May photograpy alla Galleria 33 di Arezzo

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AREZZO.MAY. Photograpy” è il nome della mostra che dal 9 al 31 maggio verrà ospitata alla Galleria 33. Una collettiva di fotografia a cura di Tiziana Tommei con le opere di Melania del Leyva, Guen Fiore, Costanza Gianquinto e Anna Morosini.

 

Immagine simbolo mostra MAY

 

La liberté éclairant le monde: una figura esile, con un inconsistente abito rosa e un berretto da baseball, regge a stento, con una mano, una fiaccola quasi spenta e, con l’altra, un libro con la scritta WAR. Ubicato in cima ad un piedistallo vacuo, rappresenta ciò che resta oggi del sogno americano. Un quadro vivente, ironico e pop, parte della serie Stars & Stripes (2013), progetto di Melania de Leyva (Venezia 1988). C’è il desiderio di rappresentare una realtà che ha solo l’apparenza di un cartoon. De Leyva (pseudonimo ispirato alla Monaca di Monza, alias Marianna de Leyva) crea set fotografici e li costruisce partendo sì da una forte immaginazione, ma anche da una riflessione critica sul reale. Mette in scena una dimensione che esprime, in forma di opera illustrata, dei concetti. L’ascendenza warholiana è determinante: c’è un disincanto feroce nell’analisi dell’America posteriore all’11 settembre. Con cinismo mette alla berlina un modello che ha perso consistenza, svelando le sue contraddizioni e, al contempo, pone in essere la sua personale visione del mondo. Se gli Stati Uniti oggi non rappresentano più “l’isola che non c’è”, Melania la ricrea e permette a noi di affacciarsi ad essa attraverso la fotografia. Il background di questa artista non si ferma però alla fotografia: infatti, oltre alle personali fotografiche (tra cui si citano quella di avvio nel 2010 a Venezia intitolata I dont’t believe in happy ending e Stars & Stripes, presentata nel 2013 presso Spazio Bevacqua Panigai a Treviso), realizza anche illustrazioni e installazioni.

 

Melania de Leyva, Stars & Stripes
Melania de Leyva, Stars & Stripes

 

La percezione sensoriale rappresenta la magia del nostro essere e il corpo è lo strumento che ci racconta, nel pieno dei suoi dettagli e delle sue forme. Siamo nuda poesia e non lo sappiamo”: Guen Fiore (Pescara 1988) spiega con queste parole il suo ultimo lavoro personale Se un giorno d’inverno un’Euridice (2014). In mostra presenta una selezione di scatti eterogenea sul piano cronologico e stilistico, ma unita nel modo di guardare e restituire quello che si può definire la libertà dell’essere, ciò che siamo. In Souls ogni ritratto femminile è un fermo-immagine, un fotogramma, che sottende una storia scorrere oltre i confini del taglio fotografico. Sono incipit di racconti nei quali i reali protagonisti non sono tanto i soggetti fotografati, quanto i sentimenti e le emozioni che passano dai gesti, dagli sguardi e dagli ambienti. Le figure umane non sono mai nitide e presentano contorni sfuocati. La ragazza con la parrucca rosa di Adorava New York City è in primo piano e guarda lo spettatore: pare la protagonista di un american action movie, immersa in una “realtà alterata…che la faceva sentire viva”, l’assorbe e la riflette “mostruosamente luminosa, frenetica e lampeggiante”. Ciascuno scatto presentato è come una finestra aperta su una traccia di vita non ancora pienamente vissuta. Guen Fiore, alias Guendalina Fiore, oggi vive e studia a Roma. Ha iniziato da giovanissima a fotografare e ha all’attivo pubblicazioni in magazines, tra cui Vogue.it.

