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Hito Steyerl a Parigi. La grande mostra al Centre Pompidou

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Fino al 5 luglio, il Centre Pompidou di Parigi omaggia l’artista tedesca Hito Steyerl con una grande retrospettiva intitolata “I Will Survive”. Si tratta di una grande esibizione, co-curata dal museo d’arte moderna K21 di Düsseldorf, che richiama decisamente il momento storico attuale e riunisce un gruppo di grandi opere attorno ad una nuova arguta produzione dell’artista.

Hito Steyerl, infatti, immagina il destino del mondo nell’epoca delle tecnologie di simulazione virtuale.

Hito Steyerl, la mostra a Parigi

Le opere di Hito Steyerl a Parigi occupano l’intero spazio della Galleria 2 del Musée national d’art moderne del Centre Pompidou. Una mostra che coinvolge il pubblico in un entusiasmante percorso dalla sua carriera iniziata nel cinema documentario degli anni ’90 fino alla multimedialità creativa sviluppata in quest’ultima decade.

Le installazioni sono state pensate con intenzioni ludiche e pungenti nel carattere immersivo della nostra cultura visuale e incoraggiano il pubblico ad un pensiero critico nei confronti dello spazio. La capacità dell’autrice di mettere in primo piano i fallimenti e i paradossi indotti dalle immagini è geniale.

Hito Steyerl, del resto, è sperimentatrice contemporanea di nuovi modi di affrontare e percepire la realtà, con un occhio critico nei confronti del nazionalismo, del capitalismo e dell’intelligenza artificiale. 

Hito Steyerl mostra parigi
Hito Steyerl, ‘How Not to Be Seen – A Fucking Didactic Educational’, 2013.

La Germania riunificata: i film documentari

Il lavoro artistico della Steyerl inizia nella circostanza palpabile della riunificazione tedesca che nel contempo segna il tramonto delle utopie. Siamo nei primi anni ’90 e nei suoi film, video e installazioni l’autrice affronta con caustico umorismo lo Zeitgeist, meditando sullo spirito culturale dell’epoca con una visione critica sull’utilizzo degli spazi pubblici e sul controllo dell’uso dei dati privati in termini di profitto.

I suoi primi lavori, realizzati per il cinema e la televisione, tra cui un corto dal titolo Babenhausen (1997), un lungometraggio dal titolo Die leere Mitte (1998; il centro vuoto) e la serie filmica Normality (1999-2001) affrontano il nazionalismo, la riacutizzazione del razzismo e l’antisemitismo confrontato con il crescente potere della speculazione neoliberista. 

Il vuoto lasciato dalla caduta del muro di Berlino, la banalità dei crimini nazisti socialmente normalizzati, è analizzata in sofisticati racconti fatti in prima persona, in cui la voce fuori campo dell’artista è cadenzata dai racconti di persone che invita per fornire un elaborata serie di punti di vista diversi da quelli offerti dai media.

Grazie a November (2004), la biografia di Hito Steyerl diviene nota. Questo cortometraggio è il frutto dell’amicizia che l’autrice ebbe fin dalla sua adolescenza con Andrea Wolf, uccisa in Turchia dopo essersi impegnata nella lotta politica armata a sostegno della causa curda. Il cortometraggio sperimentale è realizzato in Super 8 ed è il racconto fatto assieme all’amica quando avevano 17 anni con un intento femminista.

Con ironia ricalcano i film d’azione e di lotta, sulla falsa riga di Spike Lee e dei Be-movies in cui si vedono continuamente scontri giovanili. Sono loro due le eroine, due donne che lottano con insistenza nei confronti dei gruppi di teppisti che sono uomini, una girl-power in un duo-gang al femminile. Per parlare della morte della amica e della militanza curda, la Steyerl ricostruisce una storia tratta dalla realtà e usa elementi fittizi per spiegare, con forme allegoriche, un modo per produrre un certo tipo di montaggi. Segue a questa opera, Lovely Andrea (2007) che è una rievocazione della sua esperienza bondage mentre era studentessa in Giappone, nello sfruttamento incontrollato della propria immagine nel lucrativo settore delle immagini erotiche. 

Hito Steyerl mostra parigi
Hito Steyerl, Centre Pompidou Paris

L’epoca di internet. Le “Immagini povere”

Steyerl ha sviluppato nel corso dei decenni un linguaggio visuale e narrativo originale, consolidato dall’uso linguistico di frequenti neologismi. La fusione tra film essay e satira, con tono diretto e provocatorio sono i suoi tratti distintivi da artista che le sono valse la notorietà nel mondo, sia nei confronti delle sue produzioni che sono passate dal contesto cinematografico a quello degli spazi museali, sia per i suoi saggi scritti pubblicati con regolarità su e-flux Journal.

