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Le stupende fotografie di Robert Doisneau in mostra a Roma

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Lo scatto al bacio della giovane coppia, indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi, è una delle fotografie più conosciute al mondo. L’autore è Robert Doisneau, il grande maestro della fotografia al quale è dedicata la mostra a Roma, al Museo dell’Ara Pacis. 

L’esposizione, a cura di Gabriel Bauret, presenta oltre 130 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge, un atelier in cui il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi.

Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, cabaret «La Boule Rouge», rue de Lappe, Paris, 1950 © Robert Doisneau
Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, cabaret «La Boule Rouge», rue de Lappe, Paris, 1950 © Robert Doisneau

Uno sguardo empatico sul mondo

Che si tratti dunque di fotografie realizzate su commissione o frutto del suo girovagare liberamente per Parigi, vediamo delinearsi uno stile impregnato di una particolare forma mentis, che traspare anche nei suoi scritti e nelle didascalie delle foto. Uno stile che mescola fascino e fantasia, ma anche una libertà d’espressione non lontana dal surrealismo. La moltitudine di personaggi e storie che popolano l’opera di Doisneau si traduce in un atteggiamento artistico e in una filosofia di vita. Se lo stile è l’uomo, come dice Georges-Louis Leclerc de Buffon, allo stesso modo la fotografia di Doisneau si identifica con alcuni dei suoi soggetti per esprimere una sorta di inquietudine o malinconia. 

L’opera di Doisneau è infatti espressione di uno sguardo empatico, che diventa persino teneramente partecipe quando fotografa innamorati e bambini.

Robert Doisneau, Fox-terrier au Pont des Arts, Paris, 1953 © Robert Doisneau
Robert Doisneau, Fox-terrier au Pont des Arts, Paris, 1953 © Robert Doisneau

11 sezioni per la grande mostra di Robert Doisneau a Roma

Insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Con il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati.

Il percorso della mostra romana è articolato in 11 sezioni.

  • Concierges (1945-1953). Una serie di scatti dedicati ai portinai di Parigi poiché, come afferma Doisneau, “La vera Parigi non può essere concepita senza i suoi portinai”. Nascono così ritratti memorabili come Concierge aux lunettesLes Concierges de la Rue du Dragon e Madame Augustin.
  • Enfances (1934-1956). I soggetti fotografati da Doisneau sono spesso complici delle sue intenzioni, in particolare i bambini che popolano e animano le strade di periferia. Il fotografo si sente a suo agio in loro compagnia, come testimonia il gran numero di scatti che li vedono protagonisti fin dalla metà degli anni Trenta.
  • Occupation et Libération (1940-1944). Quando Robert Doisneau raggiunge finalmente lo status di fotografo indipendente, il suo slancio viene spezzato dalla guerra e dall’Occupazione. La vita quotidiana e gli inverni sono duri, ma la Liberazione gli offrirà l’occasione di restituire l’effervescenza che in quel momento regna sovrana a Parigi, come nello scatto intitolato Camouflage, [Libération de Paris].
  • L’Après-Guerre (1945-1953). La rinascita del Dopoguerra è ritratta nel passo incerto di un bambino ne Les Premiers Pas o nelle ragazze vestite a festa di Dimanche matin o ancora nei sorrisi sui volti di Les Habitants de la Rue du Transvaal.
  • Le Monde du travail (1935-1950). Doisneau lavorò cinque anni nel reparto pubblicitario delle officine Renault che, racconta, gli permisero di “conoscere il mondo di coloro che si svegliano presto”. In mostra alcuni degli scatti che Doisneau fece agli operai dei sobborghi parigini.
  • Le Théâtre de la rue. Nella scuola della strada, ben più ricca e accattivante di qualsiasi altra formazione scolastica, Doisneau trova una bellezza, un disordine e uno splendore che lo seducono. Dal venditore ambulante di verdure ritratto ne Les Oignons, al Pêcheur à la mouche sèche o ancora al Père de famille, nessuno sfugge allo sguardo attento di Doisneau.
  • Scènes d’intérieur (1943-1970). Scene di interni nelle quali, citando Jean-Claude Lemagny, “il lato ridicolo delle situazioni è accettato in primo luogo dalle sue vittime. Non ci interessa sapere se i modelli sono consapevoli di essere divertenti o commoventi”, come in Créatures de rêve.
  • Mode et Mondanités (1950-1952). Nel 1950 Robert Doisneau incontra Edmonde Charles-Roux, giornalista di “Vogue” e diventa un cronista della vita parigina e della vita artistica del tempo. Questa sezione raccoglie dunque alcune fotografie di Doisneau in veste di testimone dei grandi balli e dei sontuosi matrimoni del Dopoguerra.
  • Portraits (1942-1961). Una parte forse meno conosciuta dell’opera di Doisneau è costituita dai numerosi ritratti, spesso realizzati su commissione. Davanti al suo obiettivo sfilano pittori, disegnatori, scrittori, teatranti, cineasti, attori, scienziati come Picasso, Dubuffet, Alberto Giacometti, Jean Cocteau e molti altri con i quali il fotografo instaura amicizie sincere che influenzeranno il destino delle sue fotografie.
  • Une certaine idée du bonheur (1945-1961). “Quello che cercavo di mostrare era” – ricorda Doisneau – “un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”. Che sia in una danza improvvisata in strada come ne La Dernière Valse du 14 juillet o nei ritratti dei matrimoni o ancora nell’iconico Le Baiser de l’Hôtel de Ville;
  • Bistrots (1948-1957) Trascinato da Robert Giraud, Doisneau scopre l’ambiente dei bistrot e della banlieue di Parigi; la strada lascia così il posto all’esplorazione metodica degli universi più inaspettati dove Doisneau finirà per sentirsi a proprio agio; ne nasceranno ritratti memorabili come quello a Mademoiselle Anita.

All’interno del percorso espositivo saranno proiettati spezzoni tratti dal film di Clémentine Deroudille “Robert Doisneau. Le Révolté du merveilleux” e un’intervista al curatore Gabriel Bauret.

Robert Doisneau, , L’Information scolaire, Paris, 1956 © Robert Doisneau
Robert Doisneau, , L’Information scolaire, Paris, 1956 © Robert Doisneau

Una mostra per tutti nel segno dell’accessibilità

Un’attenzione particolare per questa mostra è stata dedicata all’accessibilità: per le persone con disabilità visiva è stato progettato, in collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero, un percorso dedicato, dotato di disegni a rilievo e relative audiodescrizioni. Oltre a questi supporti, sarà disponibile un calendario di visite tattili gratuite, guidate da operatori specializzati.

Anche per il pubblico sordo saranno disponibili visite guidate gratuite alla mostra. Saranno accompagnati da interpreti della Lingua dei Segni Italiana – LIS, servizio messo a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e realizzato dalla Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio.