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Perduti nel paesaggio. L’indagine di oltre 60 artisti al Mart

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ROVERETO. Oltre 170 fotografie, 84 opere pittoriche, 10 video, 4 video-installazioni, 4 installazioni, 4 interventi context specific (Gonzalo Diaz, Takahiro Iwasaki, Glexis Novoa e Cristina Lucas), 1 progetto web specific (Simon Faithfull) E 1 libro d’artista (Ed Ruscha) saranno esposti al Mart di Rovereto fino al 31 agosto per la mostra “Perduti nel paesaggio. Lost in Landscape”.

 

Perduti nel paesaggio Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra
Perduti nel paesaggio
Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra

 

La mostra, a cura di Gerardo Mosquera, affronta il tema attraverso le opere di oltre 60 artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali mai presentati in Italia e non è certo un Eden quello raccontato nelle sale del Mart, e neanche un nuovo genere artistico, bensì uno sguardo appassionato e sofferto sul mondo, che scopre necessariamente anche i suoi angoli più drammatici e contraddittori.

 

Perduti nel paesaggio Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra
Perduti nel paesaggio
Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra

 

Gerardo Mosquera scrive, infatti, nel testo in catalogo (Edizioni Mart) che il significato del termine “paesaggio” definisce allo stesso tempo “sia la percezione di un determinato luogo, sia la sua rappresentazione”, rendendo inseparabili fra loro l’oggetto dal soggetto, l’ambiente dal suo abitante. Oggi, nella concezione del paesaggio del nostro tempo, il grado di soggettività della percezione, infatti, coinvolge i protagonisti attivi delle trasformazioni del territorio, ovvero, quelle strutture e coloro che agiscono su di esso e ne definiscono la stessa nozione, ormai allargata a tutto ciò che ci circonda, dalle autostrade alle foreste, dalle metropoli agli ambienti rurali.

 

Perduti nel paesaggio Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra
Perduti nel paesaggio
Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra

 

La mostra intreccia tre differenti livelli di lettura per esaminare la propensione umana ad appropriarsi dell’ambiente e ad identificarsi e dialogare con esso, che si plasma in qualsiasi rappresentazione del paesaggio; affrontare il paesaggio non come genere artistico ma come mezzo per la costruzione di un senso ed offrire al visitatore un’esperienza al contempo estetica e di riflessione mediante le opere esposte e il loro rapporto e la loro articolazione nello spazio espositivo.

 

Perduti nel paesaggio Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra
Perduti nel paesaggio
Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra

 

Vissuto e costruito, contemplato e utilizzato, il paesaggio è dunque inseparabile dall’uomo. Infatti, nel percepire, conoscere e descrivere il paesaggio, l’uomo è al tempo stesso oggetto inscritto nella realtà e soggetto esterno e narrante.

 

Perduti nel paesaggio Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra
Perduti nel paesaggio
Lost in Landscape. Installazioni al Mart. Photo di Fernando Guerra

 



Artisti in mostra.
 Marina Abramović, Tarek Al Ghoussein, Lara Almárcegui, Analía Amaya, 
Carlo Alberto Andreasi, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Bae Bien-U, Bleda y Rosa, Fernando Brito, Luis Camnitzer, Pablo Cardoso, Jordi Colomer, Russell Crotty, Gonzalo Dìaz, Simon Faithfull, Fischli & Weiss, Carlos Garaicoa, Emmet Gowin, Carlo Guaita, Andreas Gursky, Rula Halawani, Todd Hido, Huang Yan, Carlos Irijalba, Takahiro Iwasaki, Isaac Julien, Anselm Kiefer, Iosif Kiraly, Hong Lei, Glenda Leòn, Yao Lu, Cristina Lucas, Armando Lulaj, Rubens Mano, Arno Rafael Minkkinen, Richard Mosse, Sohei Nishino, Glexis Novoa, Sherman Ong, Gabriel Orozco, Alain Paiement, Junebum Park, Paul Ramìrez Jonas, Vandy Rattana, Szymon Roginski, Ed Ruscha, Guillermo Santos, George Shaw, Gao Shiqiang, David Stephenson, Davide Tranchina, Carlos Uribe, Agnès Varda, Verne Dawson, Michael Wolf, Catherine Yass, Kang Yong-Suk, Du Zhenjun.

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“Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”

Italo Calvino

 

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