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Frida Kahlo e Diego Rivera, una grande mostra a Genova

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GENOVA. L’evoluzione artistica di Frida e Diego e un racconto intimo e familiare dei legami segreti che unirono i due artisti divisi tra l’arte la vita. E’ questa la mostra “Frida Kahlo Diego Rivera” esposta fino all’8 febbraio al Palazzo Ducale di Genova e curata della massima esperta internazionale, Helga Prignitz‐Poda in collaborazione della pronipote di Frida, Cristina Kahlo, e del nipote di Diego, Juan Coronel Rivera.

 

Nickolas Muray Frida Kahlo a New York, 1946 Stampa carbografica inchiostrata, cm 46x33,7 Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives
Nickolas Muray
Frida Kahlo a New York, 1946
Stampa carbografica inchiostrata, cm 46×33,7
Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman
Collection of 20th Century Mexican Art
Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray
Photo Archives

 

Una coppia, due mondi diversi, due artisti universali: Diego Rivera aveva 42 anni quando nel 1929 sposò Frida Kahlo, di 20 anni più giovane. Aveva alle spalle 7 anni di Accademia e 14 di perfezionamento in Europa; Frida era un’autodidatta. All’epoca la celebrità era Diego, con una mostra personale al MoMa di New York già un anno dopo il matrimonio. Frida ebbe la sua prima personale newyorkese solo 9 anni più tardi. I murales di Diego sono sugli edifici pubblici del Messico e narrano la storia del suo Paese e di un popolo che lotta per un futuro comune; i dipinti di Frida rappresentano per lo più la sua battaglia personale contro la malattia e il suo senso di solitudine. Diego era celebre nel suo paese e nel suo tempo perché vi apparteneva totalmente. Frida è oggi celebrità perché in lei trovano espressione sincera le vulnerabilità di ogni essere umano, di ogni tempo.

 

Martin Munkacsi. Diego e Frida, 1934. Stampa in gelatina d'argento, Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art
Martin Munkacsi. Diego e Frida, 1934. Stampa in gelatina d’argento, Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art

 

 

La storia di Frida Kahlo e Diego Rivera non è soltanto l’unione di due artisti celebri del Novecento ma è la storia di un legame che ha ben presto raggiunto i contorni di una leggenda. Le gelosie e i tradimenti reciproci, il divorzio e i due matrimoni, ogni evento della loro vita ha reso la loro unione qualcosa di più di un semplice legame sentimentale. E poi le battaglie politiche, la cerchia di artisti e intellettuali che erano soliti frequentare, da Picasso a Breton, il contatto con gli uomini più ricchi e influenti del pianeta, da Rockefeller a Trotzsky: la loro dimensione internazionale li ha resi, agli occhi del mondo, come l’incarnazione dello spirito messicano. In mostra gli autoritratti, le tele e i disegni in cui l’uno rappresenta l’altra, i ritratti di mecenati e amici: oltre 130 le opere dei due artisti insieme per la prima volta in Italia. E poi una grande selezione fotografica, con oltre 80 scatti realizzati da importanti fotografi, come Nickolas Muray, Manuel e Lola Alvarez Bravo, Florence Arquin e Leo Matiz e poi ancora, una serie di filmati d’epoca che ricostruisce l’intimità della coppia e la presenta, viva e carica di fascino, nella loro quotidianità.

 

 

Nickolas Muray Frida Kahlo on Bench # 5, 1939 Stampa carbografica inchiostrata, cm 45,5x36 Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives
Nickolas Muray
Frida Kahlo on Bench # 5, 1939
Stampa carbografica inchiostrata, cm 45,5×36
Cuernavaca, The Jacques and Natasha Gelman
Collection of 20th Century Mexican Art
Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray
Photo Archives

 

