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Il Caucauso va in scena a Roma

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ROMA. Il 12 aprile Officine Fotografiche Roma presenta la mostra fotografica Il Cardo Rosso / Red Thistle progetto a lungo termine del pluripremiato fotografo Davide Monteleone. Il reportage racconta i volti e le storie di chi vive e abita le regioni situate a nord del Caucaso, focalizzandosi sul territorio, i segni e le conseguenze lasciati da due secoli di dispute e combattimenti, causati anche dai forti interessi geopolitici in ballo. Un’area estenuata dai conflitti derivanti anche dalle diversità etniche e religiose. Luoghi dai quali raramente arrivano informazioni, poco battuti, a differenza di altri, dai giornalisti e dai reporter occidentali.

 

Abkhazia Indipendence

 

 

Per quattro anni, dal 2008 a fine 2011, Davide Monteleone ha viaggiato nelle regioni del nord Caucaso realizzando le fotografie che compongono il progetto fotografico Red Thistle (Il Cardo Rosso), titolo ispirato al romanzo di Lev Tolstoj. Un’espressione con la quale all’epoca dell’Imam Shamil, intorno alla fine dell’Ottocento, raccontava la prima campagna russa nel Caucaso.

 

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Tolstoj usava il cardo rosso – un fiore bello ma pungente, fortemente radicato nella sua terra – come metafora dell’atteggiamento del guerrigliero Hadji Murad, ostile all’annessione della Cecenia alla Russia e sostenitore dell’indipendentismo caucasico. Il cardo rosso simboleggiava, così, il popolo ceceno e il suo desiderio d’indipendentismo, cui si contrapponeva l’ostinazione dell’armata russa. L’autore documenta, con estrema scrupolosità, questa realtà vissuta dalle persone, ancora divise tra la rivendicazione di indipendenza e l’orgoglio legato alla propria diversità, ma anche la subordinazione economica, l’affiliazione storico-politica, la posizione geografica e l’elaborazione di una nuova identità post-sovietica. La curatrice del progetto di Monteleone, Renata Ferri, scrive nella postfazione del’edizione italiana del volume Il Cardo Rosso, che l’autore “descrive un mondo intimo e lo alterna alla visione del paesaggio ferito e desolato in un equilibrato dialogo tra l’individuo e il suo ambiente. In ogni singola immagine – continua la Ferri – c’è una storia complessa, in cui il fotografo assume il difficile ruolo di testimone di eventi e custode di memorie, intrecciando le vicende del Caucaso a storie di uomini e donne”. Un percorso narrativo, che restituisce la complessità di culture, di situazioni e interazioni, sempre in bilico fra tradizione e modernità, mostrando la fragilità e le sfaccettature di una vita sospesa tra passato e presente, che si affaccia a un futuro ancora molto incerto.

 

Info: www.officinefotografiche.org

 

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