I dieci anni di Micamera

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Allestimento mostra Self Publish Be Happy_foto P. Catufi

Dieci anni fa a Milano nasceva Micamera, una delle librerie fotografiche più fornite al mondo, incubatore di progetti e uno spazio dedicato alla fotografia e alle forme di arte contemporanea che usano in qualche modo l’obiettivo. Un luogo indipendente che ha come scopo la promozione della cultura dell’immagine e dei nuovi autori. Micamera pensa, promuove, cura e produce esposizioni, incontri con gli autori, performance, proiezioni, laboratori di fotografia. Tutto nasce dalla libreria, che ancora oggi è il cuore dell’attività.

In occasione dei dieci anni di Micamera abbiamo intervistato Giulia Zorzi, anima organizzativa della libreria, insieme al suo compagno Flavio Franzoni, libraio .

 

Flavio Franzoni e Giulia Zorzi nel 2003
Flavio Franzoni e Giulia Zorzi nel 2003

 

Micamera è un bookstore ma anche un contenitore di workshop, progetti, esposizioni. Come è nata la vostra avventura?

Il progetto Micamera nasce nella tarda estate del 2002 lungo il fiume Trebbia. Flavio ed io lavoravamo entrambi nel mondo della musica ma lui coltivava da tempo una grande passione per la fotografia. A maggio era nato il nostro primo figlio ed è stato proprio questo a darci la spinta giusta, il desiderio di creare un nuovo progetto insieme. Nel progetto iniziale, Micamera avrebbe dovuto essere solo un negozio on line di libri di fotografia, ma le cose ci sono sfuggite di mano piuttosto velocemente.

Come funziona il vostro lavoro?

Flavio è il libraio di Micamera. E’ lui che sceglie i libri da acquistare e da esporre in libreria. E’ motivato da grande passione e competenza e sa apprezzare e riconoscere un bel libro di fotografia senza essere legato a un genere in particolare. Io mi occupo di tutto l’aspetto gestionale e organizzativo, delle relazioni con gli editori e con gli autori e degli eventi dell’associazione tra cui mostre, corsi, incontri… Naturalmente ogni decisione viene presa insieme.

Allestimento Guidi Steinmetz
Allestimento Guidi Steinmetz

 

Ora sono passati dieci anni dall’apertura. Un piccolo bilancio di Micamera, com’è cambiata, come si evoluta, a cosa ha dovuto rinunciare e come si è rinnovata?

Micamera è nata come piccola libreria specializzata e oggi è la libreria di fotografia più fornita al mondo. Nel frattempo ha aperto uno spazio espositivo che pensa, cura e produce progetti di fotografia, si occupa anche di cinema e design e ha costruito un’ottima reputazione, soprattutto all’estero. Lavoriamo ormai stabilmente con alcuni grandi nomi della fotografia – tra tutti, nomino Mark Steinmetz, che abbiamo portato per primi in Europa – e abbiamo costruito solidi rapporti con il mondo degli editori. Partecipiamo agli appuntamenti più importanti del settore – per esempio a luglio eravamo ad Arles e settimana prossima saremo a Parigi / Offprint.

Il libro di Andrea Alessio con Nazraeli Press è frutto di questo lavoro. Abbiamo conosciuto Andrea in occasione del workshop con Jessica Backhaus e così abbiamo scoperto questo progetto, su cui poi abbiamo lavorato insieme a lui fino ad arrivare al libro e alla mostra che oggi presentiamo. Nel frattempo, in questi dieci anni abbiamo sempre avuto un rapporto molto speciale con Nazraeli Press – naturalmente con i loro libri ma anche con molti degli autori da loro pubblicati (Michael Kenna, Jerry Uelsmann, Camille Solyagua, Aaron Ruell, Melanie Pullen, Mark Steinmetz, Yamamoto Masao, John Gossage, Todd Hido, Machiel Botman…) e pubblicare con loro era un sogno nel cassetto da tempo. Che si è avverato adesso. A cosa abbiamo dovuto rinunciare… sicuramente a molte ore di sonno, al riposo! Sono stati dieci anni entusiasmanti ma davvero faticosi. Flavio ed io siamo due persone normali, ci manteniamo con il nostro lavoro ed è stato difficile partire da zero senza avere le spalle coperte. Senza contare che nel frattempo abbiamo anche avuto due figli.

 

il primo bookshop, 2003
il primo bookshop, 2003

 

Parliamo del mercato dei libri fotografici. Come lo descrivereste e cosa è cambiato in questi dieci anni? In base a quale criterio scegliete i libri per il vostro bookshop?

