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Fantasmi e realtà, la personale di Axel Hütte

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MODENA. Inaugura il 12 aprile, negli spazi espositivi del Foro Boario di Modena, la personale di Axel HütteFantasmi e Realtà”, con una selezione di 20 opere di grande formato del fotografo tedesco, annoverato, insieme a Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky e Candida Höfer, tra i maestri della Scuola di Düsseldorf, e si colloca a sedici anni di distanza dall’ultima personale dedicata a quest’autore in Italia.

 

Axel Hütte Fanano, Italia dalla serie New Mountains, 2013 125 x 155 cm Ditone Print  © l’artista
Axel Hütte
Fanano, Italia
dalla serie New Mountains, 2013
125 x 155 cm
Ditone Print
© l’artista

 

Il percorso, a cura di Filippo Maggia, affianca opere già esposte in ambito internazionale, dalle serie Glaciers (1997 -2002), Water Reflections (1998 -2007) e Caves (2008), a nuovi lavori del ciclo New Mountains (2011-2013), esito di una ricerca condotta sul paesaggio montano. Tra questi ultimi, in particolare, rientrano le fotografie realizzate tra il 2012 e il 2013 durante una residenza d’artista nell’area dell’Appennino modenese, finora mai esposte.

 

Axel Hütte Glaciers des Bossons, Francia dalla serie Glaciers, 1997  205 x 162 cm Ditone Print © l’artista
Axel Hütte
Glaciers des Bossons, Francia
dalla serie Glaciers, 1997
205 x 162 cm
Ditone Print
© l’artista

 

Il mistero è un tema portante nell’opera di Hütte, che affonda le radici nel Romanticismo tedesco, secondo il quale la natura si rivela attraverso l’immaginazione. Tale approccio, rafforzato dalla passione per i viaggi, ha condotto il fotografo tedesco in luoghi lontani, dalle Hawaii all’Alaska, alla ricerca di ciò che non è mai stato fotografato prima.

Nelle immagini della serie Glaciers l’artista coglie paesaggi distanti e irreali, dominati dal bagliore bluastro dei ghiacciai, dalla trasparenza delle lastre perenni e dalla luce bianca degli orizzonti del Nord. Si tratta sempre di dettagli e mai di visioni d’insieme, perché secondo l’artista una visuale ridotta stimola l’immaginazione di chi guarda e invita a produrre una propria immagine mentale.

 

Axel Hütte Underworld-3, USA dalla serie Caves, 2008  157 x 237 cm Diasec © l’artista
Axel Hütte
Underworld-3, USA
dalla serie Caves, 2008
157 x 237 cm
Diasec
© l’artista

 

Le fotografie della serie Water Reflections sono state accostate alle celebri ninfee di Monet perché, così come nei quadri dell’impressionista francese, in esse non è possibile distinguere tra la realtà ed il suo riflesso. Di fronte a questi paesaggi quasi surreali lo spettatore può avvertire un senso di smarrimento e, come Alice, avere la tentazione di attraversare lo specchio e così perdersi in una dimensione sconosciuta. Non a caso, per questa serie di fotografie si è parlato di utopia in senso letterale, cioè in termini di luoghi che non sono e che non possono esistere. Nelle fotografie Underworld appartenenti alla serie Caves, l’artista ci pone invece di fronte alle sedimentazioni e alle colorazioni digradanti di montagne incantate. Per la loro affinità con la pittura informale e in particolare per il gioco tra campi di colore opposti, queste immagini richiamano i quadri di Mark Rothko, che si estendevano idealmente oltre la tela e rappresentavano un paesaggio culturale piuttosto che reale.

 

Axel Hütte Raucheck, Austria  dalla serie New Mountains, 2011  135 x 165 cm  Ditone Print © l’artista
Axel Hütte
Raucheck, Austria
dalla serie New Mountains, 2011
135 x 165 cm
Ditone Print
© l’artista

 

Nella serie New Mountains, infine, protagonista assoluta è la luce, che guida l’osservatore in un territorio onirico in cui le vette montane, ricoperte di nuvole scure, di nebbia e vapore, disturbano lo sguardo trasformando la realtà nel suo fantasma. Il punto di vista adottato da Axel Hütte è volutamente ambiguo: talvolta sorvola le vallate a volo d’uccello, collocandosi al di sopra delle nuvole, talvolta è frontale, quasi sfacciato. “La verità – conclude l’artista – risiede nello sguardo dell’osservatore”.

 

Axel Hütte Portrait#19, Germania dalla serie Water Reflections, 2004  135 x 165 cm Diasec © l’artista
Axel Hütte
Portrait#19, Germania
dalla serie Water Reflections, 2004
135 x 165 cm
Diasec
© l’artista

 

La selezione di fotografie in mostra a Modena consentirà al pubblico di avere un’idea complessiva dell’opera di Axel Hütte, e, data l’ampiezza dei formati, troverà piena valorizzazione nei grandi spazi del Foro Boario, dove Fondazione Fotografia trasloca temporaneamente, dopo cinque anni di allestimenti all’ex ospedale Sant’Agostino, in vista dell’apertura del cantiere di riqualificazione del complesso settecentesco, destinato a trasformarsi in un Polo Culturale. Promossa da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo di UniCredit, la personale “Fantasmi e Realtà” nasce con la collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, istituzione per la quale Axel Hütte ha realizzato una serie di 18 opere che hanno per soggetto i palazzi veneziani e che saranno esposte in occasione della Biennale Architettura di Venezia, dal 5 giugno al 5 ottobre 2014.

 

Axel Hütte Passo Sella, Italia dalla serie New Mountains, 2012  115 x 145 cm Ditone Print © l’artista
Axel Hütte
Passo Sella, Italia
dalla serie New Mountains, 2012
115 x 145 cm
Ditone Print
© l’artista

 

Axel Hütte è nato nel 1951 a Essen, vive e lavora a Düsseldorf. Tra il 1973 e il 1981 ha frequentato l’Accademia di Düsseldorf, seguendo i corsi del celebre fotografo Bernd Becher. Annoverato insieme a Thomas Ruff, Thomas Struth, Andreas Gursky e Candida Höfer tra i fotografi della cosiddetta “Scuola di Düsseldorf” ha concentrato la sua ricerca sui temi del paesaggio, urbano e naturale. L’estetica sviluppata dall’artista è contraddistinta da una neutralità di stile propria della fotografia documentaria. I lunghi tempi di esposizione donano ai suoi paesaggi una connotazione quasi pittorica e un’atmosfera sospesa da ogni riferimento temporale. Se i primi anni sono segnati dai preziosi insegnamenti dei Becher, con visioni neutre ed oggettive dell’architettura tedesca del dopoguerra, nel 1982 in seguito a una residenza a Londra, rivolge il suo sguardo su interni domestici ed edifici industriali, che appaiono svuotati da ogni presenza umana. A metà anni Ottanta realizza una serie di ritratti in bianco e nero e inizia contestualmente a produrre un nuovo lavoro sul paesaggio, presentato attraverso stampe di grande formato. Spesso caratterizzate da un elemento architettonico posto in primo piano, stagliato contro uno sfondo avvolto da nebbia o foschia, queste immagini sono una chiara definizione degli intenti dell’artista che, lontano dal ricercare una pura documentazione, lascia anonima ogni coordinata geografica o spaziale. Verso la fine degli anni Novanta, l’artista avvia una nuova indagine sulla città, sviluppando una serie di visioni notturne che esplorano i limiti della percezione: realizzate in condizioni estreme di visibilità, sono dominate da un buio avvolgente nel quale le poche luci presenti diventano forme e macchie