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Fotografia Europea 2021, tutte le mostre da vedere a Reggio Emilia

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Oltre venti progetti espositivi, sette sedi storiche e sette piazze cittadine. Sono questi i numeri di Fotografia Europea 2021 di ritorno, dal 21 maggio al 4 luglio, nella piazza di Reggio Emilia.

Un’edizione, questa, ispirata a un celebre verso di Gianni Rodari “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!” e che vuole invitare tutti a continuare a guardare in alto.

Dopo la pausa necessaria a contenere la pandemia, che ha portato purtroppo alla cancellazione dell’edizione 2020, l’evento presenta decine di progetti fotografici. Molti dei quali si interrogano sul ruolo delle immagini in questo particolare momento storico.

Il tutto ponendo l’accento sulla loro natura complessa, ottimo punto di partenza per ripensare il mondo in cui viviamo.

donovan OP 1 Kandahar Province Afganistan 2010 From The Tower Series
Donovan Wylie, OP 1 Kandahar Province Afganistan 2010 From The Tower Series

Fotografia Europea 2021: cosa c’è di nuovo

In questo 2021 c’è un nuovo arrivo nella direzione artistica. Accanto a Walter Guadagnini e Diane Dufour arriva Tim Clark, curatore e docente, fondatore e capo redattore del magazine online di fotografia 1000 Words.

La direzione Guadagnini, Dufour e Clark ha selezionato dodici progetti che raccontano un sogno ad occhi aperti, DayDreams, ispirato al concept dell’edizione 2021. Progetti che trovano spazio nelle sale dei cinquecenteschi Chiostri di San Pietro e negli spazi cittadini open air.

Saranno proprio le mostre all’aperto la novità di quest’anno a cui si aggiungono una serie di eventi digitali. Il calendario offline, invece, con gli incontri con gli artisti, le conferenze, il bookfair, le letture portfolio e i workshop, si svolgerà nel weekend del 18,19 e 20 giugno.

Alex Majoli Opera Aperta 2021
© Alex Majoli, Opera Aperta, 2021

Le mostre da vedere a Fotografia Europea 2021

Otto delle nove esposizioni ospitate dai Chiostri di San Pietro insieme a quattro dei sette progetti allestiti open air in città, fanno parte della sezione DayDreams, tutti a cura della nuova direzione artistica.

Ai Chiostri di San Pietro troviamo L’Isola di Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian. Si tratta del risultato della committenza 2020 del festival. Raccoglie in un’opera sonora e un’installazione audio-video multicanale le ultime immagini, gli ultimi suoni e gli ultimi bagliori di una comunità che scompare.

Noémie Goudal presenta Telluris, in cui geografie reali e teoriche creano uno spazio tra la realtà fisica e la sua rappresentazione mentale, mentre David Jiménez con Aura gioca con i limiti della percezione.

David Jimenez Diptych 2006
David Jiménez, Diptych 119, 2006. Courtesy VEGAP

Halfstory Halflife di Raymond Meeks realizzato alle cascate delle Catskill Mountains di New York, indaga l’amicizia e la giovinezza. The Tower Series di Donovan Wylie esamina la presenza del conflitto nel tessuto della vita quotidiana. Invece, INDEX G progetto di Piergiorgio Casotti e Emanuele Brutti curato da Fiorenza Pinna, mette in scena una specie di opera teatrale del silenzio, fatta di assenza di personaggi e delle loro storie peculiari.

Lebohang Kganye presenta due corpus: Tell Tale e In Search for Memory nuova produzione dedicata alla costruzione della memoria. La Bete: a modern tale di Yasmina Benabderrahmane racconta un viaggio nel suo paese natale, il Marocco, nel tentativo di recuperare quattordici anni di assenza.

Accanto a questi progetti, al piano terra dei Chiostri, è esposta Universo Dentro mostra personale dell’artista Sophie Whettnall. La mostra, a cura di Carine Fol, è realizzata in partnership con la Centrale for contemporary Art di Bruxelles. La scelta di esporre il lavoro di un’artista accanto a quello dei fotografi nasce dall’uso peculiare fatto dalla Whettnall del mezzo fotografico, mezzo di archiviazione e fonte di ispirazione.

COVID19 Paris France Lockdown Antoine d Agata magnum photos
COVID-19, Paris, France, Lockdown, 2020 © Antoine d’Agata _ Magnum Photos

Fotografia Europea 2021: le mostre open air

Per la prima volta nella storia del Festival, sette progetti di fotografi contemporanei sono protagonisti di allestimenti open air in sette aree cittadine. Un modo diverso di vivere la fotografia pensato per convivere al meglio con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. Ma anche per essere fruito da un pubblico più ampio possibile.

Continuano il sogno ad occhi aperti Jeff Mermelstein, un’indagine multiforme, comica e straziante sulla vita contemporanea; Virus di Antoine d’Agata, allestito sulle finestre di un palazzo di via Secchi; Eden di Soham Gupta, in Piazza della Vittoria, parla di una città fantasma fittizia, inghiottita progressivamente dalla natura.

Accanto a queste, in Piazza Frumentaria, arriva Marco Di Noia. Il vincitore della Open Call, presenta Tottori, una storia immaginata durante un viaggio in Giappone in cui si mescolano fotografia, illustrazione e video.

Le mostre open air proseguono con un’importante produzione: Opera Aperta di Alex Majoli. L’esposizione, presentata in grandi wallpaper appesi in vari spazi cittadini, mostra come il fotografo interpreta il tema del teatro, il suo legame con la città e l’irruzione del Covid nelle nostre vite.

Con lo spazio aperto si confrontano anche i ragazzi dello Speciale Diciottoventicinque, percorso formativo organizzato dal festival. Qui otto ragazzi tra i 18 e i 25 anni,