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I luoghi del lavoro di Gabriele Basilico

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BOLOGNA. Chiude il 20 ottobre la mostra “I luoghi del lavorodi Gabriele Basilico all’ex ospedale degli Innocenti (via D’Azeglio, 41). L’esposizione rientra nel circuito della prima edizione della biennale sulla fotografia industriale promossa dalla Fondazione Mast con la collaborazione dei Rencontres d’Arles e la direzione artistica di François Hébel. Il ciclo di mostre si articola in 17 esposizioni che si svolgono in dieci sedi storiche di Bologna e presso il centro polifunzionale MAST. Attraverso un vasto arco temporale con stampe fotografiche, libri e proiezioni pubbliche le mostre rappresentano “il Lavoro”, soggetto spesso trattato con indifferenza e quasi con distacco dal mondo della fotografia e dagli stessi fotografi.

Ci manca Gabriele, scomparso all’inizio del 2013” lo ricorda François Hébel. “Ci manca per farci credere che niente o nessuno è banale. Non lo era l’amico che incontrava, che si sentiva la persona più importante, la più attesa, non lo erano, ovviamente, il paesaggio e l’architettura. Che fossero urbani, naturali o industriali, non c’erano soggetti “brutti” per Gabriele. Le sue immagini sublimavano l’ordinario, non necessariamente per renderlo più bello, ma certamente per cercare di capirlo. La precisione dell’inquadratura, la giusta distanza sfidavano prospettive e simmetria per regalare una sensazione di movimento al cemento, una dinamica all’immobilità. Architetto, non si lasciava impressionare da un edificio ma cercava il suo inserimento o i suoi contrasti con lo spazio circostante. Più umano”.

 

Loro Piana, Quarona 1991, Basilico
Loro Piana, Quarona
1991, Basilico

 

Questa selezione di immagini, scelte fra quelle meno conosciute di Gabriele e realizzate per le aziende, è stata realizzata con Giovanna Calvenzi, sua compagna di sempre, e con Gianni Nigro, suo assistente per 27 anni. Gabriele era il fotografo degli spazi aperti: dopo il Nord della Francia, Beirut, Berlino, Genova, San Francisco, Shanghai. Pensavamo di conoscere tutte le sue foto migliori. Ed ecco invece un lato del suo lavoro che non era ancora stato rivelato, a parte qualche immagine realizzata per incarichi professionali che aveva l’abitudine di mettere nella selezione delle sue foto migliori.

Per quarant’anni Gabriele Basilico – dice Roberta Valtortaha analizzato il complesso organismo della città, grande invenzione umana che ha trasformato la natura in un tessuto continuo di manufatti, e tutte le profonde modificazioni che sono fittamente intervenute nel paesaggio contemporaneo facendo di esso un immenso scenario artificiale. Ha sempre letto l’uomo, l’essere tecnico che per suo stesso destino modifica il mondo intorno a sé, attraverso tutto ciò che egli ininterrottamente costruisce. Intima parte del territorio urbano, i luoghi del lavoro sono in questo senso esemplari: per Basilico essi sono il simbolo stesso dell’agire dell’uomo vissuto nell’era industriale. Non va dimenticato che il progetto con il quale, tra il 1978 e il 1980, egli sceglie il modo documentario come metodo di lavoro e il paesaggio urbano come tema definitivo della sua ricerca è Milano. Ritratti di fabbriche. Il corpo della fabbrica è contemporaneamente città e luogo della produzione, forte e significativa struttura architettonica ed espressione del fare umano”.

Quando osserva le forme dei luoghi del lavoro, Basilico vede degli organismi perfetti. Se la città è, per lui, un corpo dotato di pelle, nervi, vasi sanguigni, organi (così l’ha spesso descritta), anche quando fotografa le fabbriche, le macchine, i loro ingranaggi ben funzionanti, vede forme antropomorfe: grosse arterie e tendini che attraversano il paesaggio, ingranaggi che si rincorrono, braccia-tubi che entrano ed escono, si espandono, confluiscono e si allontanano. Tutto questo accade in uno spazio che Basilico misura e governa con la sapienza che conosciamo: è lo spazio dell’uomo che contiene le cose costruite dall’uomo.

 

Ansaldo, Larderello 1986
Ansaldo, Larderello
1986

 

 

Gabriele Basilico nasce nel 1944 a Milano dove muore nel 2013. Si laurea presso la facoltà di architettura del politecnico di Milano all’inizio degli anni settanta e inizia presto a fotografare il paesaggio urbano. Il suo primo progetto, Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980, ritrae l’hinterland industriale milanese. Nel1984 è l’unico fotografo italiano invitato a collaborare alla Mission Photographique de la DATAR, ambizioso progetto governativo volto a documentare il paesaggio francese. Nel 1991, assieme a un gruppo di fotografi internazionali, partecipa alla missione fotografica sulla città di Beirut ritratta alla fine della guerra. A partire da quel momento, Gabriele Basilico porta avanti molte campagne autonome e di gruppo in diverse città del mondo ed espone il suo lavoro nell’ambito di innumerevoli mostre, libri e cataloghi. Nel corso degli anni, senza mai interrompere la sua instancabile ricerca fotografica sulla morfologia e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo, Gabriele Basilico è stato insegnante, conferenziere e saggista.

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