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The Time Machine Oltrepò, il sisma nel mantovano negli scatti di Sergio Breviario

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SUZZARA. Dal 21 settembre al 20 novembre, alla galleria del Premio Suzzara 
(via Don Bosco 2/a), verrà esposta la mostra “The Time Machine Oltrepò” con scatti di Sergio Breviario.

L’artista è uno dei quattro vincitori del concorso Rigenerazione indetto nell’ambito della 48esima edizione del Premio Suzzara (2013) dal titolo “La terra si muove con il senso” a cura di Paola Boccaletti, Elisabetta Modena, Marco Scotti. Gli eventi sismici che nel maggio 2012 hanno coinvolto anche il territorio mantovano, hanno evidenziato la natura effimera e provvisoria di ciò che si immaginava stabile e duraturo. Precarietà, mobilità, velocità e transitorietà sono, d’altra parte, gli ingredienti che hanno in gran parte contraddistinto l’arte del XX secolo e quella contemporanea. L’introduzione nell’opera di materiali eterogenei, deperibili e provenienti dai più differenti contesti e il ricorso all’installazione hanno completato quel processo che giunge a mettere in discussione un intero sistema, anche quello critico e conservativo, e la stessa natura durevole e stabile del concetto di arte, collezione e museo.

 

Sergio Breviario
Sergio Breviario

 

Per il progetto The Time Machine Oltrepò, Sergio Breviario ha costruito set fotografici utilizzando come scenografie le facciate degli edifici messi in sicurezza a seguito dei danni subiti a causa del sisma, coinvolgendo gli abitanti del luogo come attori, comparse e scenografi. Per la realizzazione di questi set è stato infatti indispensabile creare un rapporto con le persone del luogo che hanno collaborato attivamente e con disponibilità al progetto. La mostra, allestita all’interno della Galleria del Premio Suzzara, racconta e mette in scena questi set e documenta quanto avvenuto nell’Oltrepò negli ultimi mesi attraverso un allestimento degli scatti dell’artista. Partendo dall’idea di viaggiare nel tempo, dall’Oltrepò mantovano alla ricerca di luoghi lontani, mitici, a volte conosciuti solo grazie al cinema o tramite fotografie, alla ricerca dell’immagine di un tempo che non è mai esistito e mai esisterà, se non nelle nostre menti, l’artista ha reinterpretato uno degli elementi che più contraddistinguono i paesi colpiti dal terremoto: “cammino per il centro di un piccolo paese, Moglia: transenne, detriti e spazi vuoti. Case, portici e campanili, con scheletri di legno che fungono da sostegno, fermano il tempo a quel giorno quando tutto è avvenuto. Mi piace il mantovano perché in calde giornate come questa si sente quello strano senso di vuoto comune a molte province italiane. Ma questi scheletri rendono le architetture ancora più malinconiche, perché certificano l’assenza umana e fanno pensare a una vita passata, lontana. Questi legni, massicci e forti, fanno apparire tutto fragile, sembrano ossa in grado di reggere il corpo dall’esterno. Guardo questa casa e aspetto l’arrivo di un cowboy in sella al suo cavallo da un momento all’altro. Pare di stare in un film di Sergio Leone, un classico spaghetti western. Oggi, queste grosse travi fungono da macchina del tempo in grado di farci raggiungere luoghi lontani, legati a questa provincia italiana solo tramite l’immaginazione. Ma per rendere possibile questo salto servono coincidenze, somiglianze e colpi di fulmine, come capita agli innamorati”.

 

 Info:
 www.premiosuzzara.it

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