 

Guen Fiore, Souls
Guen Fiore, Souls

 

Serie di stampe digitali da pellicola a colori 35 mm analogica: Hiver, percorso personale di Costanza Gianquinto (Venezia 1988). Open project, avviato nel 2013 e tutt’ora in corso. “Hiver è nato nel mese di novembre in un giornata di bora a Venezia. L’inizio dell’inverno, se non ricordo male, è cominciato proprio quel giorno. Ricordo di essermi svegliata, di aver guardato fuori dalla finestra e di aver visto il cielo grigio, cupo. Io quel giorno sentivo un’energia strana. Dovevo andare verso la spiaggia e affrontarla …”: la fotografa spiega così l’origine della serie Hiver, scatti in cui gli elementi naturali paiono investiti da un processo di antropomorfizzazione, arrivando a trasmettere il sentire umano. Una realtà rarefatta, restituita per sottrazione, ma che resta sempre riconoscibile e permette d’immergersi in una dimensione onirica, situata oltre il modo fisico. Una musica che suggestiona, incanta e trascende la concreta presenza fisica della figurazione. Gianquinto ha studiato presso l’Istituto Italiano della Fotografia di Milano e ha debuttato nel 2009 presso la Fondazione Bevilacqua la Masa, nella collettiva Nudisegni. Ha partecipato nel 2012 al Festival Au Gré des Arts, esponendo nella mostra Renaissance’s allestita nel chiostro di La Rochefoucauld; nel 2013 è stata selezionata da FotoFilmic’13 e coinvolta in una collettiva di giovani fotografi da tutto il mondo a Vancouver in Canada. Nello stesso anno tiene la sua prima personale Viriditas a Londra, dove oggi vive e lavora. E’ infine reduce da una mostra a cura di Kris Hatch alla Nave Gallery a Sommerville (USA, marzo 2014).

 

Costanza Gianquinto, Hiver
Costanza Gianquinto, Hiver

 

Il frame quadrato diviene da semplice formato a determinante concettuale in A-part, selezione di stampe digitali da polaroid analogica, un excursus della produzione di Anna Morosini (Foligno 1987). Indipendent photographer, Morosini collabora con magazine di fotografia, lavora con stilisti e designer di moda, ed è inoltre co-fondatrice di Fourlines, viaggio di sperimentazione emozionale in Scandinavia e progetto fotografico interamente dedicato alla polaroid. Parte degli scatti presentati in mostra sono stati realizzati nel corso di questa fondamentale esperienza e sono stati pubblicati ed esposti in diversi centri europei (Fourlines è stato presentato nel 2010 a Bologna, e in seguito a Lisbona, Milano e Digione). Tra le immagini scelte c’è anche la foto icona della prima mostra personale Be a girl (Perugia, 2010) e lo scatto per il quale ha ottenuto maggiore visibilità. Quest’ultimo, risalente al 2011, è stato selezionato per cover di dischi, manifesti etc. e rappresenta la parte inferiore di due volti che si avvicinano per baciarsi: è un ritratto in cui il confine tra immaginario e reale è avvertito come sfumato. Le coordinate spazio-temporali non sono mai date, ogni soggetto risulta come sospeso in un non luogo fuori dal tempo. Straniamento, elevazione del quotidiano e sperimentazione. Un formalismo ricercato, misurato, ponderato, ma sempre accompagnato da una cura partecipata ed emozionale rispetto all’oggetto rappresentato: “Qualsiasi cosa (o persona) io fotografi – cit. l’autrice – non posso fare a meno di trattarla come qualcosa a cui appartengo e che mi appartiene, che va protetta nel suo svelamento, nobilitata nelle sua semplicità”.

 

Anna Morosini, A-part
Anna Morosini, A-part

 

Nel giorno della vernice (venerdì 9 maggio ore 19.30) alla Galleria 33 saranno presenti le artiste e Atlantic Oil, birrificio artigianale di Porrena, Poppi (Arezzo), proporrà una degustazione della particolare birra che viene prodotta all’interno del loro locale, una realtà fortemente legata alle tradizioni del territorio. La mostra è stata realizzata grazie al contributo di By Tacconi, dal 1980 salone di bellezza e acconciature ad Arezzo. L’evento è in partnership con Luciferi Visionibus, laboratorio di grafica e stampa fine art di Via de’ Redi ad Arezzo, dove avrà luogo venerdì 16 maggio l’opening della mostra collaterale, con esibizione live di musica jazz, in una serata in tandem con la Formaggeria Vispi.

 

Info: galleria33

The Mammoth's Reflex
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