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Industria, oggi. L’industria contemporanea in mostra al Mast di Bologna

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BOLOGNA. Si intitola “Industria, oggi” ed è la nuova mostra che  Mast PhotoGallery dedica al mondo dell’industria contemporanea. Esposte opere di ventiquattro artisti e fotografi moderni per proporre una riflessione sulla rappresentazione del paesaggio industriale.

La mostra, proposta dal curatore della collezione di fotografia industriale di Mast, Urs Stahel, espone le immagini di artisti che, perdutasi l’incisività della fotografia industriale in senso classico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si interessano oggi ai processi produttivi e al loro legame con la società, indagando sui rapporti di forza e sull’influenza dell’industria sull’uomo e la natura.

 

Edward Burtynsky Shipbreaking #10, Chittagong, Bangladesh, 2000
Demolizione di navi #10 Digital C-print 157,5 ×132CM © Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin
Edward Burtynsky
Shipbreaking #10, Chittagong, Bangladesh, 2000
Demolizione di navi #10
Digital C-print
157,5 ×132CM
© Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin

 

Olivo Barbieri, per esempio, nella sua fotografia lunga sette metri raffigurante l’interno di uno stabilimento Ferrari, mostra come i capannoni siano ormai ambienti chiari, luminosi, arredati con grandi, verdi “piante da appartamento”, ma totalmente deserti; Henrik Spohler e Vincent Fournier ci guidano attraverso un mondo di dati e prodotti, un mondo sempre più invisibile in cui ormai solo i cartelli aiutano a orientarsi. Carlo Valsecchi fotografa impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction”. Trevor Paglen sembrerebbe prediligere la pura fotografia del cielo, se le molte strisce bianche non indicassero la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia. Nell’opera dal titolo “Tokamak Asdex Upgrade Interior 2”, Thomas Struth si occupa della ricerca tecnologica del Max-Planck-Institut, mentre Vera Lutter, nelle sue scure immagini stenoscopiche, continua a incentrare il proprio lavoro sull’oppressione, l’imponenza degli impianti industriali, mentre Miyako Ishiuchi documenta la centenaria produzione della seta in Giappone.

 

Jim Goldberg Vlad #1 (silo boy), Ukraine, from the series Open See, 2006
Vlad #1 (ragazzo nel silo), Ucraina, dalla serie Open See  Dye diffusion transfer print and ink 152,5 x 122 cm
© Jim Goldberg, Courtesy of the artist and Pace/MacGill Gallery, New York
Jim Goldberg
Vlad #1 (silo boy), Ukraine, from the series Open See, 2006
Vlad #1 (ragazzo nel silo), Ucraina, dalla serie Open See
Dye diffusion transfer print and ink
152,5 x 122 cm
© Jim Goldberg, Courtesy of the artist and Pace/MacGill Gallery, New York

 

Anche nella nostra epoca postmoderna, postindustriale, altamente tecnologica, il possesso e l’uso dei mezzi di produzione e delle competenze creano molteplici disuguaglianze sociali. Se Jacqueline Hassink, Allan Sekula e Bruno Serralongue si occupano di interrogativi e differenze all’interno della società, Ad van Denderen e Jim Goldberg contrappongono alle bianche fabbriche vuote le variopinte, flemmatiche correnti migratorie. Ed Burtinsky mostra dove e come vengano riciclate le grandi navi da carico, mentre la fotografia di Sebastião Salgado ricorda che, accanto agli impianti automatizzati, esistono ancora aree del mondo in cui si produce sfruttando intensamente la forza lavoro.