Queerness in Photography: a Berlino c’è una mostra di fotografia queer

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Queerness in Photography è il titolo della mostra di fotografia queer esposta ospitata allo spazio C/O Amerika Haus di Berlino, fino al 18 gennaio.

Tre mostre su identità, genere e sessualità

La grande mostra Queerness in Photography è costituita da tre esposizioni che rispettivamente si intitolano:

  • Under Cover. A Secret History of Cross-Dressers. Sébastien Lifshitz Collection;
  • Casa Susanna. Cindy Sherman Collection;
  • Orlando a cura di Tilda Swinton.

Queste grandi sezioni sono loro complementari tra loro e indagano la rappresentazione fotografica di identità, genere e sessualità. In particolare, la visita offre sia immagini storiche che mostrano l’atto del fotografare come atto di identità e l’unicità del Safe Space (uno spazio sicuro) della storia della fotografia, ma soprattutto le raffigurazioni contemporanee della tematica presente della fluidità di genere. Su quest’ultima questione ruota attorno l’idea della mostra ovverosia se i generi che definiamo abitualmente, siano ancora di attualità.

Se la scoperta della fotografia ufficializzata nel 1983, da un lato ha ritratto le persone, dall’altro le ha conformate nel loro ruolo socio-politico, definendo quello che nella storia dell’arte si va dicendo “categorizzazione”, che può variare dalle caratteristiche fisiche, all’atteggiamento fino all’abbigliamento. In questo senso, molti autori nella storia della fotografia si sono distinti per autorevoli serie fotografiche, tuttavia, questa metodologia ha permesso il costituirsi di ruoli di genere, veicolando la fotografia come mezzo di stigma e di discriminazione.

Oggi il panorama visivo pone da tempo nuove sfide e va di pari passo al confluire della società: è il caso dei diritti della comunità LGBTQIA+ che, nelle tre mostre di Queerness in Photography, svelano un panorama eterogeneo e dimostrano come la fotografia può svolgere una funzione di liberazione e di auto-potenziamento. La documentazione che analizza l’identità e la coesione si presenta con nuove forme di rappresentazione.

Anonymous, Bambi and the Cross-Dressers Band of The Carrousel of Paris, 1958, Sébastien Lifshitz Collection
Anonymous, Bambi and the Cross-Dressers Band of The Carrousel of Paris, 1958, Sébastien Lifshitz Collection

L’identità di genere svelata dalla fotografia in Under Cover

La prima mostra è costituita da tre sezioni intitolate Under Cover (Sotto copertura), A Secret History of Cross-Dressers (Una storia segreta di travestiti) e Sébastien Lifshitz collection. Quest’ultima è una raccolta di fotografie amatoriali collezionate nel corso di decenni dall’omonimo regista francese.

Da questa indagine espositiva si comprende che, fin dagli anni Sessanta del Diciannovesimo secolo, le persone hanno utilizzato il mezzo fotografico per mettere in discussione l’identità di genere, rivelata in particolare modo dall’abbigliamento o dalle caratteristiche fisiche. Senza conoscere le rispettive storie o motivazioni personali, i ritratti presenti in mostra illustrano il desiderio dei soggetti di esplorare sé stessi davanti alla macchina fotografica. Oltre a ribellarsi alle aspettative sociali imposte e alle norme politiche, si rendono consapevoli della propria identità nell’autoritratto prodotto fotograficamente. Le testimonianze visive della Collezione Lifshitz sono quindi tra le scoperte più significative della storia fotografica recente e colmano un vuoto nella memoria culturale.

Le tre sezioni di Sébastien Lifshitz Collection

Sébastien Lifshitz Collection, prodotta dal festival internazionale della fotografia Les Rencontres d’Arles è suddivisa in diversi capitoli. Accanto a personalità androgine vestite di giacca e cravatta, nella sezione Under Cover. A Secret History of Cross-Dressers si possono ammirare le drag queen di RuPaul o matrimoni fake tra persone dello stesso orientamento sessuale.

In Sébastien Lifshitz Collection, si distinguono la varietà di forme visive che illustrano il femminismo, i diritti LGBTQIA+, identità trans e la liberalizzazione della sessualità. Attraverso questo materiale storico, dunque, viene offerto lo sviluppo del progresso sociale che diventa reale in un immaginario storico: un processo che è stato raggiunto solo perché le persone hanno sfidato gli atteggiamenti previsti dalle convenzioni sociali o dalle attribuzioni binarie.