Consapevoli del proprio ruolo e del loro status, come star contemporanee, Frida e Diego si offrono alla macchina fotografica o alla cinepresa sia nei momenti di tenerezza, che in situazioni “istituzionali”, oppure con pennello e tavolozza di fronte ad una tela, alimentando in ogni mossa la loro fama e il loro mito. La mostra ripercorre il destino opposto della celebre coppia, dall’esordio fino alla maturità trascorsa insieme, mettendo a confronto le reciproche influenze e la maniera in cui l’uno tendeva a raffigurare l’altra. Oltre i dipinti, i disegni e le fotografie, troviamo nella sezione conclusiva gli abiti tradizionali indossati da Frida che hanno ispirato, e ispirano ancora oggi, i più famosi stilisti di moda e ci proiettano all’interno della Casa Azul, tra retablos devozionali e statue precolombiane, dove le creazioni di Frida e Diego rappresentavano al meglio lo spirito postrivoluzionario dell’epoca. Quando incontrò Frida Kahlo per la prima volta, Diego Rivera era già un artista rinomato. La fama di ragazzo prodigio, la sua formazione accademica, il suo viaggio in Europa, lo resero un artista a tutto tondo, autonomo nel suo stile, a stretto contatto con le avanguardie del suo tempo, pienamente inserito nella cerchia parigina di Modigliani, Picasso, Matisse, Leger e Carrà. Ed è proprio da qui che la mostra prende le mosse, dalla Parigi degli anni Dieci, con le opere del periodo cubista di Diego, come Ultima Ora e il Ponte di San Martin, già piene di elementi originali. Presto isolato dall’avanguardia ortodossa, Rivera tornò a un nuovo figurativismo e, grazie all’incoraggiamento dello storico dell’arte Elie Faure, intraprese un “Grand Tour” d’Italia. È qui che completa la sua formazione, grazie agli affreschi dei maestri italiani, ai mosaici paleocristiani e bizantini e all’impareggiabile unione di natura e architettura tipica dei paesaggi della penisola. Il Taccuino italiano presente in mostra e mai esposto prima, in cui Rivera annotava le opere e gli scorci che maggiormente lo colpivano, testimonia dell’influenza decisiva dell’arte italiana che lo ha portato, una volta tornato in Messico, a porre le basi del Rinascimento Murale Messicano. Diego Rivera tornò in Messico a Rivoluzione conclusa, in un periodo carico di cambiamento e slanci dinamici. Da un lato la riscoperta della tradizione indoamericana, carica di materialismo poetico e di realismo magico, dall’altra le spinte della modernità e dell’industrializzazione. In questa dialettica Diego trovò la sua espressione artistica migliore e mise la sua arte al servizio del popolo, cominciando a realizzare murali di grandi dimensioni sulla storia del Messico e che in mostra ci verranno restituiti attraverso una serie di proiezioni in una sala ad hoc a lui dedicata.

 

Nickolas Muray Frida Kahlo e Diego Rivera a Tizapán, 1937 Stampa in gelatina, cm 25,4x20,3 Collezione privata Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives
Nickolas Muray
Frida Kahlo e Diego Rivera a Tizapán, 1937
Stampa in gelatina, cm 25,4×20,3
Collezione privata
Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives

 

Fu proprio sotto i ponteggi della sua prima opera pubblica, La Creazione, presso la Escuela National Preparatoria, che Diego conobbe Frida nel 1922. Sette anni dopo divennero marito e moglie. Nel 1925 Frida subì un gravissimo incedente che la costrinse ad oltre 30 interventi chirurgici e mesi di ingessature; nella sezione L’incidente e l’amore, sarà esposto il suo disegno L’incidente e anche un ritratto della giovane Frida a Coyoacan . Il matrimonio portò poi ulteriori sofferenze, oltre quelle fisiche, a causa dei continui tradimenti consumati da Diego. Frida risponde all’infedeltà di Diego coltivando le sue relazioni extra‐coniugali con estrema libertà, con uomini e donne, personaggi molto spesso famosi: artisti, fotografi, politici, da Tina Modotti a Giorgia O’Keeffe, da Nickolas Muray a Lev Trotsky, storie che ritroviamo nelle immagini della sezione Fotografie. Il suo spirito di ribellione, la sua sessualità libera e ostentata, ne fanno ben presto il simbolo dell’emancipazione femminile e ogni aspetto concorre ad alimentare il suo personaggio: il lungo sopracciglio, i baffi pronunciati, gli abiti pre‐colombiani, la Casa Azul. Frida rappresenta l’inconciliabile anche nella sua arte, agli antipodi di Diego, dove rende pubblico il privato attraverso una rivoluzione intima e introspettiva, carica di emozione, in cui mescola fragilità e durezza ma anche crudeltà e umorismo. André Breton dirà “l’arte di Frida Kahlo è un nastro colorato attorno a una bomba”. Nella sezione Surrealismo e umorismo (nero) sono evidenti gli elementi di un forte simbolismo e la capacità pittorica alla maniera surrealista di Frida: Cadavere squisito, Autoritratto con scimmie, Il sopravvissuto, sono capolavori che raccontano la pozione magica del Messico che Frida sapeva usare per descrivere la propria surrealtà.

