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Michele Zaza con Corpo cosmico indaga la metafisica nella fotografia

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LISSONE. Dal 13 dicembre 2014 al 15 febbraio 2015 al Museo d’Arte Contemporanea sarà esposta “Corpo cosmico” la mostra curata da Walter Guadagnini con opere di Michele Zaza.

«La fotografia è il tempo di un momento della nostra esistenza. Il mio lavoro possiede una componente metafisica piuttosto rilevante nel senso che stimola il fruitore a leggere una dimensione psichica dello spazio e della presenza umana. La rappresentazione non è la mimesi del già visto, ma del pensato. La fotografia ha un ruolo strumentale. Essa è un mezzo efficace e fedele per visualizzare le mie domande sull’esistenza umana». È con queste parole che Michele Zaza [Molfetta, 1948] spiega il suo rapporto con la fotografia, medium privilegiato che consente all’artista di osservare, interrogare, criticare e ricreare l’esistente.

 

Michele Zaza, Paesaggio primo, 2002, trittico, cad. 70x87 cm
Michele Zaza, Paesaggio primo, 2002, trittico, cad. 70×87 cm

 

Tra i più acclamati maestri della fotografia concettuale italiana, Zaza ha sempre scandagliato la condizione umana, in particolar modo il corpo e il volto dei suoi protagonisti/ performer. Il volto è inteso sia come spazio, sia come luogo dell’identità: “tratto somatico” della creatività. Si vedano in questo senso i trittici Paesaggio primo del 2000 e Paesaggio segreto del 2005; le sequenze fotografiche scandiscono gesti minimi ma eloquenti, gestualità che l’artista associa al colore. Il corpo dipinto evidenzia infatti le funzioni vitali, delineando un universo interiore e magico al con-tempo (per Zaza “la magia è una necessità”). Ne nasce un racconto per immagini in cui le figure assumono la valenza di viaggiatori che risalgono alla propria origine per riscoprire se stessi, portando così a compimento una ciclicità e una circolarità archetipica.

 

Michele Zaza, Universo segreto, 2003 (particolare)
Michele Zaza, Universo segreto, 2003 (particolare)

 

Oltre a creare relazioni interpersonali, le fotografie sono “rivelazioni” che convertono il pensiero in immagine. Le idee (vale a dire le “astrazioni”) si contrappongono al reale (banale, standardizzato, effimero), ragion per cui l’artista dissimula il reale in ambienti disadorni e atmosfere rarefatte. Spazi magici-arcaici-spirituali dominati da un blu profondo, cosmico, onirico, segreto. È il caso dei polittici Germinazione celeste del 1977 e Cielo abitato del 1985, dove il blu evidenzia l’unione tra terra e cielo – quell’ideale superiore che se-condo l’artista è in grado di raggiungere la verità. Quell’intima Verità che è pura Bellezza.

 

Michele Zaza, Ritratto terrestre,1978, 8 elementi, cad. 30x40 cm
Michele Zaza, Ritratto terrestre,1978, 8 elementi, cad. 30×40 cm

 

La mostra al MAC di Lissone presenta un excursus della quarantennale attività di Zaza, dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, una piccola antologia che è anche un compendio della propria poetica. A latere dell’esposizione, allestita al secondo piano del museo, l’artista ha inoltre realizzato un progetto speciale appositamente per la cittadina briantea. Fulgido esempio di quel mondo onirico ed estraneo alla dinamica convenzionale del quotidiano, il progetto dal titolo Corpo cosmico occuperà le cinque grandi vetrate al pian-terreno che si affacciano sul viale della stazione ferroviaria. Le immagini, che saranno visibili di giorno e di notte per i successivi cinque mesi, “dialogheranno” con i passanti, rivelando loro quell’ineffabile che da sempre caratterizza l’arte di Michele Zaza.

InfoMuseo d’Arte Contemporanea