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Le prospettive tattili di Alberto Fiorin si ispirano alle foto di Sergio Scabar

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Scultura e fotografia dialogano insieme nella nuova mostra proposta alla Fondazione Ado Furlan di Pordenone. Qui, infatti, fino al 22 ottobre verrà ospitata la mostra “Prospettive tattili” dello scultore Alberto Fiorin con opere contrapposte ad una serie di fotografie di Sergio Scabar.

L’esposizione, curata da Riccardo Caldura, tocca il significato di visione, considerando temi come il non vedere e l’occultamento parziale dell’immagine, oltre a questo tratta anche di prospettiva e di convenzionalità.

Fiorin Oggetto 5
Fiorin Oggetto 5

Sculture e fotografia in un dialogo continuo

Le sculture proposte da Alberto Fiorin, in totale 17, si presentano scomposte su due riquadri associati tra loro. La dimensione di ogni quadrato scultoreo corrisponde ad un formato prescritto che corrispondono ai formati A4, A2 e A0.

La plasticità che si ripete nella serie è raffigurata su rilievi di stile minimale in cui viene meno la superficie frontale. La figura geometrica cubica è sprovvista di uno spazio: si presenta da volume vuoto. Questa modalità di ripartizione degli oggetti, vuole disturbare la decodifica percettiva del fruitore. Se in alcune opere, infatti, la linea di quasi-unione dei due riquadri, spesso collima con le linee di realizzazione della forma in altre vi è una elusione più sottile, in cui vi è un ridursi di linee, non sempre facili da identificare.

Fiorin Oggetto 8
Fiorin Oggetto 8

Il concetto che sta alla base di Prospettive Tattili è quello di rendere complessa l’identificazione nella lettura delle immagini. È una specie di sospensione percettiva nell’offuscamento visivo, volendo passare da un’entità grafica illusoria ad una concreta, arrivando ad una gradualità ortogonale di dimensioni reali, quasi tangibile all’occhio.

Se le prime opere proposte, dunque, si presentano minimali man mano si procede verso una distinta volumetria implicando lo spettatore in una relazione illusoria che è filo rosso di tutto il percorso. Tanto più l’immagine assume peso nella sua volubilità, tanto più i punti di fuga convergenti in profondità spaziano in parallelo, componendo l’oggetto reale.

L’esposizione, in primis, vuole infondere un messaggio di attualità che spesso non siamo in grado di intercettare, investiti come siamo dalla massa di informazioni. La domanda che viene posta è se da fruitori di una società complessa veloce e tecnologica, siamo in grado di intercettare questa raffinata estetica, decifrandone la lettura nel racconto.

Scabar Silenzio di Luce 2006
Scabar Silenzio di Luce 2006

Un lavoro concettuale e di studio dei bassorilievi

Fin dall’esordio del progetto, l’artista Alberto Fiorin, si era posto in una progettualità di decodifica dei principi della prospettiva visiva, per un pubblico di non vedenti. Tuttavia, l’operatività dei risultati si sono rivelati diversi e in modo inatteso su bassorilievi, che hanno portato ad una graduale costruzione concettuale. L’entità non vedente e l’immaginario raffigurato verso una ricerca di specie tangibile, vuole altresì rendere significativo il valore dell’azione stessa del senso della vista. Il concetto di un immaginario visivo tattile, può portare, così a significati e analisi diverse.

Le sculture realizzate sono esposte in una sala quasi totalmente buia che vuole mettere nelle condizioni lo spettatore di aumentare la sua attenzione dovendo usufruire di un’opera plastica molto vicina alla visione di un non vedente. Le rappresentazioni, poi, possono essere fruite in modo tangibile e permettono di provare il livello di plasticità per dare un valore alla scultura.

Scabar Silenzio di Luce 2004
Scabar Silenzio di Luce 2004

Scultura e foto: l’avvicinamento alla visione di Scabar

La possibilità attinente e contrastante che si è subito creata, poi, è stata quella di affiancare questo racconto scultoreo all’espressione visiva del fotografo Sergio Scabar, che con la sua fotografia eterea e senza tempo, manifesta una poetica affine. Oggetti in scenografie con poca luce e paesaggi evanescenti: nelle sue immagini la prospettiva sembra quasi inesistente e la relazione con la luce pone l’oggetto in una dimensione di significato.

Le serie fotografiche di Scabar sono ricavate dagli ultimi vent’anni di percorso visivo e nello specifico sono “Il teatro delle cose” (1999), “Il silenzio delle cose” (2000-04), “Silenzio di luce” (2004-08), “Velata luce di silenzio” (2010-13), “Nel silenzio delle cose” (2011-12), “Soffio di luce” (2013-14).

Scabar Silenzio di Luce 2005
Scabar Silenzio di Luce 2005

Le fotografie di Scabar sono realizzare con una tecnica di ripresa e stampa specifica brevettata dall’artista stesso chiamata “alchemica”. L’operatività gli ha permesso di ottenere esemplari sempre unici e straordinari. Risultati particolari in termini di tonalità opache bruno scure, nell’area cromatica fra il testa di moro e il nero.

La stilistica tipica di Scabar è la sottrazione della luce dei suoi soggetti, che vengono indirizzati in una andamento di moto contrario, verso un’oggettivazione imparziale. Se da un lato la privazione di luce determina una più aumentata attenzione che isola il soggetto, dall’altra l’oscurità impone una entità di ricerca dettagliata.

Delle immagini di Scabar si percepiscono, senza dubbio, l’a-temporalità tra lo spettatore e gli oggetti ripresi, che costruisce un livello di superficie emotiva, in cui il quesito inconsapevole è qual è il t