Dal 2002 ad oggi sono cambiate moltissime cose. Il libro fotografico ha vissuto anni di straordinario fermento e ha prodotto moltissimi nuovi editori, magari piccolissimi ma molto attenti e competenti. I grandi editori hanno attraversato momenti di maggiore difficoltà, forse macchine troppo complesse per riuscire a seguire efficacemente un modo che cambia sempre più rapidamente. Negli ultimi anni sono nate anche le fiere specializzate come il Fotobookfestival di Kassel, o Offprint a Parigi, che oggi sono importanti e frequentatissimi appuntamenti del settore. Sono cresciuti i blog in rete, e i premi dedicati al libro. Insomma, c’è tutto un universo nuovo che nel 2002 non era nemmeno immaginabile. Anche il rapporto con gli editori è molto cambiato.

In questo ultimo periodo c’è stato un vero e proprio boom dei libri auto-prodotti. Cosa ne pensate? Voi che siete abituati ai contatti con l’estero questo era un fenomeno già in voga? Qualche caso ‘memorabile’?

Il libro autoprodotto è sempre esistito ma il boom in ambito fotografico è del 2010 e nasce con la mostra curata da Bruno Ceschel presso la Photographers’ Gallery di Londra. Il libro è lo strumento di diffusione del lavoro di un artista e l’autoproduzione ha consentito a molti autori di farsi conoscere ed emergere, dando quindi una scossa importante al mondo della fotografia. Poi, l’autoproduzione ha messo in crisi i meccanismi dell’editoria tradizionale in tutti i suoi aspetti, dalla produzione alla promozione alla diffusione. Anche qui, sono moltissimi i cambiamenti in positivo. Ci sono stati casi come l’oramai celeberrimo The Afronauts di Cristina de Middel, che nel giro di pochissimo tempo è diventato un oggetto da collezione di grande valore. Credo che oggi stia diventando addirittura un film. Il grande fermento intorno all’autoproduzione e al libro fotografico ha fatto sì che il mercato venisse improvvisamente sommerso da libri autoprodotti e fanzine non sempre interessanti, ma il fermento era del tutto positivo! In un mercato editoriale in cui l’autore spesso pagava l’editore per pubblicare il proprio libro e in cambio non poteva nemmeno avere il controllo su produzione, tempi, modi, promozione, il selfpublishing è stata una risposta interessante ed efficace. Per il resto, mi pare che oggi ci sia maggiore consapevolezza sul fatto che un bel libro debba necessariamente essere il risultato di un processo molto più complesso.

 

La libreria oggi
La libreria oggi

 

Qualche libro flop, invece? O qualche caso non recepito dal vostro pubblico?

Non saprei. Capita, ogni tanto, che un libro venga ignorato per mesi, magari anni, e poi improvvisamente scoperto. Ma immagino accada in tutti i settori. Certo, i più furbi hanno imparato a fidarsi del libraio e della nostra selezione.

I libri fotografici. Come si consigliano?

Come consiglieresti un disco o un libro di letteratura. Capire una persona e saper trovare non solo il libro che conosce, cerca (e non trova altrove) ma anche il libro che non conosce e che amerà domani.

Tornando al bookshop. La vostra sede è la stessa da dieci anni? Oggi quanti titoli offrite, in cosa siete maggiormente specializzati?

Abbiamo traslocato nel novembre 2006, dopo tre anni di attività – ma siamo ancora nello stesso stabile. Oggi vorremmo uno spazio ancora più grande ma Milano è una città difficile. Il catalogo del bookshop comprende libri nuovi e da collezione. Siamo specializzati in fotografia contemporanea; i grandi maestri e i nuovi autori, con un occhio di riguardo per la fotografia italiana. La fertile scena italiana degli anni ’70. Negli anni ’80, la fotografia italiana era influenzata dalla fotografia americana degli anni ’70 e per questo abbiamo un’ottima selezione dedicata alla scena americana. Siamo orgogliosi di avere in libreria l’intero catalogo di alcuni autori di questo periodo.

 

Flavio Franzoni e Gerry Johansson
Flavio Franzoni e Gerry Johansson

 

Al bookshop si sono aggiunti incontri e workshop, anche dedicati al mondo video/grafica/illustrazione. Avete prodotto anche qualcosa di vostro finora? Qualche esempio?

Gli incontri e i workshop sono due attività fondamentali per Micamera. Incontrare e ascoltare autori, editori, designer, registi, illustratori e ritrovarsi poi con colleghi e altri autori a confrontarsi sui temi del proprio lavoro sono opportunità fondamentali per una comunità di artisti e operatori del settore. Siamo orgogliosi di aver visto nascere tantissimi progetti nei nostri locali – tra persone che si sono semplicemente incontrate lì, in un contesto culturale vivo. Noi cerchiamo di offrire occasioni e spunti. Gli incontri sono sempre gratuiti e da Micamera sono passati, in dieci anni, centinaia di autori, alcuni diverse volte.

