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Le sezioni della mostra

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ETIOPIA. “L’Etiopia è una terra di altopiani e deserti divisa in due dalla Rift Valley, la cui attività tettonica continua a lacerare il continente africano. Il paese è caratterizzato da una grande biodiversità e le aree abitate dall’uomo spaziano dai 3.500 metri di altitudine degli altopiani ai 115 metri sotto il livello del mare dei deserti. Qui vivono 83 gruppi etnici, ciascuno saldamente ancorato alla propria cultura. Nel mezzo di una regione a prevalenza islamica, su questo isolato altopiano con un’altitudine media di 2.500 metri sopravvive una cultura cristiana che è stata trasmessa di generazione in generazione fin dall’antichità: nei suoi 3.000 anni di storia l’Etiopia ha sempre mantenuto rapporti stretti con l’Arabia e la Palestina oltre il Mar Rosso più che con l’Africa Nera. Tra i monti dell’Etiopia settentrionale ho visitato chiese rupestri e monasteri isolati dove la fede continua a essere professata come ai tempi della Bibbia”.

 

Ethiopia_0006  Un giovane diacono legge la Sacra Bibbia Lalibela, Etiopia 1997
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Un giovane diacono legge la Sacra Bibbia
Lalibela, Etiopia 1997

 

GANGE. “Il grande fiume Gange nasce dai ghiacci dell’Himalaya, scorre nelle pianure dell’India per 2.500 chilometri e sfocia nel golfo del Bengala. Raccogliendo le precipitazioni monsoniche, il fangoso corso d’acqua fornisce una fonte idrica permanente per l’agricoltura ed è considerato la culla della fede induista. Le sue acque, profondamente legate al culto del dio Shiva, sono oggetto di venerazione. Chi si immerge nelle acque del Gange viene lavato dai suoi peccati, chi vi sparge le ceneri del caro estinto lo aiuta a rinascere nel cielo, liberandolo dalle sofferenze della reincarnazione. Ho visitato diversi luoghi sacri tra i tanti che si susseguono lungo le rive del Gange, sempre gremite di pellegrini. Per il Maha Kumbh Mela, il principale evento religioso indiano, fissato dagli astrologi ogni 12 anni, si radunano decine di milioni di indù per la preghiera, con forme e riti ereditati dall’India antica”.

 

I pellegrini recitano il Maghrib dopo il tramonto nella tendopoli di Mina, allestita per accoglierli durante l’Hajj La Mecca, Arabia Saudita 1995
I pellegrini recitano il Maghrib dopo il tramonto nella tendopoli di Mina, allestita per accoglierli durante l’Hajj
La Mecca, Arabia Saudita 1995

 

ISLAM. “La fede islamica, che insegna la devozione a un unico Dio, Allah, fu fondata nel VII secolo da Maometto, mercante alla Mecca. Nell’arco di un secolo si diffuse a tal punto da costituire un’area culturale vastissima, dalla Penisola iberica all’India. Gli insegnamenti dell’Islam – il cui fulcro è la Mecca dove si erge la Kaaba, simbolo di Allah – si sono diffusi ovunque nel mondo e oggi contano circa 1,6 miliardi di seguaci. Fra gli obblighi fondamentali prescritti dal Corano c’è il pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, alla Mecca, che ho avuto il privilegio di fotografare grazie all’invito di un editore Saudita. Il pellegrinaggio è il fulcro della fede islamica, nonché la fonte della sua vitalità. In Iran e nelle regioni limitrofe si concentrano i Musulmani Sciiti. Il loro credo, influenzato dalla visione religiosa dell’antica Persia, ha dato forma a peculiarità della fede islamica che sono assenti nel rigoroso monoteismo della Penisola Arabica”.

 

Sahara_0007  Una roccia a forma di fungo, singolare risultato dell’erosione eolica Tassili Ahaggar, Algeria 1993
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Una roccia a forma di fungo, singolare risultato dell’erosione eolica
Tassili Ahaggar, Algeria 1993

 

SAHARA. “Via via che si scende verso Sud, lasciandosi alle spalle la catena montuosa dell’Alto Atlante, la terra diventa più arida; la strada conduce verso un territorio secco, fatto di strati di sabbia e pietra. Appena superate le ostili e gigantesche rocce, ci si ritrova in un mondo di sabbia, scolpita in sublimi e ondeggianti dune. A parte le rare macchie verdi delle oasi, lo sconfinato vuoto persiste anche dopo tre o quattro giorni di guida. L’enormità del Sahara non risiede solo nell’immensità del suo spazio. Fino a poche migliaia di anni fa era parte di un’area climatica umida; lo raccontano le immagini di vita e di animali incise nell’arco di 8.000 anni nella roccia delle zone montuose. Quando, nel 1972, scoprii il Sahara, ne fui letteralmente conquistato. Tornandoci ripetutamente, ho sentito più volte di aver percepito la sua vera natura, poco visibile, quasi fosse nascosta dietro un velo”.

