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Pompei, Kenro Izu

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Il fotografo Kenro Izu porta Pompei a Modena. La mostra “Requiem for Pompei“, al Mata, presenta infatti 55 fotografie inedite, donate dall’artista giapponese alla Fondazione di Modena, frutto di una visione lirica di quanto è rimasto a Pompei, il giorno dopo l’eruzione del 79 d.C.

L’esposizione è curata da Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi e in mostra, grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Pompei, saranno presenti anche riproduzioni dei celebri calchi in gesso delle vittime dell’eruzione.

Kenro Izu Anfiteatro Pompei mostra modena
Kenro Izu Pompei, Anfiteatro, 2016 Stampa inkjet 61×76 cm © Kenro Izu Courtesy Fondazione di Modena – Fondazione Modena Arti Visive 

La mostra di Izu a Modena

Izu è da sempre affascinato dalle vestigia delle civiltà antiche e questo lo ha portato a realizzare una serie di immagini all’interno dei siti archeologici più importanti e conosciuti al mondo. Dall’Egitto alla Cambogia, dall’Indonesia all’India, dal Tibet alla Siria.

A Modena, il fotografo giapponese presenta un progetto iniziato nel 2015, in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, dedicato alla città campana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e sepolta sotto la cenere e i lapilli. Gli scavi archeologici hanno restituito non solo gli edifici, ma anche le forme esatte dei corpi degli abitanti nel momento della morte, grazie ai calchi eseguiti sui vuoti che essi hanno lasciato sotto la coltre pietrificata.

In mostra una selezione di 55 immagini inedite, donate da Kenro Izu alla Fondazione di Modena, scattate tra le rovine di Pompei, dove l’artista ha collocato, con un poetico gesto di pietà, le copie dei calchi originali dei corpi che spiccano come bianche sagome umane.

L’intenzione di Kenro Izu non è quella di documentare i resti di Pompei, quanto di trasmettere il carattere sospeso fra meraviglia e distruzione che proviene dalle rovine, insistendo sull’idea di quanto è rimasto, il giorno dopo l’eruzione del Vesuvio.

Kenro Izu Terme Stabiane Pompei mostra modena
Kenro Izu Pompei, Terme Stabiane, 2016 Stampa al platino 42,5×55 cm © Kenro Izu Courtesy Fondazione di Modena – Fondazione Modena Arti Visive 

Le foto di Iku che abbattono i muri del tempo


Kenro Izu” – nelle parole dei curatori Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi – “ha la straordinaria
capacità di abbattere i muri del tempo, creando immagini sublimi che ci accomunano nello spirito
agli uomini di altre epoche, luoghi e civiltà. La sua preghiera per Pompei ci avvicina alle vittime di
quella lontana tragedia ma al tempo stesso, come l’artista sottolinea, porta il nostro pensiero ai
drammi analoghi che possono verificarsi oggi in qualunque momento e luogo del mondo
”.

Per Daniele Pittèri, direttore di Fondazione Modena Arti Visive, “Le tracce umane che Kenro Izu
dissemina fra le rovine della Pompei spazzata via dalla violenza della natura, anche grazie allo
straordinario bianco e nero delle sue immagini, così nitide e dolenti, tessono la partitura per un
requiem della civiltà contemporanea, su cui incombe la possibilità della catastrofe, per mano non
solo di una natura costantemente bistrattata che prima o poi chiederà pegno, ma anche per mano
della scelleratezza umana e dell’ansia distruttiva che in quest’epoca la anima. Con il contrasto fra
l’immobilità dei corpi umani pietrificati e le rovine monumentali divenute paesaggio in un tutt’uno
con la natura circostante, con la staticità ‘definitiva’ delle sue immagini, Kenro Izu prefigura un
futuro amaro per l’umanità, immemore del passato e incapace di valutare le conseguenze del
proprio agire
”.

Una riflessione sull’impotenza umana sulla natura

I calchi di Pompei, che da sempre suscitano la curiosità e talvolta la morbosità dei visitatori, sono
stati la grande intuizione di Giuseppe Fiorelli che è riuscito in tal modo a dare forma al dolore della
morte, restituendo memoria e pietà alle vittime dell’eruzione
.” – sottolinea Massimo Osanna,
Direttore del Parco Archeologico di Pompei – “Pompei è già, in tal senso, un Requiem per quanti
subirono quella tragedia, ma è ancor più una riflessione sulla piccolezza e l’impotenza dell’essere
umano di fronte al suo destino.

Il maestro Kenro Izu, con le sue commoventi fotografie, riesce a rinnovare questo senso profondo che conserva la città antica, questa compassione nei confronti di un dramma umano, talvolta offuscato dall’aspetto turistico e massificato delle visite. L’apertura del Parco Archeologico verso tutte le forme di arte contemporanea, dalla pittura alla scultura, alla fotografia, è fortemente voluta per ribadire che Pompei rappresenta, oltre che la testimonianza di una civiltà, anche un simbolo, una riflessione sulla vita e la morte, declinati a seconda della sensibilità di ogni epoca e artista.”