La felicità di Lartigue a Milano, la grande mostra fotografica da vedere

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L’invenzione della felicità” di Jacques Henri Lartigue è arrivata a Milano, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini. La grande mostra fotografica, dopo il successo di Venezia, si presta quindi ad essere visitata dal pubblico milanese.

L’esposizione è curata da Denis Curti, Marion Perceval e Charles-Antoine Revol, rispettivamente direttrice e project manager della Donation Jacques Henri Lartigue. In collaborazione con Casa Tre Oci di Venezia e dalla Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi, con il patrocinio del Comune di Milano, del Consolato di Francia a Milano, dell’Institut Français di Milano, con il sostegno di Ricola, media partner IGP Decaux. 

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La Baule, 1979, Photograph by Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Lartigue, la mostra a Milano: cosa vedere

Oltre alle 120 fotografie in bianco e nero e colori, in mostra ci sono anche alcuni materiali d’archivio, libri quali il Diary of a Century (pubblicato con il titolo “Instants de ma vie” in francese) e riviste dell’epoca. Questi documenti ripercorrono la sua intera carriera, dagli esordi dei primi anni del ‘900 fino agli anni ‘80 e ricostruiscono la storia di questo fotografo e la sua riscoperta.

Il 1963 è in tale contesto un anno cruciale: John Szarkowski, da poco nominato direttore del dipartimento di fotografia del MoMa – il Museum of Modern Art di New York, espone i suoi lavori al Museo newyorkese, permettendogli di raggiungere il successo quando Lartigue è vicino ormai ai settant’anni.

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Parigi, maggio 1911, Photograph by Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Un percorso cronologico

Il percorso espositivo segue un ordine cronologico affiancato da focus sui principali momenti di riscoperta dell’opera di Lartigue. Questo a cominciare dalla rassegna del museo newyorkese, durante la quale sono presentati i suoi primi scatti precedenti la prima guerra mondiale, e che fanno di lui l’enfant prodige della fotografia.

Ispirato dai giornali e dalle riviste illustrate di quest’epoca, Lartigue s’interessa alla ricca borghesia parigina che si ritrovava ai Gran premi automobilistici, alle corse ippiche di Auteuil, oltre che agli uomini e alle donne eleganti che le frequentavano.

“La ‘parte di mondo’ di Lartigue – scrive Denis Curti nel suo testo in catalogo – è quella di una Parigi ricca e borghese del nouveau siècle, e anche quando l’Europa verrà attraversata dagli orrori delle due guerre mondiali, Lartigue continuerà a preservare la purezza del suo microcosmo fotografico, continuando a fissare sulla pellicola solo ciò che vuole ricordare, conservare. Fermare il tempo, salvare l’attimo dal suo inevitabile passaggio. La fotografia diventa per Lartigue il mezzo per riesumare la vita, per rivivere i momenti felici, ancora e ancora”.

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Royan, luglio 1926, Photograph by Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Dopo il successo al MoMa

A seguito del successo ottenuto con la mostra al MoMa, verso la fine degli anni ‘60, Lartigue incontra Richard Avedon e Hiro, due tra i più influenti fotografi di moda di allora, che si appassionano immediatamente alla sua arte.

Avedon, in particolare, gli chiese di scavare nel suo archivio per riportare alla luce alcuni scatti al fine di creare un ‘giornale’ fotografico. La selezione di queste immagini, fatta dallo stesso Avedon e da Bea Feitler, photoeditor di Harper’s magazine, portò alla pubblicazione del volume, nel 1970, Diary of a Century che lo consacrò definitivamente tra i grandi della fotografia del Novecento.

Tuttavia, Lartigue non è più da tempo il fotografo amatoriale di inizio secolo. Dagli anni ‘40 pubblica le sue fotografie su riviste, combinando i suoi incontri mondani e le inquadrature ricercate.

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Mediterraneo 1927, Photograph by Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Tra cinema e moda

Dopo l’approfondimento del periodo della sua riscoperta, le ultime sezioni si concentrano sugli anni ‘70 e ‘80, segnati dalle collaborazioni con il mondo del cinema, dove lavora come fotografo di scena per numerosi film, e della moda. In mostra si troveranno inoltre anche alcuni scatti a famosi colleghi, quali Helmut Newton, Giampaolo Barbieri, Ansel Adams, Willy Ronis. L’occhio di Lartigue, tuttavia, non riuscì mai ad allontanarsi dalla vita di tutti i giorni, immortalando sempre molti dettagli curiosi e carichi d’ironia.

Nella sala video saranno presentati due filmati. Il primo, Bonjour Monsieur Lartigue, è un documentario/intervista all’artista, realizzato da Elisabetta Catalano in occasione della mostra omonima del 1982 al Grand Palais di Parigi. Il secondo, Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità. Fotografie, prodotto dalla Casa dei Tre Oci e dalla Donation Lartigue, propone una selezione di opere del maestro francese. 

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Dani Lartigue, Aix-les-Bains, agosto 1925, pubblicata in «Minerva», 1926, Photograph by Jacques Henri Lartigue © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Il canale Spotify del Museo Diocesano di Milano pubblica un podcast su Lartigue, con una serie di pillole audio lette da Denis Curti.

Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità
DoveMuseo Diocesano Carlo Maria Martini, piazza Sant’Eustorgio 3, Milano
Quandodal 21 maggio al 10 ottobre 2021
Orarida martedì a domenica dalle 10 alle 18
Ingresso8 euro intero; 6 euro ridotto
Infowww.chiostrisanteustorgio.it
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