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Wide Gaze di Francesco Cito: le foto in mostra in Sardegna

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La sezione dedicata alla fotografia del festival internazionale Isole che Parlano diretto da Paolo e Nanni Angeli sarà quest’anno dedicata a Francesco Cito. Vincitore di due World Press Photo, Cito è considerato oggi uno dei più importanti reporter italiani a livello internazionale. La sua mostra, ospitata al Centro di Documentazione del territorio di Palau, a Sassari, rimarrà aperta al pubblico fino al 9 ottobre.

La XXV edizione del festival si svolgerà dal 5 al 12 settembre nel nord della Sardegna, tra Palau, Arzachena, Luogosanto e La Maddalena. Sono previsti diversi eventi e una mostra dedicata al reporter italiano.

Francesco Cito Sedilo Sarsegna 2001
Sedilo, il gregge. Sono quattro milioni le pecore su una popolazione di un milione e mezzo. © Francesco Cito, Sedilo, 2001

Francesco Cito: Wide Gaze in mostra in Sardegna

La mostra dal titolo Wide Gaze (Un ampio sguardo) è un progetto originale che presenta una selezione di oltre 70 immagini. Un’occasione per raccontare un viaggio lungo trent’anni, dal 1978 al 2009. L’esposizione, inoltre, è un’occasione per festeggiare il ritorno di Cito al festival di Palau a distanza di quattordici anni dalla sua mostra Frammenti di Guerra.

Il percorso espositivo, prevalentemente bianco e nero ha anche un’appendice a colori e il titolo della mostra – Wide Gaze – assume un triplo valore. Uno strettamente tecnico legato alle ottiche grandangolari con cui Cito è solito lavorare. L’altro motivo, invece, è legato all’ampio arco temporale e tematico che le foto in mostra copriranno. Infine, il terzo è legato all’autorialità, alla profondità e alla forza delle immagini che ci restituiscono lo sguardo del fotografo sulla realtà del mondo.

Uno sguardo che spazia tra società (di cui documenta rilevanti aspetti), malavita organizzata, guerre (con reportage in Afghanistan, Libano, Palestina, Golfo Persico, Balcani, etc.) e costume.

Francesco Cito Napoli The horse in tow 1985
Scampia, è uno dei quartieri più popolosi di Napoli, con uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Italia, pari al 50%-75% della popolazione attiva, ed è diventato tristemente famoso come l’emblema di uno dei quartieri più degradati e problematici della città. Una tale densità di persone in precarie condizioni socio-economiche in un complesso così grande ha determinato l’esplodere di una criminalità organizzata che ha trovato un terreno fertile per tutti i suoi traffici, complice l’assenza dello Stato e della legalità. © Francesco Cito, Napoli, The horse in tow, 1985

Una mostra pensata per il festival Isole che Parlano

La mostra è stata pensata ad hoc per il festival, con un importante focus sulla Sardegna. Una terra che Francesco Cito frequenta da moltissimi anni, documentando aspetti legati al sociale, alle tradizioni e al lavoro, evitando gli itinerari turistici.

Il percorso si apre con un ampio sguardo e gli scatti più lontani nel tempo, 1978 e 1979, prevalentemente a colori, foto di punk e minatori (a Londra e nel Galles), di mattanza di tonni a Favignana. Dal mare rosso di sangue si passa al bianco/nero per il “miracolo” dello scioglimento del sangue di San Gennaro a Napoli.

La città natale di Cito è presente anche in altri scatti, realizzati tra l’87 e il ’93. Tra questi ci sono sfarzosi matrimoni, fotografati con grande ironia in contesti molto differenti, con la città a fare da sfondo (da “Neapolitan Wedding story” nel 1995, premio Day in the Life del World Press Photo).

Non mancano poi foto di corse clandestine di cavalli a Scampia, criminalità organizzata, interni del palazzo della questura e il monumentale Palazzo Spagnuolo al centro del quartiere sanità.

Seguono altri palazzi, ma all’estero. Come quello di Buckingham Palace dove Papa Wojtyla passeggia con la Regina Elisabetta nel 1982 e un altro palazzo reale dove, 8 anni dopo, un marine posa mimetizzato su uno sfarzoso divano, davanti ai ritratti dei dignitari sauditi.

Francesco Cito Lebanon Beirut a Mullah 1984
© Francesco Cito, Lebanon, Beirut a Mullah, 1984

I teatri di guerra ritratti da Francesco Cito

Passiamo così ai teatri di guerra che Cito ha documentato in prima linea per vari decenni (rischiando spesso la vita). Si va dall’Afghanistan (1980) con i ritratti di guerriglieri, alla guerra del Libano. Un racconto (1982/1983) a colori che ritrae bambini che giocano con mitragliatori. Ci sono Hezbollah armati, la distruzione a Beirut ovest dopo un attentato e un Arafat poco più che cinquantenne abbracciato da una donna in lacrime.

Si passa quindi a uno dei temi che Francesco ha seguito, nel tempo, con particolare dedizione e trasporto, il conflitto e la questione palestinese, presente con tre scatti (1986, 1988 e 2002), e poi ancora a un soldato irakeno morto sulla strada per Bassora e i pozzi petroliferi in fiamme nella guerra del Golfo del 1991.

A chiudere idealmente la sezione in un gioco di rimandi c’è una foto dell’Afghanistan (del 1989 ma tristemente attuale): un Mullah che mostra il Corano circondato da guerriglieri armati. Seguono un’immagine di Peshawar del 2008 con alcuni giovani intenti nello studio del Corano in una Madrassa e una di Serra San Bruno in Calabria (1989) con un gruppo di frati certosini inginocchiati in preghiera.

Dalla guerra al sociale e al paesaggio

A rompere questa lunga serie lo sguardo di un autista di pullman riflesso nello specchietto su un villaggio dell’Iran (2001). Lo scatto di una donna di Peshawar col burqa che sembra essere parte integrante di un minaccioso murale alle sue spalle.

Nel mentre un’anziana signora si asciuga su una spiaggia di Rimini, nel 1987. Nello stesso anno, sotto un cielo cupo uomini magrissimi che passeggiano nel cortile del manicomio di Reggio Calabria.

Le fotografie di esseri umani lasciano spazio al paesaggio in una foto delle terre senesi e agli animali.

Si arriva così in Russia con tre scatti (2007/2009) e in Bosnia nel ’93, con un bambino che guarda dal finestrino di un pulmino malridotto, con uno sguardo troppo grande per la sua età. A chiudere la prima serie di immagini un tuffo, sospeso, immortalato a Corigliano Calabro.

Francesco Cito Palestina Gaza Jabalia Farina 1990
L’Intifada palestinese esplode nel 1987 nei territori di Gaza Strip e della West Bank occupati da Israele a seguito della Guera dei sei Giorni (1967) quando un camion guidato da un colono israeliano travolge due taxi collettivi nel campo profughi di Jabaliya. Nell’incidente r