 

Pellegrini inginocchiati davanti alla roccia sacra Qoyllur Ritti, Perù 2004
Pellegrini inginocchiati davanti alla roccia sacra
Qoyllur Ritti, Perù 2004

 

NILO. “Avevo 34 anni quando, nell’ottobre del 1980, esplorai per la prima volta il corso del Nilo con un fuoristrada portato dall’Europa. Fui letteralmente affascinato dalla varietà naturalistica e dalla gente del luogo. Rimasi particolarmente colpito quando, nel Sudan meridionale, mi imbattei in una tribù di pastori che viveva a stretto contatto con il bestiame, come nella preistoria. Purtroppo, in seguito all’interminabile guerra civile e alla carestia iniziata nel 1983, questa regione si è trasformata in una landa desolata e non è stato più possibile visitarla. Nel 2011, quando il Sud Sudan è diventato indipendente, ho voluto vedere con i miei occhi che cosa fosse successo a quella tribù di allevatori. Dopo 32 anni mi sono trovato nuovamente in quel luogo selvaggio in cui uomini e bestiame convivono in simbiosi. Nonostante la modernità abbia ormai raggiunto le regioni più isolate dell’Africa, lo stile di vita di quegli allevatori è rimasto sostanzialmente lo stesso; continuano a vivere tra i fumi dello sterco dei bovini per proteggersi dalle zanzare”.

 

I pellegrini partecipano alla funzione della Notte del Destino (Laylat al-Qadr), il 27° giorno del Ramadàn. La celebrazione commemora la rivelazione del Corano al Profeta La Mecca, Arabia Saudita 1995
I pellegrini partecipano alla funzione della Notte del Destino (Laylat al-Qadr), il 27° giorno del Ramadàn. La celebrazione commemora la rivelazione del Corano al Profeta
La Mecca, Arabia Saudita 1995

 

 

TIBET. “I miei primi viaggi in Tibet risalgono alla fine degli anni ottanta. L’altopiano del Tibet si estende nel cuore dell’Asia, ben oltre la catena dell’Himalaya. A un’altitudine media di 3.500 metri, in queste montagne aride dove l’erba scarseggia, la gente vive di pastorizia insieme agli yak, gli unici bovini acclimatati alle rigide condizioni ambientali. I tibetani sono devoti al buddhismo, ereditato dall’India, ma rivisitato in base a una forte sensibilità originata anche dalla loro visione della vita in un territorio estremamente povero e improduttivo. Diversamente da quanto è accaduto in altri paesi buddhisti più al passo con i tempi, in cui i fedeli si sono via via allontanati dalla religione, i tibetani hanno modellato la loro società arricchendo sempre di più gli insegnamenti buddhisti fondati sulla teoria della reincarnazione. La ragione per cui gli occidentali si rivolgono sempre di più al buddhismo tibetano, che in molti casi considerano l’unica forma di buddhismo, deriva in modo particolare dal mite ottimismo che lo caratterizza, radicato nel riconoscimento dell’uguaglianza tra gli uomini, anche in virtù delle estreme condizioni ambientali del Tibet e dell’Himalaya”.

 

Uomini con la maschera, chiamati Ukuku (“orsi”). Qoyllur Ritti, Perù 2004
Uomini con la maschera, chiamati Ukuku (“orsi”).
Qoyllur Ritti, Perù 2004

 

ANDE. “Fino alla scoperta del nuovo mondo da parte di Cristoforo Colombo, le Americhe erano totalmente escluse dai rapporti con l’Eurasia. Tuttavia nell’altopiano andino, in America del Sud, si era sviluppata una civiltà originaria. Quando giunsero gli spagnoli, nel cinquecento, il vasto impero degli inca fu spazzato via in un lampo. L’incontro fra la nazione allora più potente del mondo, che si era avventurata via mare nelle grandi esplorazioni, e gli inca, i quali non avevano la minima conoscenza del mondo esterno, fu tragico. I conquistatori spagnoli indussero in parte i popoli andini a convertirsi al cristianesimo; i nativi riuscirono tuttavia a fondere nella nuova religione gli elementi del loro credo tradizionale, dando vita a una vera e propria cristianità andina. Il pellegrinaggio del Qoyllur Ritti, a cui ho assistito nel 2004, ha la sua origine in una leggenda che racconta dell’apparizione di Gesù incarnato su una vetta nei pressi di Cuzco, considerata sacra dagli inca”.