dei media televisivi, la drammatizzazione della guerra: queste diverse prospettive si fanno eco tra loro e distorcono e riverberano i significati e le forme. Queste immagini potenti, che rivelano similitudini disturbanti, a prescindere dal campo a cui appartengono, esibiscono la fascinazione dell’estetica del potere, la sua messa in scena e la sua decadenza, meglio delle parole. La mostra “Idoles” includerà l’anteprima europea dell’installazione video “The Man Who Fell to Earth” di Robert Boyd, un montaggio forte e commovente sulla caduta dei regimi e degli uomini.

 

ph Jean Claude Moschetti
ph Jean Claude Moschetti

 

BAL. Al Bal (Musée de Beaux-Art De Liège), invece, il programma BIP2014 integrerà le collezioni permanenti del museo. Dipinti classici e moderni, arte figurativa e astratta, opere contemporanee, i tesori della Città di Liegi e la Federazione Vallonia-Bruxelles e la collezione Graindorge saranno riorganizzati per adattarsi al tema BIP2014. Qui troveremo i lavori di Jean-Claude Moschetti, Sophie Langohr, Thomas Devaux, Léa Golda Holterman, Raoef Mamedov, Alexandre Christiaens, Sasha Bezzbov et Jessica Sucher, Corinne Vionnet, Thomas Cartron, Thomas Demand, Max Pinckers, Michael Wolf, Damien Hustinx, Fabrice Fouillet, Marco Brambilla, David Claerbout, Marie-Jo LaFointaine, Lola Meotti, Audrey Tchen-Fo, Benjamin Leveaux, Renaud Grigoletto et une proposition curatoriale de Michel Francois et Guillaume Desanges.

 

ph Matthieu Gafsou
ph Matthieu Gafsou

 

MIRAGES. L’atmosfera borghese del Museo Ansembourg, un palazzo del XVIII, farà da fondo ad una riflessione sulla realtà virtuale, l’illusione e il vuoto. Risolutamente orientata verso la (post)modernità, la selezione presentata al Museo Ansembourg contrasta in modo crudo con l’ambiente tradizionale barocca e senza tempo. Video, arte digitale, proiezioni e installazioni visive formeranno un tutt’uno in cui prevarranno il tema dei media, del loro effetto specchio e del loro potere di catapultarci in una seconda realtà. Qui scopriremo Robbie Cooper, Samuel Bianchini, Björn Melhus, Loriot – Mélia, Sébastien Reuzé e Ronald Dagonnier. Il visitatore qui, inoltre, avrà anche l’opportunità di scoprire la serie fotografica “Sacré” di Matthieu Gafsou, un tuffo inquietante nelle fredde immagini rituali del cristianesimo e la loro atmosfera da “fine del mondo”, e di Djos Janssens che si impadronirà dell’area e dei suoi numerosi specchi per parlare ancora una volta di riflessi, tra il letterale e metaforico.

 

ph Vincent Fournier
ph Vincent Fournier

 

ABOUT THE CHAIR. Organizzata dai tre curatori cechi – Hynek Alt , Aleksandra Vajd e Karina Kottová – e messa in scena dallo scenografo Jan Pfeiffer, la mostra presenta il lavoro di oltre 30 artisti, sia emergenti che di fama, dalla scena artistica contemporanea ceca. Il filo conduttore e la chiave della mostra è la sedia, che sarà presente in fotografie, installazioni, video e altri media. Questo oggetto semplice eppure così aperto all’interpretazione, contrasta con il tema di BIP2014 in una certa misura. Rispetto al titolo generale, Pixel of Paradise, la sedia è legata alla terra. Esprime temporalità nonché un solido fondamento. Nella sua forma plurale, crea uno spazio per la comunicazione, la discussione e la comunità. Per quanto riguarda la forma, è unica e universale. La mostra, quindi, si propone di esplorare questo elemento fondamentale, estratto dal suo posto banale nella nostra vita e interpretata da artisti nelle sue dimensioni materiali e trascendenti.

 

ph Patrick Everaert
ph Patrick Everaert

 

VUES DE L’ESPRIT. Fin dalla sua nascita, la fotografia è stata lo strumento per eccellenza per trascendere realtà o almeno per trascendere il visibile. La fotografia ha sempre mantenuto un fascino e persino ovvie affinità con ciò che sfugge: l’invisibile. Vedere meglio, vedendo “attraverso”, vedendo ulteriormente, più vicino, oppure oltre: la sete del vedere della fotografia è inestinguibile e in sessatanni anni di esistenza (1840-1900) è stata costantemente accompagnata da nuovi usi, tecniche, miglioramenti e credenze uniche. La fine del XIX secolo, ha cercato di catturare l’aura, i fluidi, le onde ed i pensieri, il paranormale e le immagini mentali. Molte opere contemporanee continuano a concentrarsi sull’invisibile come dimostra la mostra che mescola scatti d’archivio a nuovi e contemporanei progetti fotografici.

 

ph Philippe Chancel
ph Philippe Chancel

 

EVERMORE. Particolare attenzione è stata riservata alla mostra di Patrick Everaert (all’Espace 251 Nord). L’artista visivo belga sta producendo immagini uniche da quasi vent’anni. Seguendo un istinto inspiegabile trova foto che poi usa per ricostituire nuove immagini che pullulano di potenziale mistero. Anche se tutti gli elementi delle sue fotografie ricostruite sono perfettamente riconoscibili, il senso complessivo di ciò che vediamo in loro rimane profondamente enigmatico. La stranezza inquietante regna sovrana. In un’epoca di velocità e abbondanza, un momento di semplificazione e manipolazione diffusa, Patrick Everaert ricostruisce l’ignoto, l’instabilità, l’alterità del visibile.

 

Micheal Wolf
Micheal Wolf

 

DATAZONE. Nella Salle 7 dell’Académie royale des Beaux – Arts, Philippe Chancel presenta una selezione della sua serie fotografica “Datazone” dove il fotografo oppone disillusione a entusiasmo, una energia di cui ogni esploratore ha bisogno. Sia per quanto riguarda il regime autoritario onnipresente in Corea del Nord, il capitalismo ultra caricaturale a Dubai o disastri esaltati dai media, Philippe Chancel offre immagini dettagliate precise, prive di effetti stilistici e pose.

 

la maison de l'ermite © Adolphe Julien Fouere
la maison de l’ermite © Adolphe Julien Fouere

 

AU-DELÀ. Dal 2008, BIP ha posto le opere d’arte negli spazi pubblici in modo da suscitare la curiosità dei passanti e coinvolgere un maggior numero di persone. Ancora una volta, le fotografie saranno esposte in strada, lungo un percorso che collega le varie sedi espositive. L’obiettivo è duplice: guidare il visitatore nel suo tragitto a piedi da luogo a luogo e consentire ai visitatori di vedere come 35 giovani (di età compresa tra i 12-30 anni) hanno interpretato il tema della Biennale.

 

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