 

frida kalo pintando su cuadro mi familia 1950 plata-gel 21 x 263 cm
frida kalo pintando su cuadro mi familia 1950 plata-gel 21 x 263 cm

 

Il viaggio negli Stati Uniti fu decisivo per entrambi. Diego si trova a lavorare per i personaggi più ricchi e influenti d’America, dai Rockefeller ai Ford, trascorre intere settimane negli stabilimenti per studiare le macchine che poi dipingerà sulle pareti del Detroit Institute of Arts, illustrando le nuove possibilità della tecnica. Frida, sola in albergo, e poi in giro per mostre e musei, inizia a dipingere opere di piccolo formato e ad elaborare una propria autonomia artistica. Le opere presenti in mostra, come l’Autoritratto al confine, in cui Frida si ritrae al confine tra Messico e Usa tra la cultura industriale e il tempio messicano, o Il mio vestito giace là, esprimono la dimensione intima e complessa di Frida, in contrapposizione ai grandi ritratti di Diego, alla maniera del Ritratto di Edsel B. Ford. Durante i 4 anni negli Usa, Frida diventa amica di Lucienne Bloch, l’assistente di Rivera, che la sostiene nei momenti più difficili e la convince ad elaborare l’esperienza dell’aborto in una litografia, Frida e l’aborto. Sarà sempre Lucienne a salvare un autoritratto di quel periodo, Self‐portrait very ugly, entrambi in mostra nella sala dedicata alla coppia nel periodo americano. Il ritorno in Patria fu però carico di patimenti. Lo scandalo del Rockefeller Center, dove Diego si vide distruggere il suo murale per un suo inadempimento contrattuale, avendo raffigurato Lenin senza il consenso del potente committente, le difficoltà economiche e i tradimenti di Diego a cui Frida risponde con i suoi per vendetta, resero la loro vita sentimentale tormentata. I due si allontanano più volte, fino al divorzio del 1939, a cui ben presto seguì un secondo matrimonio, a testimonianza dell’impossibilità di poter vivere distanti.

 

Nickolas Muray Frida Kahlo con un vestito azzurro 1939 The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives
Nickolas Muray
Frida Kahlo con un vestito azzurro 1939
The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca Photo by Nickolas Muray © Nickolas Muray Photo Archives

 

Nonostante i grandi travagli, fu proprio in questo periodo che Frida realizza alcuni dei suoi capolavori, come l’Autoritratto come Tehuana, o l’Autoritratto con la scimmia e Autoritratto con girasole, l’ultimo dipinto ad olio di Frida, creduto disperso per molto tempo e ritrovato da un conoscente nel bidone della spazzatura, dove Frida si dipinge come un girasole appassito seduta di fronte ad un forno in muratura, una metafora sul fuoco d’amore che consuma. È infatti lo struggimento d’amore il tema fondamentale nelle opere di Frida. L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl, dipinto da Frida nel 1949, è la rappresentazione per eccellenza del suo bisogno di amore: il doppio ritratto mostra Frida e Diego come madre e bambino, inseriti in un contesto universale dove microcosmo e macrocosmo si fondono in un’unione simbiotica; iconografia cristiana e teoria buddista, il sole e la luna, quest’opera è un poema cosmico sull’amore. Frida, col cuore sanguinante tiene infatti in braccio un bambino mostruoso, ossia suo marito Diego, nel vano tentativo di sfidare il freddo gelido dell’universo e di riunire quelle forze che sono una costante minaccia di distruzione.

La mostra, ideata da MondoMostre Skira che, insieme a Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, cura la produzione e l’organizzazione del progetto, è promossa dal Comune di Genova e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il tramite della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, con la collaborazione della Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria. La realizzazione dell’esposizione è stata possibile grazie al main sponsor Carispezia Gruppo Cariparma Crédit Agricole.

 

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