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Dora Maar, scatti inediti a Palazzo Fortuny

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VENEZIA. Henriette Theodora Markovitch, Dora Maar, nell’immaginario e nel ricordo dei posteri è stata soprattutto l’amante e la musa del grande Picasso. Una donna di rara bellezza e dalla personalità enigmatica che aveva sedotto il massimo pittore del secolo e che, abbandonata, era sprofondata nella pazzia, vivendo isolata dal mondo per i restanti cinquant’anni. Ma Dora Maar non fu solo questo, fu anche un’artista e la mostra promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, a Palazzo Fortuny fino al 14 luglio, vuole appunto rivelare il singolare talento di Dora Maar. Nonostante Picasso.

 

Dora Maar Reportage sur l'évolution de Guernica, 1937 Gelatina al bromuro d'argento, cm 17,9x23,9 Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía © Dora Maar, by SIAE 2013 photo credit: Archivo Fotografico Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid
Dora Maar
Reportage sur l’évolution de Guernica, 1937
Gelatina al bromuro d’argento, cm 17,9×23,9
Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
© Dora Maar, by SIAE 2013
photo credit: Archivo Fotografico Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

 

Grazie ai prestiti ottenuti da importanti musei e collezioni private, la mostra – che espone oltre un centinaio di opere, con alcuni lavori inediti- ripercorre la carriera e la personalità di Dora: una donna certamente complessa e tormentata come appare nei dipinti di Picasso, ma anche acuta, intelligente e politicamente impegnata. Una personalità poliedrica e dalle molte vite. E una grande fotografa.

 

Man Ray Portrait de Dora Maar aux petites mains, 1936 Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 19,7x27,3 New York, Collezione Debra e Jean Bensadoun Photo credit: Alister Alexander /Camerarts
Man Ray
Portrait de Dora Maar aux petites mains, 1936
Vintage, gelatina al bromuro d’argento, cm 19,7×27,3
New York, Collezione Debra e Jean Bensadoun
Photo credit: Alister Alexander /Camerarts

 

Dopo aver vissuto con la famiglia tra Parigi e Buenos Aires – il padre famoso architetto croato e la madre francese – e dopo aver frequentato l’École et Ateliers d’Arts décoratifs e l’Accademia di André Lhote – dove incontra e stringe amicizia con Henri Cartier-Bresson – Dora Maar viene convinta a studiare fotografia all’École de Photographie de la Ville de Paris dal critico Marcel Zahar, anche se sarà soprattutto Emmanuel Sougez a fornirle preziosi consigli tecnici.

 

Man Ray Ady Fidelin, Marie Cuttoli et son mari, Man Ray, Picasso et Dora Maar assis sur les marches d'un parc, 1937 Gelatina al bromuro d'argento, stampa moderna, cm 18x 24 © Man Ray Trust/ Adagp, Paris © RMN – Grand Palais / Franck Raux
Man Ray
Ady Fidelin, Marie Cuttoli et son mari, Man Ray, Picasso et Dora Maar assis sur les marches d’un parc, 1937
Gelatina al bromuro d’argento, stampa moderna, cm 18x 24
© Man Ray Trust/ Adagp, Paris
© RMN – Grand Palais / Franck Raux

 

Risalgono al 1928 i primi lavori realizzati su commissione e nel 1930 la Maar inizia a lavorare come assistente di Harry Ossip Meerson, nel cui studio conosce Brassaï. Quindi il connubio con Pierre Kéfer, il giovane che aveva creato le scene per il film La caduta della casa degli Usher di Jean Epstein. Le loro opere vengono firmate con il timbro Kéfer-Maar ma gli scatti di strada, che pure portano le due firme congiunte, sono quasi totalmente di Dora. Sono queste foto – di cui la mostra al Fortuny propone una straordinaria selezione – di grande interesse per l’attenzione alle frange marginali della società (scene di miseria e vagabondi, ciechi e storpi), per il mondo dell’infanzia, per la vita quotidiana che si svolge nelle strade ove prevalgono il popolare (mercatini, fiere) e l’eccentrico (il negozio di tatuaggi, la vetrina del mago, il canguro di paglia…).

 

Dora Maar Enfants à la fenêtre, 1933 Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 24,7x17,6 New York, Collezione Debra e Jean Bensadoun © Dora Maar, by SIAE 2014 Photo credit: Alister Alexander /Camerarts
Dora Maar
Enfants à la fenêtre, 1933
Vintage, gelatina al bromuro d’argento, cm 24,7×17,6
New York, Collezione Debra e Jean Bensadoun
© Dora Maar, by SIAE 2014
Photo credit: Alister Alexander /Camerarts

 

Lo sguardo di Dora – scrive la Combalìanon ha il distacco documentario di Atget, né la crudezza di Brassaï, né l’obiettività di Cartier-Bresson. Lei non è direttamente interessata ai “bassifondi”, ai bordelli o ai cabaret”. A volte, anzi, il suo sguardo si fa pietoso come nel Mendicante accasciato su una sedia pieghevole (1933), altre volte è pieno di ironia come in Niente elemosina. Voglio un lavoro (1934) dove un impeccabile signore con tanto di bombetta vende fiammiferi mostrando un cartello con scritto: “ho perso tutto negli affari”.