 

Joakim Eskildsen durante il workshop
Joakim Eskildsen durante il workshop

 

I workshop, invece, sono laboratori intensivi per piccoli gruppi. Ciascuno è costruito ad hoc sulla figura del docente, ma lo schema di base è simile. Iniziano il venerdì sera e terminano la domenica sera. Sono molto faticosi! Ma davvero interessanti e arricchenti. Inoltre, i laboratori sono al centro di un processo virtuoso – sono praticamente l’unico sostentamento dell’associazione Micamera – e quindi sono proprio gli studenti dei workshop a consentirci di produrre i progetti espositivi ed editoriali.

 

Bruno Ceschel
Bruno Ceschel

 

Il cinema/video è stata una derivazione del tutto naturale, com’è evidente. Tant’è che anche prima della nascita di Micamera In Movimento avevamo ospitato (e coprodotto) un’istallazione di videoarte di Gaia Giani in collaborazione con Filmmaker. Dopo la nascita della sezione dedicata abbiamo avuto la fortuna di ospitare docenti come Luca Bigazzi, Michelangelo Frammartino, Pietro Marcello, Alina Marazzi e organizzato diversi incontri con docenti e critici su temi specifici (prossimamente abbiamo in programma una serata dedicata a Pasolini). A dirigere questa sezione è Piero Pezzoni, che ha avuto grandi intuizioni, per esempio organizzando un corso di videoinchiesta già un paio di anni fa (con Alberto Nerazzini). Recentemente ha dovuto rimandare una serie di appuntamenti dedicati al cinema israeliano, che però ci ripromettiamo di proporre nuovamente in futuro.

 

ph Jessica Backhaus
ph Jessica Backhaus

 

Debbie Bibo, invece, dirige Signs and Lines, la sezione di grafica, design e illustrazione. Ho incontrato Debbie quando lavorava per un editore italiano di arte ed è stato chiaro da subito che condividevamo moltissime cose. Insieme abbiamo creato un progetto di mostra sulla fotografia contemporanea giapponese attraverso l’editoria indipendente (a cura di Ivan Vartanian) che poi è stato presentato a Le Bal a Parigi e in seguito abbiamo pensato a una serie di corsi dedicati alla grafica e al design. Tra gli autori invitati, Leonardo Sonnoli e Bruno Monguzzi. Il mondo dell’illustrazione è più lontano dalle mie competenze ma proprio per questo, forse, confrontarmi con questo mondo mi ha dato moltissimi spunti. Frequentare un corso sulla creazione di una storia e di un libro con un autore come Katsumi Komagata è illuminante a prescindere dal linguaggio che si usa – tra l’altro, ho scoperto che Komagata ha disegnato uno dei celeberrimi libri di Araki, The Banquet.

 

 

Allestimento J Backhaus_foto L.Martelli
Allestimento J Backhaus_foto L.Martelli

 

Avete prodotto anche dei libri? O avete optato per collaborazioni con case editrici del settore? In ogni caso perché avete scelto l’una o l’altra cosa?

Abbiamo collaborato con Trolley Books e curato la pubblicazione del libro ‘La Terza Venezia’ di Silvia Camporesi e lo scorso novembre abbiamo curato e coprodotto The Collared Dove Sound, un self publishing della fotografa Sabrina Ragucci e dello scrittore Giorgio Falco. Oggi presentiamo il libro di Andrea Alessio con Nazraeli Press e settimana prossima lanceremo a Parigi il cofanetto di Lorenzo Tricoli – Support Your Locals, nato come magazine gratuito del quartiere Isola.

Non esiste una regola che motivi la scelta; ciascun progetto, ciascun autore è diverso, bisogna capire quale sia la destinazione ideale di un progetto in base a una serie complessa di fattori.

 

FEHLSTELLE_2009, towers+painting Orticanoodles
FEHLSTELLE_2009, towers+painting Orticanoodles

 

Progetti futuri?

Tantissimi! Tanto per cominciare, appena rientrati da Parigi a novembre saremo a Lucca per il Festival e presenteremo Support Your Locals di Lorenzo Tricoli e poi parteciperemo a SPRINT! a fine novembre. Poi, ci sono molte cose che ‘bollono in pentola’ per il 2014 ma che non possono ancora essere svelate – se non che ospiteremo la nuova mostra di Jessica Backhaus a febbraio – e ci sarà anche un workshop. Mark Steinmetz tornerà a giugno e faremo con lui un workshop lungo estivo in val Trebbia.

 

INFO.  http://www.micamera.it ; http://www.micamera.com

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