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Man Ray, profeta dell’avanguardia. Intervista ai curatori Guido Comis ed Antonio Giusa

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CODROIPO. E’ stata inaugurata a Villa Manin, una grande ed importante retrospettiva su Man Ray, con la collaborazione della Fondazione Marconi Milano e grazie al sostegno della Fondazione Crup con oltre 300 opere tra dipinti, disegni, oggetti, fotografie e film del Novecento. Conosciuto per le proprie icone come Violon d’Ingres, figura femminile con due intagli di violino sulla schiena e Cadeu, ferro da stiro con la piastra percorsa da una fila di chiodi, Man Ray è un artista straordinario, dalle molteplici espressioni e correnti artistiche, e qui viene raccontato attraverso un ricco e variegato percorso espositivo che permette di conoscere non solo “Man Ray artista” ma anche e soprattutto “Man Ray uomo”, tra amicizie e amori.

Per saperne di più su questa mostra abbiamo intervistato Guido Comis e Antonio Giusa, curatori della mostra.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Man Ray a Villa Manin. Qual’è stata la scintilla che ha portato alla scelta di questo artista?

GIUSA. La scelta di Man Ray è avvenuta grazie alla proposta di Guido Comis, curatore del museo d’Arte di Lugano nella sede di Villa Malpensata, dove la mostra è stata ospitata nel 2011. Abbiamo deciso assieme di rielaborarla per proporla al pubblico di Villa Manin. Poiché altre mostre qui sono state dedicate all’arte del ‘900, come quella di Robert Capa, abbiamo deciso di continuare su questa direzione. Villa Manin non è propriamente un luogo deputato alla fotografia per cui la mostra è generalista ed è stata pensata in modo multimediale per comunicare soprattutto le varie espressioni artistiche di Man Ray. Questi inserti multimediali, sono sia cinematografici che biografici e in quelli biografici ci sono anche interviste dell’artista che nelle varie stanze si trovano in modo frequente.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

La mostra – prosegue Giusa– non è sempre incentrata sulla linea del tempo della vita artistica dell’artista ma il periodo americano, che introduce la mostra, è documentato in maniera completa perché forse per il pubblico è il meno conosciuto. Agli esordi Man Ray desiderava fare il pittore, poi nel 1915 acquista una macchina fotografica per fotografare le proprie opere e da lì nasce la sua storia da fotografo, anche se non hai mai dimenticato la sua vena artistica di pittore. In un documentario da 54 minuti nell’ultima sezione della mostra dichiara che le persone comuni, amici e soprattutto artisti conosciuti andavano da lui a farsi un ritratto allo stesso modo come lui ritraeva le sue opere d’arte e quelle degli artisti più importanti dell’epoca. Per cui in mostra non troviamo solo la sua storia nella fotografia ma soprattutto la storia della sua vita.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

L’intervento curatoriale è stato leggero: il visitatore verrà aiutato dai racconti multimediali di Man Ray che parla di sé stesso, della creazione di una certa opera o di un incontro con una certa persona. Ad esempio nella Stanza degli Scacchi, ci sarà il racconto di Man Ray sull’incontro con Duchamp; nel loro primo approccio, nessuno dei due per incapacità linguistica – l’uno americano e l’altro francese – si poterono capire. Il visitatore è da subito indotto a farsi guidare dallo stesso Man Ray e potrà disporre, a richiesta, inoltre di un’audioguida che si basa sull’autobiografia dell’artista.

Per dare ritmo alla mostra abbiamo deciso di mettere tra una stanza e l’altra, delle gigantografie di Man Ray o di alcune foto da lui scattate, come alcuni autoritratti. Ad esempio nella stanza di Duchamp, abbiamo voluto inserire un grande fotogramma del film “Entr’acte”, film manifesto del cinema dadaista del regista René Clair. Continua, poi, in modo preponderante il legame tra Duchamp e Man Ray anche grazie al contributo del regista tedesco Hans Richter “Dreams that money can Buy”, con un frammento di Duchamp e con musiche di John Cage.

 

La Sala degli scacchi. Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
La Sala degli scacchi. Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Come copertina della mostra è stata scelta l’immagine «Noire e blanche» del 1926.

COMIS. Abbiamo scelto «Noire e blanche» del 1926, poiché nella mostra di Lugano del 2011 è stata usata la foto più celebre in assoluto di Man Ray, e cioè Le Violon d’Ingres e questa è la seconda più celebre.