 

Dora Maar No Dole, Work wanted (Pas d´aumône. Je veux du travail, Londres, 1934 ) Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 39,3x29,6 Parigi, collezione privata © Dora Maar, by SIAE 2014 Photo credit: Xavier GRANDSART
Dora Maar
No Dole, Work wanted (Pas d´aumône. Je veux du travail, Londres, 1934 )
Vintage, gelatina al bromuro d’argento, cm 39,3×29,6
Parigi, collezione privata
© Dora Maar, by SIAE 2014
Photo credit: Xavier GRANDSART

 

L’attenzione di Dora per i meno abbienti in una Parigi colpita dalla grande crisi del ‘29 “si colora anche di politica”. All’epoca la Maar aveva una relazione con un giovane e intelligente cineasta Louis Chavance e frequentava il mondo di Montparnasse con Paul Éluard, i fratelli Jacques e Pierre Prévert, e forse Luis Buñuel, ma cosciente delle disuguaglianze sociali, decide anche di impegnarsi nella lotta in favore delle classi umili ed entra a far parte nel 1933 del gruppo Masses, dove conosce il filosofo e rivoluzionario Georges Bataille. La loro relazione dura pochi mesi, la loro amicizia molto più a lungo.

 

Dora Maar Garçon couché sur le dos, dormant devant le rideau de fer d'un magasin, 1933 Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 23x29 Barcellona, collezione privata © Dora Maar, by SIAE 2014 © Joan Marques, Barcelona
Dora Maar
Garçon couché sur le dos, dormant devant le rideau de fer d’un magasin, 1933
Vintage, gelatina al bromuro d’argento, cm 23×29
Barcellona, collezione privata
© Dora Maar, by SIAE 2014
© Joan Marques, Barcelona

 

Tra le foto “di strada” un posto particolare hanno quelle scattate nel suo viaggio solitario nel ‘33 a Barcellona e in Costa Brava: Dora fotografò il mercato della Boquería con le venditrici, le macellaie, i mendicanti, i bambini. Fece degli scatti al Parco Güell di Gaudí, scegliendo gli stessi motivi ripresi quell’anno da Man Ray; fissò immagini del villaggio di Tossa con i suoi pescatori.

 

Dora Maar Vendeuses et vendeur riant derrière leur étal de charcuterie, 1933 Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 26x23 © Dora Maar, by SIAE 2014 © Joan Marques
Dora Maar
Vendeuses et vendeur riant derrière leur étal de charcuterie, 1933
Vintage, gelatina al bromuro d’argento, cm 26×23
© Dora Maar, by SIAE 2014
© Joan Marques

 

A Parigi Dora si recò spesso nella Zone, una serie di terreni incolti nelle vicinanze della città, dove gente poverissima (gli zonards) viveva nelle baracche. Fu qui che scattò immagini come Due bambini davanti a una roulotte (1931-’36) e Donna e bambino alla finestra (1935), efficaci ritratti di povertà così come Ragazzino con le scarpe spaiate (1933). Il bambino tiene gli occhi chiusi e questo – come sottolinea la curatrice – è uno dei temi che ossessionerà Dora Maar: lo sguardo, la cecità e gli occhi chiusi in trance o nel sonno. In un sorprendente fotocollage finora inedito, Ciechi a Versailles, vediamo riuniti nella residenza dei Re di Francia – visione surrealista – tutti i non vedenti fino ad allora fotografati da Dora Maar: l’orchestra di ciechi di Barcellona, un uomo-sandwich con gli occhi chiusi, un cieco che canta e un bimbo che dorme.

 

Dora Maar Aveugles à Versailles Photocollage originale, cm 33,3x29,5 Parigi, Collezione GERARD – LEVY © Dora Maar, by SIAE 2014 Photo credit: Jean-Louis Losi
Dora Maar
Aveugles à Versailles
Photocollage originale, cm 33,3×29,5
Parigi, Collezione GERARD – LEVY
© Dora Maar, by SIAE 2014
Photo credit: Jean-Louis Losi

 

L’impegno politico di Dora, poi, coincide con il suo ingresso al gruppo surrealista. Oltre a schierarsi dalla parte dei diseredati, Dora Maar aveva un’istintiva e forte inclinazione per il misterioso, il magico e il soprannaturale e temi fondamentali del credo estetico e ideologico dei surrealisti erano proprio il pensiero automatico, la follia, l’arte infantile, il mondo primitivo, l’erotismo. “Rivelare l’inquietante stranezza del quotidianodiventò uno dei talenti di Dora Maar: nei monumenti visti da dietro (Scultura di pietra), nelle sculture che danno l’impressione di volersi staccare da un ponte (Pont Mirabeau), nella iperrealtà di un manichino dall’ammaliante sguardo (Busto di donna) o nella serie di fotografie di architetture monumentali che fanno da sfondo a scene scioccanti o enigmatiche realizzate tra il 1935 e il 1936.

 

Dora Maar Sans titre (main et coquillage, circa 1934 ) Gelatina al bromuro d'argento, stampa moderna, cm 23,4x17,5 Parigi, Centre Pompidou, Musée national d'art moderne/Centre de création industrielle © Dora Maar by SIAE 2014
Dora Maar
Sans titre (main et coquillage, circa 1934 )
Gelatina al bromuro d’argento, stampa moderna, cm 23,4×17,5
Parigi, Centre Pompidou,
Musée national d’art moderne/Centre de création industrielle
© Dora Maar by SIAE 2014

 

Dora Maar alternava la fotografia sperimentale a quella commerciale. Eseguì ritratti, foto di nudi, pubblicità. Come alcuni fotografi suoi contemporanei adottò un linguaggio sperimentale per i suoi incarichi commerciali: la solarizzazione, l’uso del negativo, la sovrimpressione e il fotomontaggio furono alcuni dei procedimenti che utilizzò. Per esempio, nelle due versioni di Bagnante, dove alle modelle che pubblicizzano un costume da bagno sono sovrimpressi i riflessi dell’acqua della piscina. Pubblicò su giornali di moda e anche su alcune piccole riviste erotiche che uscivano negli anni Trenta come “Beautés Magazine” o “Amours de Paris”: pensiamo alla foto Assia, nudo e ombra, ecc.