A Gianni Berengo Gardin il premio Bastianelli 2014

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ROMA. Gianni Berengo Gardin con il suo “Il racconto del riso” ha vinto il premio Marco Bastianelli 2014 per il miglior libro fotografico. Il libro, pubblicato da Contrasto, ripercorre un pezzo di storia italiana, fatta di immagini, tradizione e memoria. Scatti in bianco e nero che raccontano la famiglia Rondolino e la loro azienda, La Colombara, con sede in un paesino vicino a Vercelli che ospita la cascina di famiglia e dove sono ancora racchiusi le memorie e i ricordi di chi, negli anni, ha dedicato la propria vita alla coltivazione del riso per farne una eccellenza italiana di livello internazionale: il riso Acquerello.

 

la copertina del libro di Gianni Berengo Gardin
la copertina del libro di Gianni Berengo Gardin

 

Immagine dopo immagine, vediamo il tempo scorrere, i campi che si trasfigurano con il passare delle stagioni, gli strumenti per lavorare la terra, i volti degli uomini e delle donne che vi lavorano.
 Comprendiamo così le diverse fasi di un rito che si rinnova lungo l’arco dei dodici mesi e che coinvolge esperienze antiche ma anche nuove tecniche ed esperimenti innovativi. 
Una tradizione che prosegue con ogni nuovo raccolto, con ogni nuova stagione. 
Nel volume, le immagini di Gianni Berengo Gardin sono accompagnate da testi (in italiano e inglese) di Carlo Petrini, Gianni Rondolino, Marco Vallora e da una antologia di brani scelti intorno alla coltivazione del riso e alla sua cultura.

 

un'immagine tratta da Almost Europe
un’immagine tratta da Almost Europe

 

Non solo, a Luca Nizzoli Toetti, con “Almost Europe” va il premio Marco Bastianelli 2014 Opera prima riservato alle opere emergenti. Edito da Postcart, Almost Europe non è solo un viaggio alla ricerca dell’Europa, da Kaliningrad a Istanbul, lungo la ‘cortina blu’, il nuovo confine disegnato dopo l’ultimo allargamento a est della comunità europea, ma anche il primo capitolo di un progetto di cammino e documentazione, un racconto per immagini, una riflessione sulla vita quotidiana europea, che si dipana tra l’eterogeneo tessuto sociale, culturale e urbano del vecchio continente.
Un progetto che vuole stimolare un confronto costruttivo tra le genti che popolano o visitano la terra dall’ampio sguardo, ovvero l’Europa nel suo significato etimologico, sviluppando una riflessione sull’evoluzione delle relazioni tra i luoghi e i loro abitanti, lungo la strada che ci ha portato a trasformarci dall’ Ulisse che eravamo ai turisti allinclusive che siamo. Questo primo tragitto, da Kaliningrad a Istanbul non è solo uno sguardo al di là di un confine geografico ma anche temporale, varcato il quale si torna indietro nel tempo, verso un passato dimenticato.

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