No more war. Le fotografie di Giles Duley in mostra a Reggio Emilia

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Dal 2 al 25 settembre il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia ospiterà il progetto artistico del fotografo inglese Giles Duley: “No More War”.

La mostra, organizzata da Emergency, racchiude un messaggio forte e deciso, condiviso da tutto il Festival di Emergency, che si terrà dal 2 al 4 settembre a Reggio Emilia: mai più guerra.

Giles Duley, Kabul
© Giles Duley, Kabul

Fotografie e opere di artisti per raccontare le storie dietro alla guerra

La mostra di Giles Duley a Reggio Emilia presenta il racconto personale di un fotografo che per decenni ha raccontato e vissuto sulla sua pelle l’impatto della guerra, la presa di coscienza del fallimento di venti anni di intervento occidentale in Afghanistan.

L’esposizione parte dal viaggio di Giles Duley, insieme alla fotografa Emma Francis a Kabul, nel Centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency, poco prima della presa della città da parte dei talebani. Il percorso espositivo prosegue, poi, con le opere di altri artisti. Giocando con diversi linguaggi artistici, infatti, Duley ha creato VENT, una piattaforma basata sull’estetica punk, in collaborazione con OPX Studio: chiunque può scaricare, rielaborare e condividere le immagini del fotografo, creando le proprie opere.

L’importanza delle opere è nelle storie, non tanto nelle fotografie. Così Duley descrive il progetto: “Le mie immagini non hanno valore di per sé: possono essere distrutte, stravolte, strappate o copiate. Ciò che ha valore è la persona nell’immagine e la sua storia. Questo è ciò che deve essere rispettato”.

As the popular song “Take Me Back To Mosul” is played aloud from a phone, the whole ward joins in with the chorus. And as they change the bandages on his hand, Darwood Salim raises his fingers in a victory sign. EMERGENCY’s Surgical Hospital in Erbil - March 2017 Hyam, 5 years old, is weighed and measured at the EMERGENCY’s Healthcare Clinic in Ashti IDP camp Sulaymaniyah - March 2017 Giles Duley
As the popular song “Take Me Back To Mosul” is played aloud from a phone, the whole ward joins in with the chorus. And as they change the bandages on his hand, Darwood Salim raises his fingers in a victory sign. EMERGENCY’s Surgical Hospital in Erbil – March 2017 Hyam, 5 years old, is weighed and measured at the EMERGENCY’s Healthcare Clinic in Ashti IDP camp Sulaymaniyah – March 2017 © Giles Duley

Giles Duley e la sua storia

Straordinaria è la storia personale di Giles Duley, fotografo documentarista e scrittore, nato nel 1971 a Londra. Dopo avere a lungo lavorato nella moda, ha iniziato a viaggiare in contesti di guerra come Iraq, Afghanistan, South Sudan, DR Congo, Angola, Bangladesh, Kenya, Ucraina, Giordania, Libano, Colombia, Vietnam e Nigeria per dare voce, volti e storie alla popolazione civile. Nel 2011, mentre lavorava in Afghanistan, Duley è rimasto gravemente ferito da un ordigno esplosivo subendo una tripla amputazione. Ciononostante, nel 2012 è ritornato nel Paese per continuare il suo lavoro.

Giles Duley, Kabul
© Giles Duley, Kabul

Una fredda mattina del febbraio 2011, mentre mi trovavo nella provincia di Kandahar, tutto cambiò: mentre accompagnavo un’unità di pattuglia territoriale dell’Aeronautica statunitense, misi il piede su uno IED, un ordigno esplosivo improvvisato. Le mie ferite erano così gravi che alla mia famiglia fu detto di salutarmi per l’ultima volta. Quel giorno ho perso tanto ma quell’esperienza mi ha anche permesso di avere una conoscenza dei feriti di guerra che pochi narratori possiedono. Ero letteralmente nei panni di coloro che volevo raccontare. Dal momento in cui ho ripreso conoscenza nel reparto di terapia intensiva del Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, nell’aprile 2011, avevo un unico pensiero: in Afghanistan per fotografare i feriti civili come me” spiega Duley nell’introduzione alla mostra.

Duley ha trascorso gli ultimi quindici anni della sua carriera di fotografo documentando i conflitti, testimoniando la realtà della guerra dalla parte dei civili. Queste esperienze lo hanno portato a fondare la Legacy of War Foundation, con l’obiettivo di sostenere la ricostruzione delle comunità dopo i conflitti e di promuovere una campagna contro l’uso della forza militare in politica estera.

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