Casa Susanna, Cindy Sherman Collection
Casa Susanna, Cindy Sherman Collection

Casa Susanna, da una collezione di Cindy Sherman

Cindy Sherman è nota come l’artista più trasformista della storia della fotografia contemporanea. Nella seconda mostra, Casa Susanna. Cindy Sherman Collection, l’artista si basa sulla storica scoperta di fotografie ritrovate per caso.

Ho trovato le foto di Casa Susanna in un album venduto in un mercatino dell’antiquariato a New York circa 17 anni fa. L’album in sé non valeva la pena di essere conservato, ma le foto mi entusiasmavano“.

Casa Susanna era un safe space per le persone trans di Hunter, a New York, negli anni ’50 e ’60. L’atto di fotografare all’interno di questa piccola società era altamente scandaloso dal punto di vista sociale poiché i membri documentavano visivamente ciò che all’epoca era vietatissimo: una vita al di fuori dei ruoli di genere socialmente costruiti.

Il significato delle immagini di Casa Susanna non solo rivelano coesione e solidarietà all’interno di questa comunità, ma trasmettono la spensieratezza e l’allegria che sono chiaramente palpabili nella libera espressione delle persone. Nel contempo, le tracce dei protagonisti ripresi in Casa Susanna, a causa di decenni di tabù sull’identità e la sessualità, rimangono un enigma visto che ad oggi non vi sono esplicite dichiarazioni sulle intenzioni raffigurate.

In collaborazione con Sébastien Lifshitz collection, C/O Berlin sta quindi realizzando un archivio di immagini queer che sarà utile per le generazioni future.

Orlando Mickalene Thomas Untitled 4 Orlando Series 2019 © Mickalene Thomas
Orlando Mickalene Thomas Untitled 4 Orlando Series 2019 © Mickalene Thomas

Orlando a cura di Tilda Swinton

La celebre attrice britannica Tilda Swinton nel 1992 ha ricoperto il ruolo non binario nel pluripremiato film Orlando (diretto da Sally Potter), tratto dall’omonimo romanzo del 1928 di Virginia Woolf. 

Parlando del progetto, l’attrice ha detto: “vedo Orlando come una storia sulla vita di una persona che si sforza di liberarsi completamente dai costrutti del genere o delle norme sociali“. Grazie a questo film, l’immagine androgina della Swinton la contraddistinguono come una delle più versatili attrici della sua generazione, divenendo un importante riferimento nella comunità LGBTQIA+.

Attraverso la pellicola e il libro, alla Swinton è stata commissionata la curatela della mostra Orlando per conto della rivista Aperture per C/O Berlin. All’interno di questa sezione, si intrecciano fluidità di genere e idea di coscienza, senza limiti e in modo inedito. Vi sono, infatti, sia opere realizzate proprio per Orlando che molteplici prospettive su identità, genere, origine e sessualità. La curatela comprende prospettive artistiche e approcci diversi in cui le idee convenzionali, le forme di rappresentazione e le relazioni di potere vengono frantumate.

La mostra presenta le opere degli artisti: Zackary Drucker, Lynn Hershman Leeson, Paul Mpagi Sepuya, Jamal Nxedlana, Elle Pérez, Walter Pfeiffer, Sally Potter, Viviane Sassen, Collier Schorr, Mickalene Thomas e Carmen Winant.

Orlando 1988 © Sally Potter
Orlando 1988 © Sally Potter
DoveC/O Berlin Foundation Amerika Haus, Hardenbergstraße 22–24, Berlin
QuandoFino 18 gennaio 2023
OrariTutti i giorni dalle 11 alle 20
IngressoIntero 10 euro; ridotto 6 euro. Per l’ingresso senza tempi di attesa, si suggerisce l’acquisto del biglietto a tempo online.
Infowww.co-berlin.org

Terry Peterle
Terry Peterle
Nell’ambito della fotografia il suo interesse e i suoi studi si sono rivolti prevalentemente nella cultura e linguaggio fotografico, e con particolare interesse segue lo sviluppo e le diramazioni dello stesso nella fotografia attuale.

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