Ruth Orkin a Torino: una nuova scoperta tra fotografia e cinema

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Fino al 16 luglio 2023, le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la più vasta antologica mai organizzata in Italia di Ruth Orkin.

Ruth Orkin, Lauren Bacall, St. Regis Hotel, New York City, 1950, Modern print, 2021 © Ruth Orkin Photo Archive
Ruth Orkin, Lauren Bacall, St. Regis Hotel, New York City, 1950, Modern print, 2021 © Ruth Orkin Photo Archive

Dal cinema alla fotografia

Il sogno di Ruth Orkin era diventare una regista. L’influenza della madre Mary Ruby, attrice di film muti, la portò a frequentare gli ambienti della Hollywood degli anni Venti e Trenta del Novecento. Un mondo che la affascinò così tanto che cercò da sempre di intraprendere la carriera da regista.

Tuttavia, a quell’epoca, per una donna non era un percorso facile da intraprendere. Quindi si reinventò. Complice un regalo, si avvicinò alla fotografia utilizzando la sua prima macchina fotografica: una Univex da 39 centesimi. Non trascurò mai il fascino del cinema; anzi unì i due linguaggi – quello del cinema e della fotografia – per realizzare i suoi capolavori diventando una delle fotoreporter, fotografe e registe statunitensi più rilevanti del XX secolo.

Ruth Orkin e la mostra a Torino

Ruth Orkin. Una nuova scoperta è una mostra curata da Anne Morin che riunisce 156 fotografie. Di queste, la maggior parte è originale e ripercorre la traiettoria di una delle personalità più importanti della fotografia del XX secolo, in particolare tra il 1939 e la fine degli anni Sessanta. Presenti alcune opere capitali come VE-DayJimmy racconta una storiaAmerican Girl in Italy, uno dei suoi scatti più iconici della storia della fotografia, i ritratti di personalità quali Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio De Sica, Woody Allen e altri.

La mostra affronta il suo lavoro da una prospettiva completamente nuova: all’incrocio tra l’immagine fissa e l’immagine in movimento. La passione per la cinematografia – un sogno di carriera mai avverato – l’ha costretta a inventare un linguaggio alla confluenza tra queste due arti sorelle. Un linguaggio che induce una corrispondenza costante tra due temporalità non parallele.

Il cinema, una costante presente in tutte le sue fotografie

Attraverso un’analisi molto specifica dell’opera di Orkin, la rassegna permette di capire i meccanismi messi in atto per evocare il fantasma del cinema nel suo lavoro. Come avviene nel suo primo Road Movie del 1939, quando attraversò in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione, Ruth Orkin tenne un diario che diventò una sequenza cinematografica, un reportage che raccontava questo viaggio e la cui linearità temporale si svolge in ordine cronologico. Ispirandosi ai taccuini e agli album in cui la madre documentava le riprese dei suoi film, e utilizzando lo stesso tipo di didascalie scritte a mano, l’artista inseriva l’immagine fotografica in una narrazione che riprendeva lo schema della progressione cinematografica, come se le fotografie fossero immagini fisse di un film mai girato e di cui vengono esposte 22 pagine.

Il percorso propone inoltre lavori come I giocatori di carte o Jimmy racconta una storia, del 1947, in cui Ruth Orkin usa la macchina fotografica per filmare, o meglio, per fissare dei momenti, lasciando allo sguardo dello spettatore il compito di comporre la scena e riprodurre il movimento. Presenti anche le immagini e il film Little fugitive (1953), candidato al Premio Oscar per la migliore storia cinematografica e vincitore del Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia, che racconta la storia di un bambino di sette anni di nome Joey (Richie Andrusco) che fugge a Coney Island dopo essere stato indotto con l’inganno a credere di aver ucciso suo fratello maggiore Lennie e che François Truffaut riteneva di fondamentale importanza per la nascita della Nouvelle vague.

Ruth Orkin, Two American Tourists, Rome, Italy, 1951, Modern print, 2021 © Ruth Orkin Photo Archive
Ruth Orkin, Two American Tourists, Rome, Italy, 1951, Modern print, 2021 © Ruth Orkin Photo Archive

Gli scatti dalla finestra

Nei primi anni Quaranta, Ruth Orkin si trasferisce a New York, dove diventa membro della Photo League, cooperativa di fotografi newyorkesi, e instaura prestigiose collaborazioni con importanti riviste, tanto da diventare una delle firme femminili del momento.

È in questo periodo che realizza alcuni degli scatti più interessanti della sua carriera. Con Dall’alto Orkin cattura perpendicolarmente da una finestra gli avvenimenti che si svolgono per strada, riprendendo alcune persone del tutto ignare di essere oggetto del suo sguardo fotografico. Si ritrovano un gruppo di signore che danno da mangiare ai gatti di strada; un padre che, acquistata una fetta di anguria, la porge alla figlia davanti al chiosco del venditore ambulante; due poliziotti che fanno cordone attorno a un materasso logoro abbandonato per strada; due bambine che giocano a farsi volteggiare l’un l’altra; un gruppo di marinai che incedono speditamente e che divengono riconoscibili per i loro cappelli che si stagliano come dischi bianchi sul fondale grigio dell’asfalto.

A molti anni di distanza, tornò a questo genere di scatti. Da una finestra con vista Central Park, l’artista riproponeva lo stesso gesto e la stessa inquadratura, nelle diverse stagioni, registrando la fisionomia degli alberi, la tonalità delle loro foglie. In questo caso il soggetto è proprio il tempo e il suo scorrere, sotto forma di una sequenza che parla dell’elasticità del tempo filmico.

I reportage per Life

La mostra darà poi conto del reportage per la rivista LIFE, realizzato nel 1951 in Israele a seguito della Israeli Philarmonic Orchestra e del viaggio compiuto in Italia, visitando Venezia, Roma e Firenze. È qui che incontra Nina Lee Craig, una studentessa americana alla quale chiede di farle da modella per un servizio volto a narrare per immagini l’esperienza di una donna che viaggia da sola in un paese straniero. Presto divenne soggetto di American Girl in Italy, una delle sue fotografie più iconiche e più famose della storia della fotografia. La scena immortala Nina Lee Craig passeggiare per le strade di Firenze tra un gruppo di uomini che ammiccano al suo passaggio: uno scatto che riesce a ispirare a Ruth Orkin e le permette di realizzare la foto-racconto che cercava da tempo.

Ruth Orkin. Una nuova scoperta
DoveMusei Reali Sale Chiablese, Piazzetta Reale, Torino,
QuandoDal 17 marzo al 16 luglio 2023
OrariDal martedì al venerdì dalle 10 alle 19.
Sabato e domenica dalle 10 alle 21
Ingresso15 euro intero; 13 euro ridotto. Previste altre riduzioni
Infowww.mostraruthorkin.it
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