Il video In Free Fall (2009-2010), di cui una copia è detenuta Centre Pompidou, è una risposta alla crisi economica bancaria del 2008 con un montaggio sbalorditivo attorno alla tematica di un incidente aereo. In stile film hollywoodiano e attraverso dimostrazioni di sicurezza aerea, il film sintetizza in una potente combinazione la totale perdita di un riferimento spaziale. Nel suo saggio In Defense of the Poor Image (2009), Steyerl illustra questo linguaggio di immagini che ri-utilizza, accettando la pirateria che incontrollata permette la circolazione e il riuso di fotografie, film e video nell’anarchia ingestibile e inesauribile della rete internet. Un “immagine povera”, accezione definita dalla stessa Steyerl perché in grado di adattarsi ad un flusso continuo, un circolazionismo che non è solo costituito da semplici immagini ma anche da immagini che lei stessa definisce proxy, poiché gestiscono informazioni.

Nel suo incredibile How Not to be Seen: A Fucking Didactic.MovFile del 2013 Hito Steyerl illustra in questa opera, costituita da mini-lezioni della durata di 15 minuti cadauna, come si fa in un mondo dominato dall’iper-visibilità a scomparire. Steyerl che è anche un autorevole accademica alla Akademie der Kunst di Berlino, è protagonista di queste video-performance in cui elenca una serie di modi per scomparire, per non essere visti dallo schermo o dall’obiettivo che ci sorveglia. Una tematica attuale: abbiamo vissuto gran parte del nostro tempo, in questi ultimi due anni, davanti ad uno schermo in cui siamo resi sempre più visibili. E’ una perspicace riflessione coreografica sulla vita dei pixel. 

Oltre gli schemi: il potere degli algoritmi

Il lavoro visuale di Steyerl ha subito una mutazione radicale negli anni 2010, spostando la sua attenzione verso installazioni video su grande formato, questo per estendere lo schermo nello spazio reale e richiamare sottilmente l’ambiente circostante. In Liquidity (2014) l’autrice utilizza il formato delle previsioni del tempo combinando l’ironia con la deregolamentazione globale dei flussi finanziari. Gli spettatori sono seduti su una struttura ondulata che si erge sopra l’altezza dell’immagine, ricoperta da stuoie di judo. 

Il modo in cui la Steyerl studia la relazione che abbiamo con le immagini è ben visibile in Hell Yeah We Fuck Die (2016). A partire dal titolo, la Steyerl costruisce un montaggio linguistico con una serie di parole che sono tra le più usate all’interno della comunicazione social e quindi unite per mostrare una serie di robot animati dall’intelligenza artificiale i quali vengono usati in ambito industriale-scientifico come stunt-man meccanici per testare i vari prodotti. Nel video viene illustrato come queste macchine che devono essere iper-tecnologiche e rappresentano dei doppelgänger, in realtà presentano parecchie carenze. E’ una visione post-umana in cui Steyerl vuole mettere in dubbio come le macchine per funzionare hanno tuttavia bisogno dell’uomo. 

In Power Plants and This is the Future (2018), Steyerl critica la già presente intromissione delle multinazionali nell’intera sfera sociale e nello spazio pubblico. Il potere economico e politico conquistato in questi ultimi decenni di accelerazione tecnologica con modalità manipolatorie e poco trasparenti, è ora centrale nella critica del potere degli algoritmi. In questo lavoro, infatti, riflette sui software predittivi che utilizzano i dati esterni – ottenuti senza consenso – per immaginare il destino, che si riducono poi a cadenzate ripetizioni del passato. L’applicazione di realtà aumentata che estende la video installazione dà voce all’immaginazione poetica di piante che si apprestano a un’imminente presa di potere. Nell’opera In The City of Broken Windows (2019) l’artista medita sullo sviluppo di algoritmi da parte di società private, che, mentre ipoteticamente lavorano per scongiurare il crimine, stanno costruendo un mondo sotto forma di una campana ermetica con sensori, in cui ogni movimento allerta i sospetti della tecnologia.

Hito Steyerl mostra parigi
Hito Steyerl, Centre Pompidou Paris

Musei e dance-mania nell’era della simulazione sociale

L’installazione di SocialSim di Steyerl prosegue in una dimensione critica nuova. In programmi di simulazione sociale, l’autrice foca