Fotoreporter di guerra, Francesco Cito si racconta a Scianna e Verdelli

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MILANO. Giovedì 4 dicembre, alle 19, alla Triennale di Milano si terrà il quarto appuntamento delle Lectio Magistralis di fotografia e dintorni, promosse da Afip International e Cna Professioni, giunte al suo quarto ciclo. Protagonista della serata sarà Francesco Cito, uno dei più importanti e celebrati reporter al mondo. Nel corso dell’incontro, Cito dialogherà della sua vita come fotoreporter negli scenari bellici degli ultimi trent’anni, con un maestro italiano della fotografia contemporanea quale Ferdinando Scianna e con Carlo Verdelli, giornalista e già direttore della Gazzetta dello Sport e di Sette, magazine del Corriere della Sera.

 

Francesco Cito
Francesco Cito

 

Gli incontri, tutti a ingresso gratuito (fino a esaurimento posti), proseguiranno giovedì 11 dicembre con Giuseppe Pino e Roberto Mutti (A little bit of nothing) e termineranno giovedì 18 dicembre con Sergio Libis e Alberto Bianda (Libis, artigiano della luce). Le Lectio magistralis verranno trasmesse in diretta streaming all’indirizzo www.afipinternational.com.

Francesco Cito, è nato a Napoli il 5 maggio 1949, vive a Milano. Dopo aver frequentato le scuole superiori, abbandona gli studi e gira l’Europa. Nel 1972 si ferma a Londra per dedicarsi alla fotografia, da sempre il suo obbiettivo, quando ancora bambino, sfogliava il settimanale Epoca, immaginando un giorno di emulare Walter Bonatti. Nella capitale Britannica, vorrebbe frequentare i corsi di fotografia al Royal Art College, purtroppo troppo costosi per le sue possibilità, e per sopravvivere nella Londra dei favolosi anni 70, si adatta ai più svariati mestieri, dal lavapiatti in un ristorante in King’s Rd, al facchino dei Grandi Magazzini Harrod’s, e poi al Ronnie Scott’s, tempio del jazz. Dopo un anno di esperienza in cui lavora per un settimanale di musica pop-rock, nel 1975 diventa fotografo freelance ed inizia a collaborare con il Sunday Times Magazine, e realizza un reportage sul “Contrabbando di sigarette”, il quale successivamente gli dedica la prima copertina per il reportage “La mattanza”. In seguito collabora anche con L’Observer Magazine. Nel 1980, a seguito dell’ invasione Sovietica, è uno dei primi photo-reporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato, percorrendo a piedi oltre 1200 Km nei tre mesi al seguito dei “mujaheddin” che combattono contro l’Armata Rossa. Tra la fine del 1982 e inizio 83, realizza a Napoli un reportage sulla camorra. Verrà pubblicato dalle maggiori testate italiane e straniere, tra cui Epoca, Stern, Life, Paris Match. Nel 1983, è inviato sul fronte Libanese dal settimanale Epoca. Segue il conflitto in atto nel PLO (Palestinien Liberation Organization) tra i pro siriani del leader Abu Mussa e Yasser Arafat e suoi sostenitori. E’ l’unico photoreporter a documentare la caduta di Beddawi Refugee Camp, ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà gli eventi libanesi fino al 1989. Nel 1984, inizia il suo lavoro sulla Palestina e sulle condizioni del popolo palestinese all’interno dei territori occupati della West Bank (Cisgiordania) e Gaza Strip. Resta ferito tre volte durante la prima “Intifada” e nel 1994 mentre realizza un reportage sui Settlers oltranzisti Israeliani per il settimanale tedesco Stern. Segue tutto il processo in atto della controversa situazione Israele – Palestina, e nell’aprile 2002, è tra i pochi a documentare l’assedio di Jenin sotto coprifuoco e chiuso alla stampa, durante l’assedio israeliano, come anche a Bethlehem. Nel 1989, è inviato dal Venerdì di Repubblica di nuovo in Afghanistan e, ancora clandestinamente, per raccontare la ritirata sovietica e la possibile presa di Kabul da parte della resistenza, la quale avverrà solo nel 94. Tornerà in zona di nuovo nel 1998 inviato da Panorama Mag. Nel 1990 per il Venerdì di Repubblica è tra i primi photoreporter a seguito dei Marines Americani in Saudi Arabia, dopo l’ invasione irachena del Kuwait. Seguirà il conflitto Guerra del Golfo fino alla liberazione del Kuwait il 27 marzo 1991. A più riprese, segue i conflitti balcanici, Bosnia, Kossovo, Macedonia, Albania. In Italia segue i fatti di mafia e di camorra, ma anche il palio di Siena e aspetti sociali vari. Negli ultimi tempi, l’obiettivo è puntato sulla Sardegna fuori dagli itinerari turistici.

Nel 1995 il World Press Photo gli conferisce il terzo premio Daily Life per il “Neapolitan Wedding”

Nel 1996 il World Press Photo gli conferisce il primo premio per il Palio di Siena.

Nel 1997 l’ Ist.Abbruzzese per la storia d’Italia contemporanea, gli conferisce il premio “Città di Atri” per l’ impegno del suo lavoro sulla Palestina.

Nel 2001 Mezione d’ Onore Leica Oskar Barnak Award per il reportage “Sardegna”

Nel 2004 riceve il premio Città di Trieste per il Reportage. I° edizione

Nel 2005, riceve il premio: La fibula d’oro, a Castelnuovo Garfagnana (LU)

Nel 2005 Premio Werner Bischof ” Il flauto d’argento” ad Avellino

Nel 2006 La FIAF lo insigne del titolo “Maestro della fotografia italiana.

Nel 2006 vince il premio Bariphotocamera

Nel 2009 riceve il premio Antonio Russo per la fotografia di guerra

Nel 2009 Riceve il premio San Pietroburgo (Russia)

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