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Come è nato lo studio fotografico Antropomorpha. Intervista a Francesco Caratu

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ROMA. Si è festeggiata con successo, nel week-end del 19, 20 e 21 settembre, il primo anno di attività dello studio fotografico Antropomorpha con un evento gratuito con mostra fotografica, workshop e incontri dedicati a tutti gli appassionati del mondo della fotografia che, in questo modo, hanno potuto festeggiare questo primo traguardo insieme al collettivo. Per sapere di più di come nasce e come si inserisce a Roma la realtà di Antropomorpha abbiamo rivolto qualche domanda al presidente Francesco Caratu partendo da una classica domanda e cioè; come nasce l’esperienza di Antropomorpha?

L’esperienza di Antropomorpha nasce dalla volontà di tre persone (io sono il presidente, Valeria si occupa di comunicazione e Roberta si occupa della parte organizzativa e amministrativa) di portare o riportare la fotografia ad essere un pensiero ed un meraviglioso mezzo per comunicare e raccontare cose. A nostro modo di vedere questo deve essere alla portata di tutti e deve arrivare a tutti coloro che si vogliono avvicinare alla fotografia. Diversi anni di esperienza didattica in materia hanno fatto in modo che maturassi questa convinzione.

 

una delle sale espositive di Antropomorpha
una delle sale espositive di Antropomorpha

 

In un solo anno avete organizzato diversi eventi importanti, workshop, mostre fotografiche. Avete aggiunto gli obiettivi che vi eravate prefissati? E quali sono i vostri prossimi progetti in tal senso?

Nel primo anno di attività abbiamo cercato di fare sopratutto cultura fotografica. Abbiamo associato ad ogni mostra che abbiamo ospitato anche un seminario o un workshop tenuto dall’autore del lavoro in mostra in modo da dare l’opportunità a chi fosse interessato di avere un rapporto diretto con il fotografo in questione e capire in maniera diretta come funziona il suo lavoro sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista estetico. I seminari e i workshop hanno riguardato l’utilizzo di antiche tecniche come il collodio e il platino palladio oppure hanno riguardato la ripresa fotografica e le varie possibilità che il mezzo fotografico ci da per raccontare cose. Credo che in ogni esperienza di seminario o workshop sia fondamentale il confronto come strumento dialettico e didattico. In ogni nostra proposta cerchiamo infatti di stimolare proprio il confronto e la crescita individuale e collettiva sia dal piano tecnico che estetico-critico. Sicuramente siamo contenti del lavoro svolto ma speriamo di continuare a fare iniziative di livello che permettano all’associazione di vivere e di diventare una realtà ben presente eradicata nel panorama fotografico romano e nazionale. Dal punto di vista economico però questo è molto faticoso e difficile. Ci piacerebbe molto se il comune o le istituzioni aiutassero in qualche modo chi si impegna a fare cultura nel territorio ed in un quartiere dalla realtà sociale complessa come quella del pigneto.

Avete in attivo anche pubblicazioni?

Per quanto riguarda le pubblicazioni la cosa ci interessa molto; in particolare se si tratta di autoproduzioni. Mi piacerebbe che ogni lavoro fotografico degno di nota avesse o potesse avere come finalità ultima quella dell’esposizione e della pubblicazione. Per cui si indubbiamente il libro fotografico credo sia molto importante ancor di più se l’idea del libro fotografico si muove attorno a quella di manufatto, un qualcosa che sia frutto di immagini e pensieri di una persona. In linea di massima per il prossimo futuro ci piacerebbe molto fare un sorta di “fantine” autoprodotta.

Siete legati alla fotografia vecchia scuola o più aperti verso le innovazioni tecnologiche/digitali?

Siamo legati e siamo partiti indubbiamente dalla “vecchia scuola”. Con questo termine non s’intende un atteggiamento chiuso e ottuso alle nuove tecnologie. Cambiare supporto pellicola o sensore vuol dire comunque parlare e fare fotografia purché si intenda farlo. Mi sento di dire che siamo vecchia scuola perché teniamo molto ad una dimensione etica della fotografia e ad un atteggiamento che è volto a comporre e pensare il lavoro fotografico in ripresa e a fare uno sviluppo ed una elaborazione digitale o chimica che sia funzionale a quello che il lavoro vuole dire. La fotografia insomma va scattata e pensata e non ricomposta o stravolta a piacimento in postproduzione. Non condivido l’approccio di molti grafici perché secondo me seguono il flusso di lavoro al contrario dando molto più peso all’elaborazione che alla ripresa.

 

una delle sale espositive di Antropomorpha
una delle sale espositive di Antropomorpha

 

Roma è anche capitale della cultura e in questi ultimi anni la fotografia sta diventando un settore e un’arte da riscoprire. Dal vostro punto di vista come si sta evolvendo la cosa?

Credo che a Roma nel giro di una decina di anni si sia tornati a parlare di fotografia e a parlarne anche spesso. Indubbiamente questo è positivo mi piacerebbe però evitare di pensare al fotografo come “l’artista” al di sopra delle masse. Credo che ogni persona dal professionista al fotoamatore possa avere cose da dire e debba avere possibilità per confrontarsi. In questo a Roma e in generale in Italia credo che siamo indietro. A mio modo di vedere anche in fotografia bisognerebbe sentire che c’è possibilità.

Ci sono diverse realtà nella Capitale, diverse mostre dedicate alla fotografia, voi come vi inserite e vi differenziate?

Sì ci sono molte, molte realtà a Roma alcune più giovani altre più radicate e consolidate. Dal punto di vista didattico e culturale ci sono scuole e realtà che stimiamo ma credo che ultimamente l’offerta sia proliferata e questo probabilmente genera un po’ di confusione nell’utenza. Ci sono realtà che propongono percorsi più professionalizzanti o orientati al lavoro, altre probabilmente più vicine a noi che pongono l’attenzione sulla cultura fotografica e su un percorsi che hanno una particolare attenzione all’estetica e al linguaggio. Antropomorpha in tutto ciò si differenzia perché è una realtà indipendente e potenzialmente aperta alla condivisione di esperienze e percorsi con diverse provenienze estetiche, sociali, culturali. Vorremmo che la nostra associazione diventasse sempre più terra di scambio, di confronto, di ibridazione e meticciato fotografico arrivando a offrire a chiunque lo meriti una possibilità mediante la produzione di lavori, mostre e libri fotografici.

 

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