GIUSA. E poi era un’altro modo per far vedere Kiki de Montparnasse, che ha vissuto sei anni di relazione con Man Ray. E’ sempre lei anche in Violon d’Ingres ma questa è un’altra prospettiva.

 

Man Ray è stato un’artista poliedrico dadaista e surrealista, innovatore, sperimentatore, pittore, fotografo, creatore di oggetti e cinematografo. Quante opere, in quante sezioni è divisa e qual’è il filo portante della mostra?

GIUSA. La mostra è divisa in diverse sezioni. Al piano inferiore abbiamo la formazione negli anni americani, echi cubisti, la stanza degli scacchi, poi una sezione da New York a Parigi, la parte cinematografica, Vita da artista a Montparnasse, compagne e muse ispiratrici e la sezione moda. Al piano superiore abbiamo tecniche e sperimentazioni fotografiche, i rayograph, la riflessione sul corpo, voyeurismo e sadismo e l’ultima stanza è dedicata a Juliet, moglie di Man Ray che sposò nel 1946. In quest’ultima sezione, emozionano varie cose. In primis la frase di Man Ray nei confronti di quando conosce Juliet, che abbiamo riportato “Juliet aveva lineamenti fauneschi e due occhi a mandorla che le davano un aspetto vagamente esotico; anche lei frequentava gli ambienti artistici, mi conosceva di nome e aveva visto i miei quadri. Mi sentivo lusingato.” Lineamenti fauneschi, è una affermazione che affascina. Verso la fine della sua vita Ray abbandona la fotografia ma continua a ritrarre sua moglie Juliet. Tra queste foto quella che Man Ray considera la più bella è il ritratto fatto nel 1954 in bianco e nero all’Asac di Venezia. In questa stanza, ancora, c’è l’autoritratto di Man Ray del 1943, in cui lui si ritrae con mezza barba tagliata e mezza no. E poi, dal racconto multimediale in questa sala, rilasciati da Juliet, sappiamo che Man Ray di notte sognava spesso e la mattina si annotava in un quadernetto tutti questi sogni, e questo è particolarmente interessante e affascinante per capire l’arte di Man Ray.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

“Non esiste essere avanti rispetto ai tempi: i tempi sono sempre indietro”. Cosa rappresenta oggi Man Ray, nel 2014?

GIUSA. Per me curare questa mostra è stata una grande possibilità. Nella conoscenza più approfondita di Man Ray, costruendo ed enfatizzando questa mostra, ho cercato di pensare alla sua arte, alla sua persona. Io personalmente ho provato una profonda invidia. Attraverso la sua personalità – e non l’appartenenza al movimento- Man Ray si affranca, cioè dal suo mestiere di disegnatore tecnico in una casa editrice di New York diventa un affermato artista, anche se l’affermazione (per gli artisti) avviene sempre dopo la morte. Questo 2014 rappresenta per me un obiettivo di vita che mi ha spinto anche controcorrente. E’ stata una bella esperienza quello di rileggerlo e non solo dal punto di vista fotografico. La particolarità di questa mostra è l’artista che se ne frega totalmente della tecnica. Gli artisti surrealisti propendevano per una pratica dilettantistica e in effetti Man Ray dichiara “Io sono un autodidatta”. In Man Ray, quindi, non bisogna cercare il maestro della fotografia inteso come colui che attraverso lo strumento fotografico ha esaurito la propria vena artistica: era semplicemente una delle arti che praticava.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Nella fotografia vediamo molti ritratti femminili.

COMIS. La vita di Man Ray non si è mai divisa tra arte e vita privata e come lui stesso afferma nella citazione che il visitatore potrà leggere nella stanza dei nudi: “Davanti a me si aprono enormi possibilità, sia in arte che in amore”. Per Man Ray la donna è una fonte di ispirazione, non c’è un vero confine tra interesse sentimentale, sessuale o estetico. La donna non è vista solo come una figura ma come un individuo da cui lui trae la sua arte.

GIUSA. Abbiamo dei ritratti forse meno conosciuti ma sui quali abbiamo puntato molto, come Lee Miller nel 1930 e lo scatto con le sue labbra del 1936. Man Ray aveva questa abitudine: quando finiva una relazione con una donna doveva elaborare il lutto e questo lo faceva con la fotografia, in modo vario. Nella mostra tutto questo è visibile come lo sarà anche nei documentari che proietteremo, come “Man Ray, profeta dell’avanguardia”.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Dalla vostra esperienza di curatori come definireste la personalità di Man Ray?

