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The story so far, omaggio agli Oasis a Ono arte Bologna

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BOLOGNA. Fino all’11 gennaio all’Ono arte contemporanea sarà in mostra il sound degli Oasis con “Oasis – Manchester: the story so far” che vuole celebrare la band inglese culto degli anni ’90 che rese il brit pop un genere internazionale. Esposte numerose foto per ripercorrere la storia musicale di una città come Manchester spesso erroneamente considerata alla periferia culturale d’Inghilterra.

 

Liam and Noel © Jill Furmanovsky
Liam and Noel © Jill Furmanovsky

 

Sono passati vent’anni tondi dall’uscita di “Definitely Maybe”, l’album di debutto degli Oasis che infranse ogni record e si posizionò fisso al numero uno della classifica inglese. Assieme a “Parklife” della band londinese Blur, l’album ebbe il merito di essere la miccia che fece esplodere il nascente Britpop, un genere caratterizzato da ritmi di chitarra pop degli anni ’60 e liriche tipicamente indi degli anni 70‐80, che si pose da subito in contrapposizione sia dal punto di vista musicale che da quello contenutistico con un altro genere dilagante all’epoca, ossia il grunge statunitense. Ma gli Oasis si pongono anche tra le fila di un’altra altrettanto importante tradizione musicale.

 

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L’anno precedente all’uscita di “Definitely Maybe”, la band firmò infatti per la Creation Record, l’etichetta indipendente di Alan McGee che già aveva promosso band come Primal Scream. Jesus and Mary Chain e My Bloody Valentine, ma che da un paio di anni aspettava una nuova band che la riportasse ai vecchi splendori. La Creation Record era infatti uno dei tanti epigoni delle glorie mancuniane degli anni ‘70‐’80: in una città fuori dai canonici circuiti culturali ed economici d’Inghilterra, in una ventina d’anni, si era fatta infatti la storia della musica. Lì erano nate band come Joy Division e poi P.I.L, The Smiths, Happy Mondays e Stone Roses. Lì, dimenticato il Punk, era nata la cultura del clubbing, La Factory e poi l’Hacienda, che stanche della psicadelia aumentata a forza di acidi aspettavano la prossima grande onda musicale, che arrivò nel 1994 proprio grazie agli Oasis.

La mostra ripercorre questa storia a ritroso, dal 1996, anno in cui gli Oasis lasciano Manchester per Londra, al 1976, anno della formazione dei Joy Division. In mostra le foto di Jill Furmanovsky, Martin O’Neill, Pierre René-ˇ‐Worms e Stephen Wright, raccontano la storia di band come Joy Division, Smiths, Stone Roses e naturalmente Oasis.

 

Infoonoarte.com

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