Due mostre in una, una di Larry Fink e l’altra di Jacopo Benassi. E’ questa la proposta di Camera Fotografia Torino che, fino al 29 settembre, metterà in dialogo e a confronto due autori, diversi per
generazioni e formazione, accomunati però dall’approccio al linguaggio fotografico.

Le mostre, curate da Walter Guadagnini, sono prodotte da Fotografia Europea Reggio Emilia e presentano diversi aspetti comuni, sia dal punto di vista tematico che da quello specificamente fotografico.

Gli autori, infatti, utilizzano unicamente il bianco e nero e adottano l’uso del flash per focalizzare l’attenzione sul soggetto della rappresentazione, esaltandone atmosfera, forma e contenuto.

Larry Fink mostra torino Dance, American Legion
Dance, American Legion Bangor, Pennsylvania March 1979 © Larry Fink

Larry Fink

Nell’antologica del fotografo americano Larry Fink sono presenti oltre novanta immagini, realizzate
tra gli anni Sessanta e oggi, che saranno esposte nelle prime cinque sale di Camera.

La selezione in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei legami tra le persone e tra le persone e i luoghi che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”. Questo mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti.

Le grandi battaglie civili, i party esclusivi tra Hollywood e i grandi musei, la vita rurale, le palestre pugilistiche: nulla sfugge all’obiettivo di Fink.

Jacopo Benassi

Nella Sala Grande e nel lungo corridoio di Camera, invece, verranno allestite le sessanta immagini che
compongono Crack, progetto che Jacopo Benassi ha realizzato mettendo al centro della sua riflessione
il rapporto tra classicità e contemporaneità nei corpi e nei legami che gli individui instaurano con
uomini e ambienti.

Crack – commenta Walter Guadagnini – è un atlante del corpo, elaborato tra gli estremi della plastica antica e della flagranza fisica contemporanea“.

Il risultato è la sottolineatura non solo della decadenza in agguato tanto per il corpo umano quanto per il corpo scolpito, ma anche, e forse più, della possibilità di ricomposizione delle fratture, delle rotture e del fascino che anche questi elementi assumono nella nostra lettura del corpo e della forma.

A tale visione concorrono anche l’incorniciatura delle singole opere e l’intero, sorprendente allestimento della mostra, che sono parte integrante del progetto espositivo e caricano le immagini di un’ulteriore, vitale tensione.