GIUSA. La personalità di Man Ray è allo stesso tempo complessa ma anche semplice. In fondo faceva quello che gli piaceva fare ed è riuscito a fare l’artista sulla base della motivazione. Aveva un humor molto yiddish – che viene sempre fuori nonostante non fosse un profondo professatore della fede ebraica- e poi probabilmente accettava poche mediazioni. Diciamo che il visitatore ha la possibilità di entrare in profondità e in relazione con le sperimentazioni più importanti che fece Man Ray con la fotografia; dall’inizio degli anni ’20 alle sperimentazioni dei rayograph alle solarizzazioni che ha fatto entrare anche nel mondo della moda e della fotografia commerciale.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Ci sono originali in mostra?

COMIS. In fotografia parlare di “originale” non è sempre corretto. Nella prima stanza ci sono delle indicazioni precise e troviamo delle stampe di Man Ray nel periodo in cui sono state stampate, cosiddette “Vintage”. Poi, ci sono delle stampe di Man Ray fatte in vita e delle stampe che non sono di Man Ray ma che sono state fatte dopo la sua morte, dal negativo all’originale.

 

Tra le varie opere esposte siete legati emotivamente a qualcuna in particolare?

GIUSA. Personalmente sono molto legato alla foto di Meret Oppenheimer del 1933 nella stanza compagne e muse ispiratrici. Lei fu una delle sue muse e quello che mi ha attratto e convinto di questa fotografia è la sensualità che trasmette.

COMIS. Più che emotivamente sono molto legato esteticamente alla fotografia solarizzata “Primat de la matiére sur la pensée” del 1929.

 

Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle
Man Ray a Villa Manin , ph Terry Peterle

 

Quali sono gli approfondimenti che avete riservato per l’artista in mostra? Ci sono degli elementi inediti in mostra?

GIUSA. In mostra ci sono moltissimi approfondimenti oltre che multimediali anche cinematografici. Nel piano inferiore trasmetteremo in modo continuativo alcuni documentari surrealisti di Man Ray girati negli anni Venti come Retour à la rason, Emak Bakia, Le Mysteres du Chateu du dé, Etoile de Mer, testimonianze di eccezionale inventiva nell’uso della cinepresa e oggi considerati fra i capolavori della cinematografia surrealista. Questa sezione è curata da Carlo Montanaro, uno dei maggiori conoscitori cinematografici di Man Ray in Italia e le musiche sono state rielaborate da Theo Teardo, friulano e noto compositore musicale di colonne sonore per film e documentari. Abbiamo anche riservato una sezione cinema e, come già detto prima, verrà proiettato il film “Man Ray, profeta dell’avanguardia”. Ulteriori incontri di approfondimenti saranno previsti di sabato e domenica in sala convegni con conversazioni, presentazioni e incontri-cinema sull’arte di Man Ray, sulle correnti artistiche e sulla vita dell’artista. Villa Manin, inoltre, nel corso dei mesi della mostra, propone tre concerti tributi all’artista e alle atmosfere dell’epoca, a numero chiuso.

COMIS. Rispetto alla mostra del 2011 a Lugano ci sono alcuni inediti. Ci sono una serie di foto che ci sono pervenute dall’Asac (Archivio Storico delle Arti Contemporanee – La Biennale di Venezia), esposte nella Biennale di Venezia nel 1976 quando ancora Ray era in vita come ad esempio un ritratto di James Joyce; alcuni nudi inediti nella Stanza dei Nudi e la sezione dei Rayograph, presente anche a Lugano ma meglio esposta qui, e la pittura di Man Ray, anche negli anni più maturi che non è molto nota al pubblico, e che a Lugano abbiamo deciso nel 2011 di non approfondire perché sono opere a cui bisogna dedicare più tempo, rispetto alla comunicabilità con il pubblico.

 

Terry Peterle
Terry Peterle
Nell’ambito della fotografia il suo interesse e i suoi studi si sono rivolti prevalentemente nella cultura e linguaggio fotografico, e con particolare interesse segue lo sviluppo e le diramazioni dello stesso nella fotografia attuale.

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