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Il paesaggio italiano dal 1950 al 2010

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ROMA. Il paesaggio italiano è l’indiscusso protagonista delle 134 fotografie della mostra “Il paesaggio italiano. Fotografie 1950-2010” a cura di Walter Liva ed in esposizione fino al prossimo 20 aprile al museo di Roma in Trastevere.

 

Massimo Siragusa Napoli da Teatro d'Italia 2006.2012
Massimo Siragusa Napoli da Teatro d’Italia 2006.2012

 

Nella storia dell’arte, il paesaggio appare relativamente tardi, nel Rinascimento, quando Leon Battista Alberti descrive scientificamente la prospettiva nel suo De Pictura e di conseguenza si apre al mondo la rappresentazione della città, delle sue forme e delle sue geometrie. In fotografia, invece, il paesaggio compare con grande enfasi fin dalle origini del mezzo e l’atto di fotografare i luoghi diventa parte dell’esperienza dell’ottocentesco Grand Tour ma anche delle avventure coloniali. E, più semplicemente, rende possibile far vedere luoghi sconosciuti.

 

Ugo Mulas Le Cinque terre Liguria per la poesia Meriggiar pallido e assorto di Eugenio Montale 1964.
Ugo Mulas Le Cinque terre Liguria per la poesia Meriggiar pallido e assorto di Eugenio Montale 1964.

 

La mostra spazia nell’arco della seconda metà del ‘900 ed evidenzia i diversi modi con i quali il paesaggio italiano è stato approcciato sulla base delle diverse “scuole di pensiero” alle quali sono appartenuti gli autori. Ci sono i pittorialisti (come Riccardo Peretti Griva o Enrico Pavonello in giovane età) ai fotografi vicini all’estetica Crociana (Giuseppe Cavalli, Piergiorgio Branzi, Alfredo Camisa, Giuseppe Moder, Raffaele Rotondo, Dino Bruzzone), e gli aderenti a La Gondola (tra cui Gianni Berengo Gardin, Elio Ciol, Fulvio Roiter, Gino Bolognini, Giuseppe Bruno); i neorealisti (Luigi Crocenzi, Gianni Borghesan e Nino Migliori all’inizio della sua carriera artistica) e i paesaggisti del Touring Club Italiano (Bruno Stefani, Toni Nicolini, Ezio Quiresi e negli anni successivi Francesco Radino).

 

Riccardo Peretti Griva, Ostia, scavi archeologici, 1949
Riccardo Peretti Griva, Ostia, scavi archeologici, 1949

 

Pure Carla Cerati negli anni ’60 lavorò sul paesaggio, così come un altro fotogiornalista, Giorgio Lotti, di cui memorabili furono i reportage sull’alluvione di Firenze. Già dagli anni ’60 fu la volta del viaggio come scoperta di un territorio che Paolo Monti aveva iniziato a mappare in modo sistematico. Per i grandi maestri Mario Giacomelli e Ugo Mulas il paesaggio era strettamente legato alla letteratura mentre in Franco Fontana diventava una terra incantata che riassumeva le estetiche del paesaggio rinascimentale.

 

Gianni  Berengo Gardin, Toscana, 1968
Gianni Berengo Gardin, Toscana, 1968

 

Già alla fine degli anni ’60 Guido Guidi ha iniziato a presentare i suoi paesaggi marginali anticipando le problematiche attuali dei non luoghi e poi con Luigi Ghirri, sulla base della critica alla “visione cartolinesca”, venne avviato dagli anni ‘70 il nuovo viaggio in Italia che fece emergere di conseguenza un nuovo modo di intendere la fotografia, quindi la bellezza del Mediterraneo e la sua ricchezza culturale (Giuseppe Leone, Ferdinando Scianna, George Tatge) fino alla dimensione urbana (Gabriele Basilico, Mario Cresci, Olivo Barbieri, Luca Campigotto, Gianantonio Battistella, Vittore Fossati, Andrea Abati, Marco Zanta, Nicola Lorusso, Nunzio Battaglia, Vincenzo Castella). Con la città invasa di Roberto Salbitani appare negli spazi urbani l’invasione della pubblicità di cui Oliviero Toscani e Franco Turcati esaltano la dirompente potenzialità mediatica, mentre Luca Maria Patella, Rosa Foschi, Mario Sillani Djerraian e poi Gianluigi Colin, Marcello Di Donato, Davide Bramante e Maria Mulas si misurano da parte loro con il paesaggio fantastico.

 

Francesco Radino, Capri, 2003
Francesco Radino, Capri, 2003

 

Nel corso degli anni, una parte dei fotografi italiani ha proseguito nella ricerca più tradizionale di quelli che oramai sono probabilmente gli ultimi scorci della bellezza del paesaggio: prima Augusto Viggiano, poi Valerio Rebecchi, Cesare Colombo, Ippolita Paolucci, Alberto Tissoni, Carlo Leidi, Antonio Biasiucci, infine Laura Di Bidino, Valerio Desideri. Elementi di storia dell’arte e di memoria dei luoghi sono stati invece introdotti da Davide Camisasca, Vasco Ascolini, Cesare Di Liborio, Paolo Simonazzi, Bruno Cattani o dai fotogiornalisti Aldo Martinuzzi e Roberto Koch. L’ultima parte della mostra presenta la visione contemporanea del paesaggio oramai frammentato per come viene proposta da Massimo Vitali, Moreno Gentili, Cristina Omenetto, Giovanni Gastel, Marco Signorini, Marco Campanini, Maurizio Montagna, Samantha Banetta, Marco Citron, Luciano Gaudenzio, Massimo Siragusa, Miranda Gibilisco, Maurizio Chelucci  e Maurizio Galimberti.

Dopo l’esposizione a Roma (promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dal C.R.A.F. Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura) le foto viaggeranno a Zagabria in Croazia e a Lubiana in Slovenia in occasione del Semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea.

 

Infomuseo di Roma in Trastevere

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